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Attualità

Le Entrate in “mostra”
all’Archivio centrale di Stato

Un’esposizione narrativa della nascita dello Stato unitario con le sue strutture organizzative e il ruolo che le stesse hanno svolto per costruire la società civile

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 Dopo la presentazione alla stampa tenutasi il 20 settembre alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stata inaugurata oggi la mostra “La macchina dello Stato - Leggi, uomini e strutture che hanno fatto l’Italia”, allestita presso l’Archivio centrale dello Stato di Roma. La mostra, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia con il patrocinio dell’Unità tecnica di missione della presidenza del Consiglio dei ministri, ripercorre la nascita dello Stato unitario e delle sue strutture organizzative tra il 1861 e il 1948. Chiuderà al pubblico il 16 marzo 2012, al termine dell’anno delle celebrazioni.
 
L’Agenzia delle Entrate e il Dipartimento delle Finanze hanno collaborato con l’Archivio per la ricognizione dei materiali “a tema tributario” e l’allestimento della sezione dedicata al Fisco. L’Amministrazione finanziaria ha, quindi, aperto i propri archivi, selezionando alcuni degli oggetti più significativi della propria memoria. In questa fase ha collaborato, per la Banca d’Italia, anche Stefano Manestra, autore del volume “Questioni di Economia e Finanza. Per una storia della tax compliance in Italia” (edito da Banca d’Italia – Eurosistema, numero 81, dicembre 2010), che ha offerto un prezioso contributo storico per la stesura del colophon. Presente anche il Monte dei Paschi di Siena, che ha “prestato” alla mostra la lettera di Giuseppe Garibaldi al “Signor Esattore di Roma”.
 
Il tema centrale del progetto espositivo - pensato per un pubblico ampio, ma rivolto in modo particolare ai giovani e al mondo della scuola - è lo Stato unitario con le sue strutture amministrative e il ruolo che le stesse hanno avuto nell’organizzazione della società civile, ma non solo questo. Una lettura della “macchina dello Stato” attraverso la storia della burocrazia, con un occhio ai cambiamenti operati nella società. L’esposizione si avvale non solo delle fonti documentarie conservate presso l’Archivio, ma anche di materiale proveniente da altri musei e istituzioni: oggetti, apparecchi e strumenti utilizzati negli uffici pubblici. Fra le installazioni più significative, la riproduzione di un ufficio postale, la sala di aspetto di una stazione ferroviaria, un tipico ufficio fascista.
Particolarmente ricco il materiale iconografico, i documenti e i filmati che accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso.
 
Un viaggio “fiscale” nel tempo
Il percorso storico-documentario della mostra si articola in tre sezioni: il primo quarantennio, l’età giolittiana fino al primo dopoguerra, il fascismo. Epoche che costituiscono anche le tappe di un vero e proprio viaggio nel nostro sistema fiscale.
Gli italiani del 1861 si trovarono a unificare sette diversi sistemi tributari differenti per le imposte dirette, che non si uniformavano tra loro persino per l’unico tributo che li accomunava, quello sui terreni, a causa degli oltre 20 catasti esistenti. La costruzione di un nuovo sistema tributario, opera soprattutto di Sella e Minghetti, fu rapida e innovativa. Fra il 1862 e il 1865 si definirono le imposte dirette, aggiungendo a quella sui terreni i nuovi prelievi sui fabbricati e sulla ricchezza mobile. L’imposta sulle successioni fu applicata in tutta Italia e non solo in Piemonte e nel Lombardo-Veneto.
Neppure la prima guerra mondiale e il dopoguerra portarono modifiche strutturali al sistema. I tentativi di riforma dei decenni precedenti si sintetizzarono, tra il 1916 e il 1919, nel progetto del ministro popolare Meda, che avrebbe dovuto modernizzare il sistema delle imposte dirette. La sua parziale attuazione fu però opera, nel biennio 1922-1923, del ministro de’ Stefani, che riprese le proposte formulate in passato, ma con correttivi volti a favorire la “borghesia produttrice”.
L’armistizio divise in due l’Italia, anche tributariamente, e toccò poi agli uomini della Repubblica, in base alla Costituzione che imponeva la partecipazione di tutti alle spese pubbliche e un sistema tributario improntato alla progressività, cercare di riformare il sistema.
 
Antico e moderno
Per essere al passo con i tempi, non è stata trascurata neanche la tecnologia. La parte finale della mostra ospita, infatti, banche dati appositamente costruite per questa occasione con 171mila marchi di fabbrica. Uno spazio aperto con monitor, filmati, touch screen, pareti attrezzate con tecnologia QR Code, che permettono ai visitatori di consultare banche dati e riproduzioni digitali dei più importanti documenti.
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