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Attualità

Il fisco surriscalda la vacanza?

L’interrogativo nasce spontaneo anche se, a ben vedere, l'imposizione tributaria ha assunto, di recente, una differente finalità

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In altri termini, dimorare in un luogo "tassato" potrebbe significare villeggiare in un sito ben attrezzato e curato sotto il profilo del rispetto paesaggistico, storico e artistico. Vediamo di capire le ragioni, sottintese alla scelta, comparando la situazione italiana a quella europea ed extraeuropea.   

 FOCUS Gli enti non statali, nella stragrande maggioranza dei Paesi sviluppati, gestiscono numerosi tributi locali. Accanto a quelli introdotti e disciplinati con legge nazionale (come nel caso delle aliquote addizionali sull’imposizione dei redditi) margini più ampi di autonomia nelle proprie scelte di politica fiscale vengono utilizzati sull’uso ambientale del territorio. Per questo, di recente, la tassazione ha assunto, sotto certi aspetti, un differente significato teleologico e cioè quello di garanzia qualitativa di un soggiorno; in altri termini, dimorare in un luogo "tassato" potrebbe voler dire villeggiare in un sito ben attrezzato e curato sotto il profilo del rispetto culturale paesaggistico, storico ed artistico. Il riferimento, ad ogni modo, attiene alla cd. tassa sul soggiorno turistico che trova la sua giustificazione nella primaria esigenza di salvaguardare, tutelare e proteggere le bellezze naturali, il panorama e l’ambiente di un determinato luogo a vocazione turistica.

La Consulta e la Carta dei diritti dell’Ue
Sul punto giova osservare come la Corte costituzionale ha più volte ritenuto che il significato del concetto di ambiente fosse comprensivo di ogni elemento naturale e umano che attiene alla forma esteriore del territorio tanto da esprimere un valore estetico-culturale. In quest’ottica l’ordinamento statale si impegna a favorire uno sviluppo complessivo del Paese, ispirato non soltanto a meri criteri economici ma anche a valori culturali. Per tali motivazioni la salvaguardia dell’ambiente (vale a dire la conservazione, la razionale gestione ed il miglioramento delle condizioni naturali, la preservazione dei patrimoni genetici terrestri e marini e la difesa di tutte le specie animali e vegetali) rientra tra i diritti fondamentali della persona ed interesse generale della collettività. In questa accezione la tutela dell’ambiente trova esplicito riferimento nell’articolo 37 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea secondo cui un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

La tassa sul lusso in Sardegna
Tutto ciò premesso permette di comprendere al meglio la ratio sottesa al contributo di soggiorno e/o di ingresso; e cioè la necessità di garantire una piena qualità dell’offerta turistica nel rispetto della sostenibilità ambientale e civile. Di qui la decisione della Regione Sardegna di istituire, (anche) in forza della particolare autonomia tributaria sancita dal proprio Statuto speciale adottato (giova ricordarlo) con legge costituzionale, la tassa ambientale sul lusso. D’altra parte l’approccio al tema in esame può cambiare in base al nome che si attribuisce all’imposta de qua; per il governatore Renato Soru, infatti, si tratta di una tassa sull’utilizzo dell’ambiente, per i suoi detrattori di una tassa sui beni e sui servizi di lusso. Il riferimento attiene alle quattro imposizioni regionali; sulle seconde case localizzate sulla costa e costruite entro tre chilometri dalla battigia; sugli yacht di oltre 14 metri che ormeggiano nel periodo estivo nei porti; sugli aerei privati che atterrano sul suolo (sempre durante la stagione estiva); sul soggiorno nell’isola. Anche per l’anno 2007, la Regione Sardegna ha esteso la tassa a tutti i soggetti non residenti sul territorio sardo (sono, altresì, tassati tutti coloro che, avendo un domicilio fiscale extra-regionale, vendono la seconda casa nella fascia dei 3 chilometri, acquisita o costruita da più di 5 anni; in questo caso l’imposta si applica nella misura del 20 per cento sulle plusvalenze tra il prezzo di acquisto o costruzione, aumentato dei costi di miglioramento e della rivalutazione Istat, e quello di cessione). Con specifico riguardo all’imposta di soggiorno è previsto, in particolare, che tutti i turisti non residenti nella Regione Sardegna, che decideranno di trascorrere le vacanze sull’isola, a far data dal 1° maggio al 30 settembre, potrebbero pagare la tassa giornaliera di soggiorno (facoltativamente) imposta dai Comuni pari a un euro a persona e ciò indipendentemente dal fatto se gli stessi decidessero di soggiornare in una struttura alberghiera, in un residence, in una casa o in un agriturismo, in un villaggio, bed and breakfast o campeggio (a ben vedere, nel caso di alloggio presso un albergo di lusso contraddistinto da almeno 4 stelle l’imposta potrebbe essere raddoppiata a due euro al giorno).

