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Attualità

Il direttore Befera in Parlamento.
Audizione sull’Anagrafe tributaria

Al centro della relazione, la qualità delle informazioni presenti nella banca dati e l’evoluzione della cooperazione informatica in Agenzia delle Entrate

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Creazione di un data base anti-frode per i codici fiscali, ulteriore miglioramento della “Comunicazione unica” per le imprese, chiusura “easy” per le partite Iva attive ma di fatto non operative, evoluzione della cooperazione informatica con Regioni e Comuni. Sono alcuni dei temi toccati questa mattina dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, in audizione presso la Commissione bicamerale sull’Anagrafe tributaria. Befera ha fatto il punto sulla qualità dei dati dell’Archivio Anagrafico ed evidenziato lo stato dell’arte nell’interscambio dati tra Amministrazioni, con particolare riferimento agli enti locali.


L’Archivio anagrafico, un “cervellone” di circa 40 anni
L’Archivio dei codici fiscali e delle partite Iva rappresenta il cuore dell’intero sistema informativo dell’Anagrafe tributaria (AT) e il punto di riferimento per tutte le amministrazioni, gli enti pubblici e privati per il corretto riconoscimento di persone fisiche e soggetti diversi.
Un “cervellone” di circa 40 anni (il primo impianto della base dati, infatti, risale agli anni ’70) che tiene memoria di quasi 90 milioni di codici fiscali di persone fisiche (di cui quasi 17,5 milioni di soggetti deceduti), circa 2,4 milioni di codici fiscali di soggetti diversi (di cui circa 151mila relativi a soggetti estinti) e quasi 26 milioni di partite Iva (di cui circa 17 milioni cessate), alimentato in tempo reale dagli uffici dell’Agenzia, dai Comuni, da Sportelli per l’immigrazione, Questure, Consolati, Servizi telematici dell’Agenzia e Registro delle imprese.
L’Agenzia cura l’intero processo di gestione della base dati anagrafica dell’AT, assicurando un corretto e tempestivo aggiornamento dei dati, anche tramite interventi di data cleaning, strumenti di business intelligence per monitorare la qualità e processi puntuali di bonifica.
 
Lotta ai “codici fiscali - truffa”
“Negli ultimi anni – ha detto il direttore dell’Agenzia – si è evidenziato un incremento degli episodi di frode correlati alle richieste di attribuzione di codice fiscale da parte di soggetti che presentano documenti di identità risultanti ex-post, falsi o contraffatti”. Codici fiscali che vengono poi utilizzati anche da parte di vere e proprie organizzazioni criminali, sia per frodare il fisco sia per truffare banche e finanziarie. In particolare, è possibile passare al setaccio le posizioni sospette, grazie ad alcune caratteristiche ricorrenti, per individuare e “marcare” quelle false.
Sempre con riguardo al codice fiscale, l’Agenzia ha dato attuazione a quanto disposto dal decreto legge 78/2010, rendendo disponibile sul proprio sito internet un servizio ad accesso libero che permette di verificare in tempo reale l’esistenza e la corrispondenza tra un codice fiscale e i dati anagrafici di un soggetto, confrontando i dati inseriti con quelli registrati in Anagrafe tributaria.
 
Comunicazione unica a tutto sprint
Nata nel 2010 per semplificare le operazioni di apertura di un’attività da parte dei soggetti tenuti all’iscrizione al Registro delle imprese o al Rea (Repertorio economico amministrativo), la Comunicazione unica va a vantaggio sia degli utenti, che si interfacciano con un unico front-office in maniera più veloce, sia della qualità dei dati. E i numeri lo dimostrano: sono oltre 873mila le dichiarazioni di inizio, cessazione attività e variazione dati presentate nel 2011 tramite questo canale, contro le 570mila registrate nell’anno precedente. “L’obiettivo finale - ha detto Befera - è quello della totale armonizzazione e unificazione” dei modelli dei vari enti, frutto della stratificazione, nel tempo, di norme e procedure.
 
Chiusura easy per le partite Iva non operative
Continua l’attività di analisi dell’Agenzia delle Entrate sul mondo delle partite Iva, per individuare le posizioni “dimenticate” e quindi solo formalmente attive. A questo proposito, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha ricordato che la “manovra di luglio” (Dl 98/2011) ha previsto la possibilità, per i soggetti che non hanno comunicato la cessazione dell’attività entro i 30 giorni previsti, di sanare la violazione versando spontaneamente con F24, entro il 31 marzo, un importo pari a 129 euro (ovvero un quarto della sanzione minima dovuta), senza presentare il modello AA7 (soggetti diversi dalle persone fisiche) o AA9 (imprese individuali e lavoratori autonomi). Inoltre, lo stesso decreto legge ha previsto che la partita Iva possa essere revocata, con provvedimento da notificare al contribuente, qualora non vengano effettivamente svolte le attività per le quali è stata attribuita o non sia stata presentata, negli ultimi tre anni, la dichiarazione annuale. Sempre a proposito di partite Iva, il direttore dell’Agenzia ha sottolineato “la necessità di poter attivare un servizio che consenta di verificare l’esistenza e la correttezza di tutte le partite Iva nazionali”, così come accade con l’archivio Vies (Vat information exchange system) per gli operatori intracomunitari.
 
Lotta all’evasione, dati in Comune
Continua lo scambio di informazioni tra l’Amministrazione finanziaria e gli enti locali. In particolare, le Entrate mettono a disposizione una serie di servizi riportati in un catalogo informatizzato consultabile via internet. Si tratta di servizi di consultazione online, di fornitura massiva, anche per finalità antifrode, e di cooperazione applicativa. Alle Regioni, ad esempio, l’Agenzia può dare la possibilità di consultare i dati dei redditi per la verifica delle autocertificazioni, fornire quelli relativi ai tributi di loro competenza riscossi con F24, nonché quelli relativi ai versamenti Irap e addizionale Irpef. Ai Comuni, anche in ragione del loro nuovo ruolo nel contesto della partecipazione alle attività di contrasto all’evasione fiscale e contributiva (previa abilitazione degli addetti in relazione a compiti e finalità previste in convenzione), vengono forniti i dati relativi all’Ici e agli altri tributi locali riscossi tramite F24, ma, soprattutto, i dati dei contratti di fornitura di energia elettrica, gas, contratti di locazione, bonifici per ristrutturazioni edilizie, dichiarazioni di successione. I Comuni, dal canto loro, trasmettono via Siatel 2 – PuntoFisco le loro “segnalazioni qualificate” per le eventuali attività di accertamento da parte del Fisco.
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