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Attualità

L’impatto degli Ias sul pro-rata patrimoniale e sulla thin cap

I differenti risultati rispetto a chi non applica le nuove regole per la redazione del bilancio non configurano violazione del principio di “neutralità fiscale”

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Una questione che si pone per le società obbligate a redigere il bilancio d’esercizio in ossequio ai principi contabili internazionali, ai sensi del decreto legislativo n. 38 del 2005, è l’impatto degli stessi sulla determinazione del pro-rata patrimoniale di cui all’articolo 97 del Tuir e della thin capitalization rule, di cui all’articolo 98.
Com’è noto, sia ai fini della determinazione del pro-rata patrimoniale, sia ai fini della determinazione della percentuale di indeducibilità degli oneri finanziari, assume fondamentale rilevanza il patrimonio netto contabile.

Sorge, allora, il problema di come ci si debba comportare, nel caso in cui la determinazione del patrimonio netto contabile derivi dall’applicazione dei principi contabili internazionali e il patrimonio netto così determinato diverga rispetto a quello determinato secondo i principi contabili nazionali.
A tal fine, occorre prendere le mosse dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 38 del 2005 e, in particolare, dal principio di neutralità fiscale cui è subordinato l’impatto degli Ias/Ifrs sulla determinazione della base imponibile, principio espressamente richiamato nella relazione di accompagnamento al predetto decreto legislativo.

In particolare, occorre partire dalla premessa che va salvaguardata la neutralità dell’imposizione rispetto ai diversi criteri di redazione del bilancio di esercizio, alla luce del fatto che alcuni contribuenti, rispetto ad altri, sono obbligati a redigere il bilancio secondo i principi contabili internazionali.
Ciò premesso, l’impatto dei principi contabili internazionali sul pro-rata patrimoniale e sulla normativa di contrasto alla thin capitalization è indiretto, passando per il tramite del patrimonio netto contabile.

Infatti, dalla mera applicazione dei nuovi criteri di valutazione delle varie poste di bilancio, naturalmente discende una differente determinazione del risultato di periodo e, di conseguenza, del patrimonio netto contabile.
Tuttavia, mentre con specifico riferimento alle singole valutazioni di bilancio dovrà, di volta in volta, farsi riferimento alla specifica normativa all’uopo applicabile, salvaguardando il menzionato principio di neutralità (in materia di avviamento aziendale e di accantonamento al fondo Tfr, l’Agenzia delle entrate si è pronunciata rispettivamente con risoluzioni 111/E del 2005 e 133/E del 2006), con riferimento all’incidenza indiretta che i nuovi criteri di valutazione avranno sul pro-rata patrimoniale e sulla thin capitalization rule – in mancanza di diverse ed esplicite indicazioni normative – dovrà farsi riferimento alla nozione civilistica di patrimonio netto, come disciplinata nell’articolo 2424 del Codice civile.

Ciò comporta che valutazioni di bilancio operate in applicazione dei principi contabili internazionali non potranno che riverberare i loro effetti sulla determinazione del patrimonio netto contabile e, di riflesso, anche sull’applicazione delle disposizioni tributarie di cui agli articoli 97 e 98 del Tuir.
La dirimente rilevanza assunta dal patrimonio netto “contabile” ai fini dell’applicazione del pro-rata patrimoniale e della thin capitalization rule non può essere messa in discussione nemmeno sul versante tributario.
Infatti, la chiara formulazione letterale delle due disposizioni normative fa espresso riferimento al “patrimonio netto contabile” ed, essendo lo stesso obbligatoriamente determinabile secondo i principi contabili internazionali, ne discende che l’applicazione di questi ultimi andrà a riverberarsi sull’applicazione delle disposizioni tributarie.

La formulazione letterale degli articoli 97 e 98 del Tuir si sposa poi con le ratio legis sottostanti all’istituto del pro-rata patrimoniale e a quello della thin capitalization, dal momento che, mentre nel primo caso, il pro-rata è determinato sulla base di valori “contabili” delle partecipazioni in regime di participation exemption, nel secondo, la quota di patrimonio netto riferibile al socio qualificato e alle sue parti correlate, da rapportare alla consistenza media dei finanziamenti erogati o garantiti dagli stessi, va riferita sempre ai valori contabili dello stesso, a nulla rilevando eventuali valori correnti, superiori o inferiori. I valori correnti assumeranno semmai rilevanza in sede di valutazione dell’esimente dell’esclusiva e autonoma capacità di credito da parte della società partecipata.

In definitiva, sia dalle disposizioni tributarie in materia di pro-rata patrimoniale e di thin capitalization rule, sia dalle nuove disposizioni civilistiche in materia di obbligo di valutazione delle poste di bilancio secondo i principi contabili internazionali, emerge una distinzione di trattamento tributario tra chi è soggetto (o vi aderisce volontariamente) e chi non è soggetto all’obbligo di redazione del bilancio secondo gli Ias/Ifrs.
Tale differente trattamento, lungi dal costituire una discriminazione in violazione del principio di neutralità fiscale, cui è ispirata la disciplina in materia di principi contabili internazionali, discende da un chiaro e univoco rinvio del legislatore tributario alla nozione civilistica di patrimonio netto, oramai alternativamente determinabile secondo principi contabili nazionali o internazionali.


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