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Attualità

Ocse: in cinque parole-chiave i punti di forza della compliance

"Conoscere per agire" è il sottile filo conduttore che ha animato lo studio del Forum on Tax Administration

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Perché si evade? E perché si è buoni contribuenti? Ma soprattutto quali azioni possono intraprendere le Amministrazioni fiscali per aumentare i livelli di compliance? A questi e ad altri interrogativi cerca di rispondere una ricerca dell'Ocse-Fta (Forum Tax Administration). A partire dai dati sull'evasione nei Paesi membri e dalle indagini sul comportamento dei contribuenti, lo studio "scandaglia" le motivazioni che influenzano l'atteggiamento nei riguardi degli obblighi fiscali.

L'indagine concentrata in due punti
"Conoscere per agire" è il filo rosso che muove lo studio del Forum on Tax Administration. La conoscenza dei fattori, non soltanto economici ma anche psicologici e sociali, che guidano i processi decisionali del contribuente è il primo passo per intraprendere politiche di sostegno al pagamento spontaneo delle imposte. A partire da questo assunto, l'indagine fissa due punti fondamentali: 1) l'idea di una compliance concepita non come una divisione manichea tra "buoni" e "cattivi" ma come un continuum che va da un livello massimo di adesione agli obblighi tributari all'evasione totale; 2) la definizione delle variabili-chiave per la tax compliance (deterrenza, norme, opportunità, equità e fiducia, fattori economici). La combinazione di questi elementi, calibrati in funzione del contesto e dell'individuo, è in grado di "predire" il comportamento del contribuente.

La politica della deterrenza
Non sempre la politica della tolleranza zero porta buoni frutti, almeno in ambito fiscale. La minaccia di sanzioni può rivelarsi "un'arma a doppio taglio". Se da un lato può rafforzare l'obbligo morale di contribuire attraverso il pagamento delle tasse alla spesa pubblica, dall'altro può creare nei contribuenti un senso di oppressione che porta alla devianza. Altro rischio legato alla deterrenza è di cadere nella "notte in cui tutte le vacche sono nere", rafforzando l'idea che l'evasione fiscale sia un fenomeno pervasivo e una prassi comune. Un errore di valutazione che, secondo l'Ocse, accomuna diversi Paesi membri. Le indicazioni dei ricercatori sono chiare: compito delle Amministrazioni fiscali, e in particolare delle strutture di comunicazione, è di evitare queste generalizzazioni e chiarire che l'evasione fiscale è un comportamento limitato a una certa fetta di contribuenti, debitamente monitorati. Al contrario, la deterrenza funziona quando alla sanzione comminata dall'autorità fiscale si accompagna quella "sociale". In altri termini quando supporta le norme sociali in favore della tax compliance ed espone l'evasore al rischio dell'isolamento o della stigmatizzazione.

Il ruolo delle norme
L'influenza delle norme sul comportamento del contribuente si esplica a un doppio livello, individuale (convinzioni personali su ciò che è giusto/sbagliato) e sociale (convinzioni e credenze diffuse all'interno dell'ambiente sociale di riferimento). L'aspetto decisivo in questo caso è l'effetto-moltiplicatore, vale a dire il condizionamento esercitato sull'individuo dai comportamenti, positivi o negativi, mostrati dai consociati. In ambito fiscale, la percezione che le persone, soprattutto quelle più vicine, siano più o meno inclini a pagare le tasse incide pesantemente sull'atteggiamento del singolo. Come gestire questa complessità? Lo studio fornisce alcune indicazioni pratiche: in primo luogo, può essere efficace incorporare in ogni attività di impatto esterno (campagne informative, lettere ai contribuenti, sito internet, contatti faccia a faccia) un messaggio normativo di rinforzo alla compliance, tenendo presente che le norme, una volta interiorizzate, sono difficili da modificare. Meglio dunque concentrarsi su chi non ha ancora un set di valori e comportamenti strutturato, come fa ad esempio l'Agenzia delle Entrate con il progetto "Fisco e Scuola". Meglio ancora se si scelgono come linee-guida della comunicazione dei valori-cardine (es. diritto all'istruzione o alle cure mediche), universalmente riconosciuti, legandoli al pagamento delle tasse, oppure degli esempi positivi in cui i destinatari possano immedesimarsi.