Dubbi interni e comunitari
Sulla macro-distinzione della residenza, tuttavia, si segnalano ampie riserve in quanto la citata disposizione sembra poter violare sia i fondamentali principi costituzionali (tra cui gli articoli 3, 53 e 119 della Carta fondamentale) che primarie disposizioni della normativa comunitaria connesse alla libertà di circolazione e soggiorno nell’ambito delle Comunità attribuita alle persone (articolo 18 e seguenti del Trattato Ce).

Il turismo nell’Unione europea
Nel panorama europeo, il caso più emblematico della tassa di soggiorno è rappresentato dalla Francia. In vigore dal 1910, la taxe de séjour è un’imposta comunale i cui proventi sono utilizzati per migliorare lo sviluppo turistico locale. La tariffa nella capitale ammonta a un euro al giorno per persona mentre nelle altre località è più bassa e comunque può variare a seconda della differente tipologia della struttura ricettiva utilizzata dal turista. Anche in Germania l’entità del contributo di soggiorno è deciso a livello locale dai singoli Länder. La kurtaxe indirizzata ai turisti si applica nella gran parte delle strutture ricettive delle località termali ed il suo valore è variabile. In Polonia i visitatori che soggiornano più di 24 ore in una località per finalità turistiche sono tenuti a pagare una tassa di soggiorno, il cui ammontare, anche nel caso in esame, è stabilito a livello non centrale. In Austria, dove è presente una imposta di soggiorno, la sua regolamentazione è affidata alle singole regioni. Solitamente la tassa viene calcolata in base alla categoria della struttura ricettiva e varia da un minimo di 0,40 euro a un massimo di 1,10 euro.

Il gruppo di indecisi
Nei Paesi Bassi, benché il 75 per cento dei Comuni applichi a livello locale una tassazione turistica, il trend che si sta affermando è di un ripensamento della tassa turistica di soggiorno (tant’é che città come Rotterdam e Arnhem, comuni come Rhenen e Amersfoort, hanno già abolito il contributo di soggiorno). In Gran Bretagna la querelle intorno alla bed tax vede contrapporre il governo alle associazioni degli albergatori e soprattutto all’ente preposto alla promozione del turismo britannico (Visit Britain). L’idea comunque è quella di applicare una sovrattassa del 5 per cento sul prezzo proposto dagli alberghi del Regno Unito. La Spagna è l’unico Paese di rilevanza turistica internazionale a non richiedere alcun contributo di soggiorno al turista. Tuttavia esiste un’imposta per la sostenibilità ambientale nelle isole Baleari che può essere definita un contributo di soggiorno dato che viene richiesta ai visitatori che soggiornano nelle strutture ricettive delle isole.

