Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Attualità

Buono pasto agevolato anche per i lavoratori part-time

Concorre a formare la base imponibile Irpef solo la parte eccedente i 5,29 euro giornalieri non essendo necessario che l'orario di lavoro preveda il diritto alla pausa per il pranzo

Thumbnail

L'Agenzia delle entrate interviene, con la risoluzione n. 118/E del 30/10/2006, in merito al trattamento fiscale dei buoni pasto corrisposti da parte del datore di lavoro al personale assunto con rapporto di lavoro part-time, superando il precedente orientamento dettato dalla risoluzione n. 153/E del 15/12/2004.

La disciplina relativa al trattamento fiscale dei buoni pasto si incardina nel più vasto ambito della determinazione del reddito di lavoro dipendente. L'articolo 51 del Tuir, al comma 1, dispone che questo è costituito "da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro(1)".
Tale disposizione è espressione del principio generale di onnicomprensività che caratterizza il reddito di lavoro dipendente.

Al comma 2 dello stesso articolo 51, tuttavia, il legislatore fiscale prevede una serie di deroghe al principio generale; in particolare, alla lettera c) dispone che non concorrono a formare il reddito "le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi o, fino all'importo complessivo giornaliero di 5,29 euro, le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione".

La ratio della disposizione deve essere ravvisata nella particolare considerazione che la norma riserva alle esigenze del personale dipendente che abbia necessità di consumare il proprio pasto durante il normale orario di lavoro. Ed è in base a questa impostazione che è prevista la detassazione delle prestazioni sostitutive del servizio di mensa e l'esclusione dei buoni pasto, nei limiti sopra indicati, dalla formazione del reddito di lavoro dipendente.

In una precedente pronuncia in merito allo specifico tema del trattamento fiscale dei buoni pasto corrisposti a lavoratori dipendenti con contratto part-time, l'Amministrazione finanziaria si era espressa con la citata risoluzione n. 153 del 15/12/2004, la quale si rifaceva alla prassi amministrativa indicata nella circolare n. 326 del 23/12/1997. Il documento specificava che "ove l'orario di lavoro non preveda la fruizione della pausa pranzo, i buoni pasto eventualmente corrisposti da parte del datore di lavoro, non essendo destinati a realizzare una prestazione sostitutiva del servizio di vitto, concorreranno alla determinazione del reddito di lavoro dipendente (e della base imponibile contributiva), al pari degli altri compensi in natura percepiti".

Dunque, il beneficio fiscale previsto dall'articolo 51, comma 2, lettera c), era destinato ai soggetti che osservavano un orario di lavoro che prevedeva una pausa per il vitto, poiché i buoni pasto avevano lo scopo di consentire soltanto l'espletamento della prestazione sostitutiva nei confronti dei dipendenti che ne avevano il diritto. La fruizione di una pausa per il pranzo, secondo tale orientamento, costituiva condizione necessaria per l'applicazione dell'agevolazione.

Successive disposizioni normative, tuttavia, sono intervenute modificando in parte la disciplina dei servizi sostitutivi di mensa aziendale mediante buoni pasto. A tal riguardo, il Dpcm del 18/11/2005, in esecuzione della previsione contenuta nella legge 17/8/2005 n. 168, ha emanato disposizioni in materia di affidamento e gestione dei servizi sostitutivi del servizio di mensa, prevedendo, all'articolo 2, comma 1, lettera c), che il buono pasto è "il documento di legittimazione, anche in forma elettronica", avente determinate caratteristiche "che attribuisce al possessore, ai sensi dell'art. 2002 del codice civile, il diritto ad ottenere dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro".

All'articolo 5, comma 1, lettera c), dello stesso Dpcm è previsto, inoltre, che i "buoni pasto sono utilizzati, durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva, esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempi pieno o parziale, anche qualora l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato".
Tale previsione normativa, probabilmente introdotta quale diretta conseguenza del mutato contesto degli ambiti lavorativi, sempre più caratterizzati da forme di lavoro flessibili, estende la possibilità di erogare buoni pasto anche ai soggetti assunti a tempo parziale che hanno un'articolazione dell'orario di lavoro che non prevede una pausa pranzo.

Nonostante l'ambito di intervento del provvedimento in questione sia estraneo alla materia fiscale, l'Agenzia delle entrate ha voluto trarne conseguenze anche ai fini tributari, allo scopo di coordinare le varie discipline vigenti.
Pertanto, con la risoluzione in commento, in considerazione delle previsioni del citato Dpcm, viene espressamente superata l'interpretazione data con la risoluzione n. 153 del 2004, stabilendo che i lavoratori subordinati a tempo parziale, la cui articolazione dell'orario di lavoro non preveda il diritto alla pausa per il pranzo, ove fruiscano di buoni pasto, sono ammessi a beneficiare della previsione agevolativa di cui all'articolo 51, comma 2, lettera c), del Tuir.
Ne consegue, perciò, che gli importi dei buoni pasto non concorreranno, quali compensi in natura, nei limiti dei 5,29 euro giornalieri, alla formazione della base imponibile contributiva e fiscale del lavoratore subordinato assunto con contratto a tempo parziale.

NOTE:
1) In base al secondo periodo dello stesso comma 1 dell'articolo 51 del Tuir "si considerano percepiti nel periodo d'imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d'imposta successivo a quello cui si riferiscono".

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/buono-pasto-agevolato-anche-lavoratori-part-time