Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Attualità

Croazia, ingresso nella Ue a prova di fisco

Nel settore tributario l’armonizzazione della legislazione e delle procedure amministrative deve realizzarsi in pieno

Thumbnail
La Croazia, insieme alla Turchia, è uno dei Paesi "candidati" all’ingresso nell’Unione europea. La promozione a Paese "candidato" è subordinata al raggiungimento di una serie di "target" fissati dalle istituzioni comunitarie. In particolare lo Stato interessato deve dimostrare di essere in grado di adottare le misure più idonee ed efficaci per adeguare la legislazione nei  settori di importanza ai fini dell’integrazione comunitaria. La fiscalità rappresenta uno di quei settori in cui l’armonizzazione della legislazione e delle procedure amministrative deve realizzarsi pienamente. Diversamente, l’ingresso nella comunità di un Paese la cui legislazione (soprattutto nel settore della fiscalità indiretta) non sia sovrapponibile in grandi linee a quella delineata dal legislatore comunitario creerebbe delle disarmonie e malfunzionamenti che mal si conciliano con i primari interessi e obiettivi fissati dal Trattato.

Le valutazioni sulla Croazia
Nell’Aprile 2004 la Commissione europea valutò che la Croazia avrebbe dovuto fare molti sforzi per adeguare la propria legislazione fiscale e il proprio sistema IT all’acquis comunitario. In particolare sensibili modifiche in ambito Iva eliminando, eccetto che per situazioni eccezionali ed urgenti, le operazioni ad aliquota zero. La Commissione auspicava, inoltre, un potenziamento della formazione del personale dell’Amministrazione fiscale, considerate le inadeguatezze riscontrate nell’area dei controlli e della riscossione. I riscontri effettuati nel 2005 non hanno dato esito particolarmente positivo; altrettanto è a dirsi per l’anno successivo considerato che i 2 obiettivi più importanti, la modernizzazione dell’apparato fiscale e il miglioramento della rete informatica, non risultavano ancora soddisfatti.

Le valutazioni sull’Iva
Per quanto concerne il settore Iva, introdotto per la prima volta nel 1995 e modificato svariate volte, esso è strutturato secondo i medesimi principi vigenti in ambito comunitario. Accanto al sistema di tassazione dei consumi esiste, tuttora, un parallelo sistema fiscale che colpisce le vendite di beni e servizi anche se, attualmente, non raggiunge neanche lo 0.15 per cento dell’intero sistema impositivo, contrariamente all’Iva che copre oltre il 31 per cento delle imposte. L’aliquota Iva ordinaria è del 22 per cento e l’aliquota zero, come in precedenza accennato, è circoscritta a limitati settori come i generi di prima necessità, medicine, libri scolastici, attività spettacolistiche e turistiche anche se limitatamente ai servizi turistici acquistati dall’estero. Contrariamente ai principi riconosciuti dall’ottava direttiva, la Croazia non riconosce il diritto al rimborso dell’Iva addebitata ai non residenti in relazione a beni e servizi dai medesimi acquistati  nell’esercizio dell’attività professionale e/o di impresa.

Il Report Ue del 2006
Nonostante i solleciti della Commissione europea per l’eliminazione progressiva dei beni e servizi ceduti ad aliquota zero e consentire agli operatori non residenti di beneficiare del rimborso dell’imposta assolta,  allo stato attuale non si registrano significativi progressi: il Report stilato dalla Commissione nel 2006 evidenzia che l’allineamento della normativa croata in ambito fiscale rispetto all’acquis comunitario è, in questo settore, ancora molto lontano.

Il settore delle accise
Altrettanto  concerne il non meno cruciale ambito delle accise che ricade sotto la responsabilità dell’amministrazione delle Dogane, entità separata e distinta dal ministero delle Finanze croato. Innanzitutto occorre adeguare alla legislazione comunitaria  la normativa attualmente vigente in Croazia per l’assoggettamento ad accise di prodotti quali l’alcool, le bevande alcoliche, il  tabacco e gli olii minerali. Difatti, le esenzioni e le aliquote ridotte previste dalla legge croata per tali beni non sono compatibili con le politiche perseguite in ambito comunitario. La mancata previsione da parte dell’Amministrazione fiscale croata di organismi addetti alla raccolta delle accise e alla prevenzione dei fenomeni elusivi concorre a rendere la situazione del settore ancora più delicata, considerata l’elevata incidenza del contrabbando.

La fiscalità diretta
Non va meglio nel settore della fiscalità diretta dove la Croazia ha cinque distinti criteri di tassazione "agevolata"del reddito. Attualmente l’Amministrazione è impegnata a trasporre in ambito nazionale le direttive comunitarie in materia di fusioni, società madre e figlia, interesse, royalties e risparmi.

Lo scambio di informazioni
In Croazia esiste un dipartimento indipendente per l’accertamento dei reati finanziari. Tuttavia la cooperazione e il collegamento tra gli organismi interessati alla prevenzione e repressione delle frodi non opera in modo efficiente. Notevoli sforzi devono essere fatti per sviluppare un sistema informatico adeguato per consentire lo scambio di informazioni. Nel 2005 l’Amministrazione croata è riuscita a creare al suo interno un team responsabile del progetto per lo scambio di informazioni e qualche sforzo si assiste, nel settore delle accise, per creare dei supporti operativi adeguati. Nel gennaio 2006 è stato creato sia un dipartimento internazionale di cooperazione che un dipartimento di polizia finanziaria. Tuttavia è ancora troppo presto per valutare l’efficacia di questi sistemi di prevenzione e controllo in considerazione delle diffuse sacche di "economia grigia" la cui proliferazione è in buona parte dovuta a un sistema di accertamento e riscossione per molti aspetti insufficiente.
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/croazia-ingresso-nella-ue-prova-fisco