La situazione fuori dall’Europa: il caso dell’India
La differenza nell’applicazione delle tariffe per i servizi turistici crea una dicotomia anche tra il turista non residente sul suolo della Repubblica dell’India e il suo omologo residente. In India, infatti, i prezzi degli alberghi vengono ricaricati sul visitatore straniero nella misura del 20 per cento rispetto alle ordinarie tariffe applicate ai cittadini residenti nel territorio nazionale. Anche gli ingressi nei musei mostrano differenti previsioni tariffarie (nel caso di specie, un turista straniero paga il 70 per cento in più rispetto al visitatore domestico). Diversamente dalla disciplina regionale sarda, però, l’applicazione dei citati ricarichi indiani si fondano su una linea strategica del governo che mira a favorire il turismo locale piuttosto che quello internazionale.

Altri esempi extra-comunitari
Sotto questo profilo le isole Baleari si avvicinano ad altre aree mondiali, come quelle del Queensland (Stato federato dell’Australia), del Regno del Bhutan (piccola nazione montagnosa del sud Asia), del continente dell’Antartide, che cercano, attraverso la tassazione turistica, di scoraggiare il turismo più "disinvolto" per attingere a un bacino più attento ai problemi che riguardano la sostenibilità ambientale e la conservazione di un intero ecosistema. In questo senso, ad esempio, si dirige l’imposta di ingresso per accedere a Fernando de Noronha in Brasile. Il governo statale, infatti, per limitare l’impatto, potenzialmente inquinante, del turismo sull’isola impone una tassa di soggiorno giornaliera di 7 euro per persona, da pagare all’arrivo, limitando, così, anche il tempo di permanenza oltre che gli ingressi (giova, al riguardo osservare, che fino a qualche tempo fa esisteva una sorta di numero chiuso di accessi, proporzionale alla capacità ricettiva delle strutture d’alloggio). In Alaska, in alcuni luoghi è prevista la cd. bed tax che varia dal 4 all’11,5 per cento del prezzo dell’alloggio. Anche il soggiorno alle Maldive prevede una tassa giornaliera sul letto pari a 8 euro da pagare al momento della prenotazione del viaggio. In Cina non è preteso alcun tipo di contributo di soggiorno, tuttavia, per visitare la regione del Tibet (ad oggi quasi totalmente sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese) è richiesto un visto d’ingresso pari alla somma di 85 euro. Nella Confederazione elvetica è prevista una tassa di ingresso. A decidere l’importo delle tariffe sono i singoli 26 Cantoni svizzeri mentre l’imposta varia in ragione della tipologia di ricettività scelta.

Conclusione
Dall’analisi condotta si è visto come le politiche di tassazione turistica siano variegate ed eterogenee, ma, comunque, presenti in molti Paesi stranieri. Il settore turistico (con le sue differenze) evidenzia una tassazione che si esprime generalmente mediante la richiesta di un contributo di vacanza nel momento in cui viene erogato un determinato servizio al turista (in questo caso l’unità di misura scelta consiste nella presenza turistica nelle strutture ricettive). Altre soluzioni, invece, vengono richieste quando il visitatore fruisce del territorio (in questa ipotesi il contributo avviene sotto forma di pagamento di pedaggi stradali, ticket, biglietti e via dicendo). A ben vedere, in questi anni si è registrata un’escalation di queste forme di tassazione. Se, da un lato, risultano ovvie le proteste di quei visitatori che si vedono "costretti" a pagare cifre sempre più elevate per usufruire di determinati servizi nonché per accedere a luoghi d’arte naturale, dall’altro lato, occorre rappresentare certe condizioni off limits di molte località, che rischiano di subìre un degrado irreversibile. Per tali motivi, sembra condivisibile l’opinione di chi ritiene che queste aree mondiali (nel rispetto della legislazione vigente) debbano essere conservate e mantenute "vivibili", per cui il ricarico fiscale sulle politiche di promozione ma anche di sicurezza e di riqualificazione urbana, debba gravare anche sulle tasche dei non residenti che "consumano" tali luoghi.




Fonti: per la parte relativa ai sistemi di tassazione nel settore turistico europeo alcuni dati citati fanno riferimento a uno studio pubblicato da GHnet.it
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/fisco-surriscalda-vacanza