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Attualità

La Commissione Ue propone la proroga della direttiva sull’e-commerce

Un recente Rapporto rileva che ha contribuito a creare soddisfacenti condizioni di libera concorrenza per la fornitura di servizi elettronici

In vigore da 1° luglio 2003 ha introdotto una serie di regole. In particolare che le prestazioni di servizi elettronici dirette fuori della Comunità fossero esonerate dal pagamento dell’imposta e assoggettate a Iva qualora erogate e fruite all’interno dell’Unione. La Commissione Ue ha proposto di prorogare la direttiva 2002/38/CE sull’e-commerce fino al 31 dicembre 2008.
Senza tale provvedimento di proroga si ritornerebbe, per quanto concerne il trattamento tributario dei servizi forniti via Internet nonché delle prestazioni di radiodiffusione e televisione, alle regole  precedenti alle modifiche introdotte dalla direttiva 38.
Gli effetti sul piano pratico
Ciò avrebbe degli effetti davvero perversi sul libero spiegarsi della concorrenza nei mercati perché il ritorno al sistema fiscale precedente significherebbe che i prestatori di tali servizi residenti nella Ue sarebbero assoggettati all’imposta per i servizi erogati ai clienti stabiliti fuori dell’Unione e, contestualmente, subire la concorrenza, all’interno del mercato comune, dei fornitori stabiliti in Paesi terzi che non sarebbero, per contro, assoggettati all’assolvimento del tributo.
L’intervento della Commissione Ue
Il commissario alla Fiscalità e all’Unione Doganale, Laszlo Kovàcs, ha sollecitato il Consiglio dei ministri dell’Unione europea a trovare quanto prima un accordo sulla proposta di proroga della direttiva 2002/38 per scongiurare l’evenienza di tornare alle inaccettabili regole fiscali in vigore prima dell’adozione della direttiva medesima. Kovàcs ha, altresì, auspicato che il Consiglio adotti le due proposte avanzate dalla Commissione in relazione al luogo di tassazione delle prestazioni di servizi e al sistema di identificazione unico per l’Iva. Si ricorda che tale sistema consentirebbe agli operatori stabiliti in Paesi terzi di adempiere tutti gli obblighi Iva insorti in uno qualsiasi degli  Stati membri, utilizzando il medesimo codice identificativo ai fini Iva.
Il Rapporto della Commissione Ue
Un Rapporto stilato di recente dalla Commissione europea e indirizzato al Consiglio dell’Unione ha evidenziato che la direttiva sull’e-commerce è riuscita, sinora, a creare soddisfacenti condizioni di libera concorrenza all’interno dei mercati per quanto concerne la fornitura di servizi elettronici. Per tale motivo si raccomanda che la direttiva 2002/38 possa essere prorogata sino al 31 dicembre 2008 o fino a quando vengano adottate, con carattere definitivo, delle misure a carattere generale (come le due in precedenza illustrate relative al luogo di tassazione dei servizi e al portale elettronico per l’identificazione ai fini Iva) che regolamentino, in modo altrettanto soddisfacente, il settore dell’e-commerce.
Origini storiche della direttiva
La direttiva sul commercio elettronico è entrata in vigore il 1° luglio 2003 e ha introdotto regole volte a garantire che: le prestazioni di servizi elettronici dirette al di fuori della Comunità fossero esonerate dal pagamento dell’imposta; le predette prestazioni fossero assoggettate all’Iva europea qualora fossero erogate e fruite all’interno dell’Unione; i prestatori di servizi elettronici residenti in Paesi terzi potessero identificarsi, ai fini Iva, nel primo Stato membro ove avessero realizzato transazioni per un importo superiore ad un ammontare prestabilito. Proprio quest’ultima clausola riguardante l’identificazione degli operatori extra Ue, per il suo carattere innovativo, spinse il Consiglio a inserire il  30 giugno 2006 come termine ultimo entro cui la Commissione europea e gli Stati membri avrebbero dovuto provvedere a regolamentare in via definitiva la predetta fattispecie.
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