Agevolare il pagamento delle tasse riducendo gli ostacoli
Un altro fattore cruciale per il comportamento del contribuente è legato alle possibilità di pagare oppure di evadere. Le strade sono evidentemente due, da un lato aumentare le opportunità di adempiere spontaneamente, dall'altro rendere più difficile evadere. Tradizionalmente le amministrazioni fiscali si sono concentrate su questo secondo versante, mentre sarebbe più proficuo, secondo il gruppo di lavoro dell'Ocse, agevolare il pagamento delle tasse riducendo gli ostacoli che il contribuente incontra, in termini di complessità delle procedure e di tempo da impiegare. Ad esempio, è possibile incrementare la compliance con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori o attraverso siti internet accessibili o ancora ricorrendo a modelli di dichiarazione di facile compilazione, infine - ma su questo si riconosce che il margine di intervento è molto ridotto - riducendo la complessità dell'impianto normativo. Viceversa, in concomitanza con altri fattori, "leggi complesse, modelli incomprensibili, siti poco accessibili, call center sempre occupati, impiegati sgarbati" possono spingere il contribuente verso comportamenti devianti.

Equità e fiducia
Secondo un ampio corpus di ricerche, la tax compliance è influenzata anche dalla percezione di equità (distributiva, nella gestione del denaro pubblico; procedurale, nella gestione delle attività di controllo e di assistenza da parte dell'amministrazione fiscale; sanzionatoria, riferita alle punizioni previste per chi evade). Cosa accade quando si violano le regole del gioco? Sanzioni poco trasparenti e atteggiamenti percepiti come aggressivi o non equi da parte dell'amministrazione fiscale possono condizionare negativamente il contribuente. Il compito delle burocrazie del fisco è in particolare garantire l'equità procedurale: le parole d'ordine sono neutralità, precisione, coerenza, empatia e rispetto nei confronti del contribuente, in particolare nelle situazioni in cui è sottoposto a controllo.

L'influenza dei fattori economici
Le relazioni tra dinamiche economiche ed evasione fiscale non sono univoche. In linea di tendenza, il comportamento deviante si associa alla mancanza di lavoro e ai fenomeni di economia sommersa, o anche a condizioni di lavoro particolarmente disagiate, mentre i fattori che determinano la crescita economica in genere favoriscono una maggiore compliance.

Un "breviario" per la compliance
La conoscenza delle leve che guidano il comportamento del contribuente è dunque decisiva per sviluppare strategie più efficaci nella tax compliance. Lo studio si chiude con un piccolo "breviario" per i manager del fisco:
  • ponete sempre attenzione al contesto di riferimento e ai driver che spingono individui e gruppi verso un certo comportamento fiscale;
  • ideate interventi differenziati, sia sul piano delle attività che sul piano comunicativo, in funzione dei diversi driver del comportamento (e dei gruppi che intorno a questo si identificano);
  • non affidatevi a divisioni semplicistiche tra "evasori" e "onesti", ma immaginate la compliance come continuum;
  • concentrare le strategie di sviluppo della compliance unicamente sulla deterrenza non soltanto è sbagliato, ma può essere addirittura controproducente: la deterrenza va usata con consapevolezza ed è efficace solo se accompagna o rafforza un sistema di valori e di norme;
  • improntate l'approccio al contribuente ai principi di imparzialità, rispetto e collaborazione;
  • testate l'impatto dei messaggi che saranno diffusi all'interno, contrastate la disinformazione e le generalizzazioni, rinforzate attraverso la comunicazione le norme sociali a favore dell'adempimento spontaneo;
  • make it easer!, rendete gli adempimenti tributari più facili, e più difficoltosa l'evasione;
  • coinvolgete nelle strategie di compliance l'intera filiera del fisco, dentro e fuori l'Amministrazione (intermediari, centri di assistenza fiscale, sostituti di imposta).
     
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