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Attualità

Diocleziano, semplificatore e precursore di modelli innovativi

Giurista ed economista, a lui si deve l'introduzione di due uniche tasse e della prima forma di Agenzia tributaria che si conosca

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Se è vero che la funzione della memoria storica è mantenere viva la tradizione di una Nazione, è altrettanto vero che, tornando indietro nel tempo grazie alle fonti bibliografiche e alle testimonianze contenute negli archivi, spesso ci si imbatte in situazioni che conservano il sapore dell'attualità. Dall'esame delle vicissitudini dei nostri antenati emergono notizie, curiosità e aneddoti che avvalorano il postulato di Vico, secondo cui la storia è scienza del vero poiché è scienza di una realtà fatta dall'uomo.

L'opera riformatrice di Diocleziano
La premessa si rivela utile per descrivere alcune caratteristiche della riforma tributaria introdotta da Caio Aurelio Valerio Diocleziano, monarca assoluto di Roma dal 284 al 305 d.C. Ebbene il valore aggiunto della sua intelligenza, per alcuni versi illuminata e per altri limitata, risiede nell'aver contribuito con la sua opera a superare una crisi politico-economica che, diversamente, avrebbe provocato conseguenze letali per le sorti della penisola italica. Infatti Diocleziano, se da un lato è passato alla storia per aver istituito il primo calmiere dell'antichità che fissava per legge il prezzo delle merci, dall'altro è stato stigmatizzato il suo atteggiamento fortemente persecutorio nei riguardi dei cristiani.
Autorevoli fonti storiografiche fanno risalire a questo sovrano, originario di Salona, città dell'Illiria nella Dalmazia latina, l'inizio di una monarchia assoluta che per alcuni avrebbe avuto le caratteristiche di un regime teocratico giustificato dall'emergenza, mentre per altri mirava alla esclusiva difesa della tradizione romana contro la disgregazione.

Il periodo storico e il declino della Roma imperiale
Per far luce sulla situazione è opportuno inquadrare il periodo storico che precede la salita al trono di Diocleziano. Dopo la fine della dinastia dei Severi (193-235 d.C.), Roma vive un periodo di grande incertezza, determinato dal succedersi al trono di numerosi imperatori e da elementi di disgregazione che minavano alla radice la sicurezza della struttura imperiale romana. In particolare il declino economico e demografico del III secolo che vedeva contrapposta la caput mundi, sempre più al centro di movimenti migratori, e la penisola italica, fortemente depressa dal punto di vista demografico e suddivisa in latifondi abbandonati a se stessi. A questo si può aggiungere l'affermarsi del fenomeno dell'autonomismo provinciale, giustificato dalla incapacità da parte del potere centrale di sostenere il peso dell'Impero e dalla riluttanza da parte delle province di corrispondere il quantum economico richiesto da Roma. Un'inevitabile abdicazione che avrebbe condotto alla prima forma di autonomia politica ante litteram.
Infine non si deve dimenticare che l'avvento al trono di Diocleziano si situa in un momento storico particolare, caratterizzato da una forte tensione politica dominata dal contrasto sempre più acceso tra il Senato e i comandanti militari.

La riforma tributaria
Giurista ed economista sono le caratteristiche di un personaggio per molti versi controverso ma sostenuto da una intelligenza illuminata. Se la riforma tetrarchica prevedeva infatti l'affidamento dell'Impero ai due Augusti d'Oriente e d'Occidente, con la nomina dei Cesari destinati ad assurgere al rango più elevato in funzione dei meriti raggiunti sul campo, quella economica e fiscale fu contrassegnata dalla semplificazione. A Diocleziano si deve l'introduzione dei prezzi di calmiere delle merci, dell'equa distribuzione del carico tributario su tutte le province, di due uniche tasse (capitatio e iugatio) e, forse in pochi ne sono a conoscenza, della prima forma di Agenzia fiscale che si conosca, rappresentata dalla figura e dall'operato dell'ordo decurionum.

La capitatio e la iugatio
La rinnovata politica fiscale non poteva prescindere da una semplificazione dell'intero panorama impositivo che prevedeva due sole tasse. La capitatio (dal tardo latino derivato di caput, capitis che nell'accezione primaria indica il capo, la testa con riferimento agli individui) o imposta diretta che gravava sugli individui in età lavorativa dai 14 ai 65 anni. Il termine caput sarebbe stato utilizzato da quel momento in poi per designare l'unità fiscale rappresentativa di ogni tipo di ricchezza. La iugatio (dal latino iugerum, iugeri, misura agraria di superficie pari a circa 25 are, cioè 240 piedi in lunghezza e 120 in larghezza) che gravava invece sulle unità di superficie coltivabile.

I decurioni ovvero i primi agenti del Fisco
Ma Diocleziano si preoccupa anche di vigilare affinché il gettito fiscale non subisca contrazioni o interruzioni. Anche su questo punto dimostra di non lasciare nulla al caso e decide di affidare la riscossione delle tasse a un organo con funzioni inizialmente consultive ma successivamente deliberative. Si trattava dell'ordo decurionum, un consiglio con vari rappresentanti dislocati su tutto il territorio nazionale. All'ordo decurionum era affidata la gestione dell'attività dei municipi e delle colonie romane. I decurioni erano rappresentanti di questo Consiglio ed erano definiti cosi perché a questa struttura accedeva un decimo dei coloni e ogni membro era considerato il capo di una decuria di coloni. In ogni città figuravano dai 100 ai 150 decurioni ai quali venne attributo uno status giuridico particolare, quali rappresentanti della curia locale e personalmente responsabili del gettito fiscale prefissato d'autorità nel territorio di competenza. In seguito con la suddivisione dell'Impero in diocesi avrebbero fatto la loro comparsa i rationales summarum, ufficiali finanziari con competenze in materia di contabilità fiscale, e i magistri rei privatae con incarichi di supervisor sul demanio imperiale.
Costantino, subentrato a Diocleziano e imperatore dal 312 al 337 d.C., pensò bene di avvalersi di questa idea perfezionandola ulteriormente. A lui, più tollerante nei riguardi dei cristiani (Editto di Milano del 313) e meno legato alle tradizioni romane, si deve l'introduzione nell'ambito dell'amministrazione finanziaria imperiale di due strutture di vertice: il comes rerum privatarum, responsabile del patrimonio della corona e il comes sacrarum largitionum, responsabile del patrimonio dell'erario.

 

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