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Attualità

Dal paradiso alla dura realtà

Piena imponibilità per gli utili “provenienti” dai Paesi black list anche se la partecipazione è detenuta per il tramite di altra società

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Il paragrafo 24 della circolare 28/E del 4 agosto 2006 fornisce i chiarimenti interpretativi in materia di regime di esclusione da imposizione degli utili provenienti da Paesi black list, di cui all’articolo 36, commi 3, 4 e 4-bis del decreto legge n. 223 del 2006.
Più in particolare, i commi 3 e 4 dell’articolo 36 modificano l’articolo 47, comma 4, del Tuir, ripristinandone la formulazione originaria introdotta dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, che era stata modificata dall’articolo 2, secondo comma , lettera b), del decreto legislativo 18 novembre 2005, n. 247 (correttivo Ires).

In base alla formulazione originaria della norma, la piena imponibilità degli utili da partecipazione risultava applicabile in tutte le ipotesi in cui gli stessi erano comunque provenienti da società residenti in Paesi cosiddetti black list, il che rendeva irrilevante la circostanza che le partecipazioni fossero detenute direttamente o per il tramite di altre società, quali anelli intermedi della catena partecipativa. Il correttivo Ires aveva modificato la norma in esame, prevedendo che la tassazione integrale dei predetti utili operasse con esclusivo riferimento a quelli corrisposti dalle partecipate residenti nei “paradisi fiscali”, lasciando fuori dal campo di applicazione le partecipazioni indirette.
Ciò premesso, la circolare evidenzia che “l’art. 36, comma 3, del decreto, per contrastare facili manovre elusive, ha ripristinato l’originaria formulazione della norma”.

Tale precisazione induce a ravvisare natura antielusiva alla novella legislativa, con la conseguenza che dovrebbe essere concesso al contribuente la possibilità di presentare istanza di disapplicazione ai sensi dell’articolo 37-bis, ottavo comma, del Dpr n. 600 del 1973, dimostrando che, nel suo specifico caso, gli effetti elusivi scongiurati dalla norma non potevano verificarsi.
A tal fine, rivestono fondamentale importanza le ulteriori indicazioni fornite dalla circolare in relazione all’individuazione, nel complesso degli utili distribuiti, di quelli generati dalle partecipate nei paradisi fiscali, allorché si possiedano partecipazioni indirette tramite sub-holding.

Dopo aver preliminarmente precisato che “per un corretto inquadramento del problema, occorre tenere presente che la disposizione svolge, fondamentalmente, una funzione di chiusura del sistema contro le triangolazioni sui dividendi che consentono ai soci di percepire utili provenienti dai paradisi fiscali attraverso società intermedie, sostanzialmente interposte”, la circolare conclude che “il regime di integrale tassazione si rende applicabile ai soli utili che – in coerenza con il dato testuale della disposizione - si possono considerare da esse “provenienti”. Nelle ipotesi estreme di sub-holding intermedie qualificabili come mere conduit company, l’intero utile da esse distribuito potrà infatti ritenersi generato nel paradiso fiscale in cui è localizzata la società operativa. Del pari, sarà possibile individuare – ragionevolmente - la fonte degli utili erogati da holding statiche o da società che non svolgono una effettiva attività economica, limitandosi alla mera detenzione delle partecipazioni”.

Insomma, ciò che il contribuente dovrebbe dimostrare, al fine di ottenere la disapplicazione della novella legislativa per non essersi prodotti gli effetti elusivi dalla stessa scongiurati, è che le società intermedie non siano mere interposte.
A tal fine, in coerenza con le indicazioni provenienti dal Commentario al modello Ocse in materia di treaty shopping, il contribuente avrà l’onere di dimostrare che la società o l’ente interposto, anello intermedio della catena partecipativa, non è stato costituito allo scopo esclusivo o prevalente di poter beneficiare del favorevole trattamento tributario.
Tale prova andrà fornita sulla base di ogni fatto e circostanza ritenuti rilevanti, quali l’effettivo svolgimento di un’attività di holding, la presenza di personale, la presenza di una sede amministrativa, la presenza di impianti e attrezzature, la concreta gestione quotidiana della sub-holding e via discorrendo.

Da ultimo, la circolare ricorda la possibilità offerta dall’ordinamento tributario di ottenere la disapplicazione della normativa come riformulata, tramite l’esercizio dell’interpello secondo le modalità del comma 5, lettera b), dell’articolo 167 del Tuir, dimostrando che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall’inizio del periodo di possesso, l’effetto di localizzare i redditi in Stati o territori in cui sono sottoposti a regimi fiscali privilegiati.

E’, invece, irrilevante – prosegue il documento di prassi – l’eventuale parere favorevole alla disapplicazione della normativa CFC, emesso dall’Agenzia delle Entrate in base alla esimente di cui alla lettera a), del comma 5, del citato articolo 167, a fronte della dimostrazione dell’esercizio di una effettiva attività commerciale della partecipata. Tale irrilevanza trova giustificazione ove si consideri che il regime di parziale concorso alla formazione del reddito previsto per gli utili societari non costituisce un’agevolazione, bensì il rimedio contro la doppia imposizione degli utili medesimi, riservato alle solo ipotesi in cui essa può prodursi”.

Un punto che è stato lasciato in ombra dalla modifica normativa riguardava gli strumenti finanziari equiparati alle partecipazioni e i contratti di associazione in partecipazione, con apporto di capitale o misto.
Ebbene, al riguardo, la circolare evidenzia che la nuova disciplina “continua a rendersi applicabile sia agli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società o enti soggetti all’imposta sul reddito delle società, sia ai proventi dei titoli e degli strumenti finanziari di cui all’articolo 44, comma 2, lettera a) del TUIR” e ciò per ragioni di coerenza sistematica.

Il predetto regime di piena imposizione si applica anche agli utili e ai proventi equiparati, percepiti da persone fisiche nell’esercizio di impresa, e a quelli percepiti da società di persone, per effetto del rinvio operato dall’articolo 47 del Tuir all’articolo 59 dello stesso Testo unico, e alle società di capitali per effetto di quanto disposto dal comma 4-bis dell’articolo 36 del Dl n. 223 del 2006.

Circa la decorrenza delle nuove disposizioni normative, il quarto comma dell’articolo 36 prevede che le stesse decorrano dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del Dl n. 223 del 2006 e, quindi, agli utili e ai proventi equiparati distribuiti a decorrere dal medesimo periodo di imposta, anche prima di detta data.

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