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Attualità

Un "minimo" di privilegio

Franchigia Iva per le persone fisiche che non effettuano cessioni all'esportazione, con volume d'affari, nell'anno solare precedente, inferiore a settemila euro

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Contribuenti minimi in franchigia
L'articolo 37, comma 15, del decreto legge n. 223/2006, introduce il nuovo articolo 32-bis nel Dpr 633 del 1972, con il quale viene previsto un regime di franchigia d'imposta per determinati contribuenti di limitate dimensioni.
In particolare, il nuovo regime si applica ai contribuenti, persone fisiche, che nell'anno solare precedente hanno realizzato un volume d'affari non superiore a 7mila euro e non hanno effettuato cessioni all'esportazione.
Sono, tuttavia, esclusi quei soggetti che già si avvalgono di regimi speciali di determinazione dell'imposta (ad esempio, gli agricoltori che applicano il regime speciale di cui all'articolo 34) nonché i soggetti non residenti.

Ai sensi del comma 4 del presente articolo 32-bis, il regime non è applicabile anche a quei contribuenti che hanno come oggetto esclusivo o prevalente della propria attività la cessione di fabbricati, di terreni edificabili e di mezzi di trasporto nuovi. A tali fini, sono considerati nuovi quei mezzi di trasporto che possiedono i requisiti previsti dall'articolo 38, comma 4, del Dl 331 del 1993, ossia che non abbiano percorso oltre 6mila chilometri o la cui cessione sia effettuata entro il termine di sei mesi dalla data del provvedimento di prima immatricolazione, ovvero che non abbiano navigato per oltre cento ore o volato per oltre quaranta ore, o la cessione sia effettuata entro il termine di tre mesi dalla data del provvedimento di prima immatricolazione.

Possono aderire al regime in esame anche i soggetti che iniziano l'attività qualora presumano di possedere i requisiti di cui sopra; in tale ipotesi, è necessario comunicare la scelta operata nella dichiarazione di inizio attività, di cui all'articolo 35 del Dpr 633 del 1972.

Per quanto riguarda gli adempimenti cui sono obbligati i contribuenti rientranti nel presente regime, il comma 1 del citato articolo 32-bis dispone l'esonero dal versamento dell'imposta e da tutti gli altri obblighi previsti dal decreto Iva, a eccezione degli obblighi di numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali e di certificazione e comunicazione telematica dei corrispettivi all'Agenzia delle entrate.

Ovviamente, i predetti soggetti, non essendo debitori dell'imposta, non hanno diritto alla detrazione della stessa assolta sugli acquisiti, anche intracomunitari, e sulle importazioni.
Tuttavia, in caso di importazioni, i contribuenti cui si applica il presente regime sono assoggettati alla regola generale che prevede l'obbligo di versamento dell'Iva in dogana (articolo 1, Dpr 633/72).

Altra ipotesi per la quale i contribuenti in franchigia risultano debitori d'imposta riguarda il caso in cui gli stessi effettuino acquisti intracomunitari ovvero altri acquisiti, anche interni, per i quali si applica il particolare meccanismo del reverse charge. Verificandosi tali situazioni, il comma 11 del più volte citato articolo 32-bis, prevede che i soggetti di cui al comma 1 integrino la fattura ricevuta senza addebito d'imposta con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta, che deve essere versata entro il 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell'acquisito.

E' bene precisare che il presente regime di franchigia è un regime naturale, pertanto, in presenza dei requisiti previsti dalla norma, il contribuente rientra automaticamente nello stesso. Tuttavia, è possibile non avvalersi delle disposizioni qui descritte, optando per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari; in tal caso, l'ufficio delle Agenzia delle entrate attribuisce un numero speciale di partita Iva. L'opzione è valida per almeno un triennio e va comunicata nel quadro VO della prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata. Trascorso tale periodo minimo, è possibile revocare l'opzione precedentemente esercitata dandone comunicazione con le stesse modalità sopra viste.

In caso di passaggio dal regime ordinario al regime di franchigia o viceversa, è necessario operare la rettifica alla detrazione ai sensi dell'articolo 19-bis2 del Dpr 633/72. A ogni modo, al fine di non rendere eccessivamente oneroso tale adempimento, il comma 8 dell'articolo 32-bis dispone che il versamento dovuto per effetto della rettifica è effettuato in tre rate annuali, entro il termine per il versamento del saldo Iva a decorrere dall'anno nel quale è intervenuta la modifica. E' previsto che, con riferimento all'anno in corso, la prima rata deve essere versata entro il 27 dicembre 2006.
La norma precisa, inoltre, che è possibile estinguere il debito anche tramite compensazione orizzontale ai sensi dell'articolo 17 del Dlgs 241 del 1997, ovvero utilizzando i crediti risultanti dalle liquidazioni periodiche.

