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Attualità

Il nudo proprietario può essere socio qualificato

I limiti fissati dal Tuir non sono cumulativi ma alternativi

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Una persona fisica residente in Italia non esercente attività d'impresa, pieno proprietario del 15 per cento delle partecipazioni in una Srl e nudo proprietario di un'ulteriore quota del 20 per cento, risulta detenere una partecipazione "qualificata", ai fini del trattamento tributario relativo ai dividendi percepiti e alle plusvalenze e minusvalenze realizzate.
Questa la conclusione cui è giunta l'Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 65/E.

L'interpellante aveva prospettato due differenti soluzioni al caso rappresentato:

  1. la prima secondo cui, tenendo conto delle età del nudo proprietario e dell'usufruttuario, il 20 per cento delle quote sarebbe rappresentativo di una partecipazione al capitale sociale pari al 12,5 per cento per il nudo proprietario, il quale integrerebbe una partecipazione qualificata, possedendo un ulteriore 15 per cento a titolo di pieno proprietario, superando la soglia del 25 per cento del capitale sociale
  2. la seconda - che è quella fatta propria dal contribuente - secondo cui, tenendo conto che il diritto alla percezione degli utili spetta all'usufruttuario, il nudo proprietario deterrebbe una partecipazione non qualificata pari al 15 per cento del capitale sociale.

Questo l'iter logico-argomentativo seguito dall'Agenzia delle entrate per addivenire alla conclusione sopra prospettata.
Dopo aver chiarito che ai sensi dell'articolo 47, comma 1, e dell'articolo 3, comma 3, lettera a), del Tuir, gli utili percepiti da persone fisiche residenti non esercenti attività d'impresa subiscono un differente trattamento tributario a seconda che siano o meno relativi a partecipazioni qualificate in società italiane, si precisa che la natura qualificata o meno di una partecipazione è desumibile dal disposto di cui all'articolo 67 del Tuir, in base al quale per partecipazioni qualificate si intendono le partecipazioni, i titoli e i diritti che rappresentano una percentuale superiore al 2 o al 20 per cento dei diritti di voto esercitabili nell'assemblea ordinaria, ovvero al 5 o al 25 per cento del capitale o del patrimonio, secondo che si tratti, rispettivamente, di titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri o di altre partecipazioni; viceversa, le partecipazioni non qualificate, da individuarsi con i medesimi criteri, sono quelle che rappresentano una percentuale "non" superiore ai predetti limiti.

Ciò posto, l'Agenzia delle entrate ritiene che - con riferimento alla percentuale dei diritti di voto - tenuto conto del disposto di cui all'articolo 2352 del codice civile, in mancanza di una pattuizione contraria, il diritto di voto spetta all'usufruttuario, perciò la percentuale del 15 per cento posseduta dal soggetto interpellante non supera i limiti per configurare una partecipazione qualificata.
Tuttavia - prosegue l'Agenzia delle entrate - occorre verificare se risulta superata la percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio prevista dal citato articolo 67 del Tuir.

Seguendo le prescrizioni della circolare n. 165/E del 1998, in merito al calcolo della percentuale di capitale sociale rappresentata dalla nuda proprietà di una partecipazione, il valore della nuda proprietà andrà determinato secondo i criteri indicati dagli articoli 46 e 48 del Dpr n. 131 del 1986.
Ebbene, dal momento che da tali calcoli viene fuori una percentuale a titolo di nudo proprietario pari al 12,5 per cento, se la si somma a quella del 15 per cento detenuta dall'interpellante a titolo di piena proprietà, risulta superata la soglia limite del 25 per cento di partecipazione al capitale o al patrimonio della società, prevista dall'articolo 67 del Tuir.
Il che comporta la natura qualificata delle partecipazioni possedute, con conseguente concorso alla determinazione del reddito complessivo nella misura del 40 per cento delle plusvalenze realizzate e dei dividendi percepiti.

Come può agevolmente notarsi, l'interpretazione fatta propria dal contribuente si basava su un'erronea interpretazione dell'articolo 67, comma 1, lettera c), del Tuir, il quale prevede che i due requisiti della percentuale di partecipazione al voto e della percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio sono "alternativi" e non "cumulativi", al fine di ritenere una partecipazione qualificata.
Invero, i due requisiti sono separati dalla locuzione "ovvero", che nel linguaggio legislativo sta inequivocabilmente a significare che un requisito è alternativo rispetto all'altro.
Conseguentemente, anche qualora non sia superata la soglia di percentuale di partecipazione al voto e risulti superata la soglia di percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio, come è avvenuto nel caso in esame, la partecipazione sarà da ritenersi qualificata.

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