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Attualità

L’evasione fiscale va affrontata
per quello che è: problema di civiltà

Lo ha affermato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervenendo ai lavori del convegno che si è svolto oggi a Palermo, presso la Dr della Sicilia

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Rinsaldare il rapporto di fiducia tra Fisco e contribuenti. E’ stato questo il filo conduttore del convegno “La fedeltà fiscale: uno strumento per la crescita della Sicilia”, che si è svolto oggi a Palermo presso la direzione regionale Sicilia dell’Agenzia delle Entrate.
 
Una voce unanime quella dei relatori istituzionali che hanno preso parte al convegno, organizzato in collaborazione con l’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Palermo, la Guardia di finanza e il mondo accademico: per combattere l’evasione fiscale non è sufficiente la leva repressiva, ma occorre agire congiuntamente su più fronti, soprattutto a livello preventivo.
 
Ad aprire il convegno è stato il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, che ha focalizzato l’attenzione sul concetto di fedeltà fiscale. “L’evasione fiscale non va vista sotto un aspetto meramente economico – ha sottolineato il numero uno delle Entrate – ma va affrontata per quello che è: un problema di civiltà. Parlare di fedeltà fiscale in Italia sembra quasi un’utopia; io, invece, credo che, considerato il lavoro che svolgiamo con tutti gli altri interlocutori qui presenti, sia una speranza. Ci stiamo impegnando perché il rapporto tra cittadini e Fisco sia un rapporto di trasparenza, professionale, un rapporto che per decenni è stato conflittuale. L’altra cosa a cui tengo molto come cittadino è che una parte di quanto viene recuperato sia restituito ai contribuenti virtuosi”.
 
La relazione del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, ha seguito l’intervento del direttore Befera. Secondo Siciliotti, “bisogna prendere atto che l’evasione non è tutta uguale e fare dei distinguo tra evasione da frode, che merita l’applicazione di tutte le sanzioni più pesanti e altre forme di evasione, quale, ad esempio, l’evasione derivante dal disconoscimento dei costi. Ignorare tale premessa scoraggia la fiducia nel Fisco. La fiducia è un dividendo, la sfiducia è una tassa”
 
“Un ruolo fondamentale nel promuovere la fedeltà fiscale è svolto dall’Agenzia delle Entrate - ha affermato il direttore regionale delle Entrate, Antonino Gentile - la cui mission è quella di perseguire il massimo livello di adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, agendo sulla leva dei controlli e sull’offerta di servizi. Insieme alla deterrenza e alle semplificazioni, è necessario rafforzare il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Centrale è quindi il contraddittorio con il contribuente per giungere alla giusta imposizione. Un ulteriore tassello pro compliance è, infine, costituito dai premi ai contribuenti virtuosi”.
 
Condivide pienamente queste posizioni il comandante regionale della Guardia di finanza, Fabrizio Cuneo: “Per i grandi evasori – afferma il generale - vedere ragionare sempre più insieme Guardia di finanza, Agenzia dell’Entrate, Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili e Università rappresenta nel breve, e a maggior ragione nel medio e lungo periodo, un ostacolo sempre più concreto alla realizzazione delle attività illecite e un tassello fondamentale per avviare un circuito virtuoso, nel quale la certezza del diritto ha certamente il ruolo più importante per la ripresa economica”.
 
Anche gli interventi dei relatori appartenenti al mondo accademico hanno posto l’accento sull’importanza della certezza del diritto e sulla necessità di impostare un nuovo rapporto tra Fisco e contribuente fondato sulla fedeltà fiscale, anche attraverso un approccio premiale.
 
Stefano Zamagni, in particolare, ha richiamato Giacinto Dragonetti, grande illuminista italiano, che nel libro “Delle virtù e dei premi” (1776) evidenziò l’importanza del sistema premiale per il pagamento delle tasse da parte dei cittadini. Ha poi aggiunto: “Aristotele ci ha insegnato che la virtù è più contagiosa del vizio. Quindi dobbiamo utilizzare le risorse per dare premi ai virtuosi poiché dobbiamo capire che l’evasione prima ancora di essere un reato è un’ingiustizia sociale”.
 
Per Roberto Pignatone, in questo nuovo contesto possono emergere elementi di crisi riguardo ad aspetti fondamentali della tutela, dall’effettività delle garanzie costituzionali alla necessità del contraddittorio, dalla prevalenza della sostanza sulla forma ai nuovi strumenti della riscossione. Per l’Amministrazione finanziaria, il contribuente e il professionista, la sfida è la ricerca di soluzioni nuove, che salvaguardino l’interesse pubblico nel rispetto dei diritti della persona.
 
Andrea Parlato, infine, si è soffermato sul tema della certezza del diritto, affermando che “la certezza e la verità in materia tributaria hanno più una valenza virtuale che oggettiva. Il problema non è solo l’ipertrofia di norme tributarie, ma la carenza di  qualità, per esempio quando alcune norme si accavallano con altre. L’analisi economica del diritto deve indurre alla riflessione che il diritto è “morale” nella sua espressione e nei suoi contenuti. Questa morale deve uniformare i comportamenti di tutti coloro che, in qualsiasi forma, luogo e momento, si occupano dell’interpretazione delle norme”.

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