Anche per il presente regime, così come per quello riguardante le nuove iniziative e le attività marginali, di cui agli articoli 13 e 14 della legge 388 del 2000, è previsto il cosiddetto tutoraggio fiscale. Pertanto, i contribuenti in regime di franchigia potranno farsi assistere negli adempimenti tributari dall'ufficio locale dell'Agenzia delle entrate competente per domicilio, previa acquisto di idonea apparecchiatura informatica da utilizzare per la connessione con il sistema informativo dell'Agenzia delle entrate.

Nel caso in cui venga meno uno dei requisiti per poter accedere al regime in esame, il contribuente è assoggettato al regime ordinario dell'Iva a partire dall'anno solare successivo. Tuttavia, se il predetto limite di 7mila euro di volume d'affari è superato del 50 per cento del limite stesso (10.500 euro), l'uscita dal regime di favore decorre dallo stesso anno di superamento. In tal caso, il contribuente dovrà versare l'imposta relativa a tutte le operazioni imponibili effettuate nell'anno e potrà detrarre l'Iva assolta sugli acquisti relativi allo stesso periodo.

Da ultimo, si evidenzia che con la modifica apportata all'articolo 41, comma 2-bis, del Dl 331 del 1993, dal comma 16 dell'articolo 37 del decreto legge qui esaminato, i soggetti che applicano il regime di franchigia di cui all'articolo 32-bis, quando cedono beni ad altri Paesi della Comunità europea non realizzano cessioni intracomunitarie, ai sensi del citato Dl 331 del 1993.

Trasmissione telematica dei corrispettivi
Il comma 33 e seguenti dell'articolo 37 del decreto legge in argomento introduce, per i contribuenti che operano nel commercio al minuto e attività assimilate, di cui all'articolo 22 del Dpr 633/72, l'obbligo di trasmettere telematicamente all'Agenzia delle entrate l'ammontare complessivo dei corrispettivi giornalieri, distintamente per ciascun punto vendita.

Com'è noto, analoga disposizione era stata già prevista dal comma 429 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Finanziaria per il 2005), con riferimento alle imprese operanti nel settore della grande distribuzione. Tale norma, tuttavia, prevedeva per i predetti soggetti la facoltà dell'invio telematico dei corrispettivi, che è ora reso obbligatorio dal decreto legge 223/2006.
Parallelamente alla previsione dell'obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi, il comma 35 dell'articolo 37 dispone la soppressione dell'obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi mediante scontrino o ricevuta (scompare pertanto il registratore di cassa, per lo meno nella sua valenza fiscale). Rimane, comunque, l'obbligo di emettere fattura qualora richiesta dal cliente.

Il comma 37 stabilisce, inoltre, che l'adempimento di cui sopra sostituisce gli obblighi di registrazione dei corrispettivi nel registro di cui all'articolo 24 del Dpr 633/72.
Da un punto di vista sanzionatorio, i soggetti che non adempiono l'obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi sono puniti con una sanzione amministrativa da mille a 4mila euro. Ovviamente, resta salva l'applicazione delle disposizioni previste per la violazione degli obblighi di registrazione e di tenuta della contabilità.

Dichiarazione annuale
Di notevole interesse sono le modifiche apportate in materia di dichiarazioni fiscali. In particolare, il comma 10, lettera c), n. 2, dell'articolo 37 del presente decreto legge, ha reso obbligatorio per tutti i contribuenti l'utilizzo del canale telematico per la presentazione della dichiarazione Iva annuale.
Fino a oggi, infatti, gli unici contribuenti che potevano presentare la dichiarazione Iva su modello cartaceo, a una banca convenzionata o a un ufficio postale, erano le persone fisiche che avevano realizzato nell'anno solare precedente un volume d'affari non superiore a 10mila euro, purché non obbligati alla presentazione della dichiarazione dei sostituti d'imposta o del modello per la comunicazione degli studi di settore.

Con la modifica sopra accennata, dunque, è stata soppressa la disposizione prevista per le persone fisiche di limitate dimensioni; pertanto, già a partire dal prossimo anno, tutti i contribuenti Iva saranno obbligati a presentare la dichiarazione annuale Iva in via telematica direttamente o tramite intermediari abilitati.

Un'altra novità di rilievo, con riferimento a tutte le dichiarazioni annuali (Iva, redditi, eccetera), riguarda l'anticipazione dei termini di presentazione delle stesse. In particolare, la presentazione in via telematica della dichiarazione annuale Iva dovrà essere effettuata entro il 31 luglio di ciascun anno. Pertanto, in base all'attuale formulazione dell'articolo 8 del Dpr 322 del 1998, la dichiarazione annuale Iva deve essere presentata:

  • nel caso di contribuente tenuto alla presentazione in via autonoma, nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 31 luglio
  • nel caso di contribuente tenuto a comprendere la dichiarazione Iva nel modello Unico, nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 31 luglio.


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