Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Attualità

Più controlli e minore riservatezza? Sì grazie, siamo inglesi (2)

La prima ammistia sponsorizzata e attuata dal fisco britannico, rivela alcuni tratti distintivi della comunità anglosassone

Thumbnail
Tra questi l’atteggiamento delle banche che non hanno criticato le richieste indiscrete avanzate dal fisco sulla tracciabilità dei profili finanziari e la riservatezza dei patrimoni dei clienti. Nessuno ha evocato l’incombere d’un Grande Fratello in versione fiscale.

FOCUS  
Gli eventi e le diverse fasi, anche istituzionali, che hanno condotto al varo dell’amnistia fiscale relativa ai conti offshore, la prima fino ad oggi sponsorizzata e attuata dall’Amministrazione fiscale britannica, rivela alcuni tratti davvero distintivi della comunità anglosassone. Infatti, nel momento più aspro del confronto tra Amministrazione e sistema bancario da un lato e fisco e contribuenti dall’altro, gli istituti bancari non hanno affatto criticato le richieste indiscrete e irrituali avanzate dal fisco in termini di tracciabilità dei profili finanziari e riservatezza dei patrimoni dei loro clienti, piuttosto hanno semplicemente chiesto che il medesimo trattamento e le stesse richieste fossero applicate ed estese a tutti gli operatori attivi nel settore del credito e della finanza, al fine di salvaguardare il principio della competitività. 

Un "Grande Fratello" in versione fiscale
In altre parole, nessuno ha evocato l’incombere d’un Grande Fratello in versione fiscale, come accade invece frequentemente anche per questioni meno rilevanti in altri Paesi. Piuttosto, le voci che si sono levate lo hanno fatto all’indirizzo degli evasori, stigmatizzandone lo scarso senso civico e d’appartenenza ad una comunità all’interno della quale in molti sono oggi colti alla sprovvista dal registrare come centinaia di migliaia di sudditi, apparentemente irreprensibili e rigorosi, abbiano fatto ricorso in maniera così diffusa e sistematica all’outlet-fiscale offerto dai Paradisi fiscali. Insomma, il costume inglese, nonostante evasione fiscale, sommerso e quant’altro trovino accoglienza anche all’interno dei confini e dei mercati britannici, riesce comunque a mantenere una sua vocazione virtuosa nei riguardi del bene comune e dell’interesse superiore della collettività. Anche se si è chiamati a rinunciare ad una quota della propria riservatezza contabile, alla quale tutti si tiene, indipendentemente dall’appartenenza e dalle origini nazionali.

Condizioni e termini dell’amnistia fiscale
Scendendo invece nel particolare passiamo ora in rassegna regole e procedure dell’amnistia. La proposta di regolarizzazione prevede tre tappe fondamentali. Innanzitutto, i soggetti che hanno optato per l’adesione entro il 22 giugno hanno comunicato, formalizzandola, la loro scelta all’Amministrazione fiscale. Dati, numeri e documenti relativi alle singole posizioni tributarie, con inclusa l’indicazione delle somme evase e dei versamenti da effettuare per regolarizzare la propria posizione, dovranno invece essere trasmessi ai competenti uffici del fisco entro il 26 novembre. A questo punto, i diversi Investigation Team che gestiscono i singoli profili dei contribuenti interessati provvederanno, entro il 30 aprile del 2008, a inviare una comunicazione di avvenuta regolarizzazione. Scatta quindi una sorta di tregua fiscale transitoria. Infatti qualora dai controlli fossero emersi ulteriori contraddizioni o reati contabili, anche al di fuori dei transiti e dei collegamenti con l’offshore, si avvieranno nuove procedure che, a seconda della gravità, potrebbero anche avere un impatto penale con annessa incriminazione.

Pugno duro sui grandi evasori
Naturalmente, a seconda della taglia dell’imposta evasa, ogni singolo soggetto riceverà un diverso trattamento. I grandi evasori, con oltre 750 mila euro da ricondurre nelle casse dell’erario, saranno sottoposti alle cure e agli accertamenti condotti dalle unità d’elite del fisco britannico appartenenti allo Special Civil Investigation, che applica procedure più elastiche e gode di maggiori poteri d’investigazione, solitamente connessi all’individuazione di reati che non restano confinati al solo ambito fiscale. I soggetti che hanno evaso somme più modeste, tra i 100 mila e i 750 mila euro, riceveranno invece le attenzioni delle unità che operano all’interno del Civil Investigation of Fraud, una sorta di nucleo operativo costituito espressamente per svolgere controlli su documenti e per gestire procedure riconducibili all’amnistia fiscale. In coda, sarà compito degli uffici locali competenti per distretto occuparsi dei casi in cui l’evasione non supera i 100 mila euro. Insomma, più si è evaso e maggiori saranno le attenzioni che il fisco riserverà ai contribuenti coinvolti.

Quanto costa mettersi in regola
I contribuenti che hanno aderito all’amnistia dovranno versare una sanzione fissa pari al 10 per cento dell’imposta evasa, cui va aggiunta la somma evasa e gli interessi pregressi. I soggetti che non hanno accettato l’offerta del fisco rischiano invece una sanzione che può raggiungere il 100 per cento di quanto evaso negli anni precedenti. In pratica, se un contribuente ammette di non aver versato 100 mila euro nel ’92, per ripianare il proprio debito con il fisco dovrà versare, oltre all’intera imposta evasa, 10 mila euro di sanzione, ovvero il 10 per cento di quanto sottratto all’erario, e aggiungere circa 100 mila euro di interessi. Alla fine il prezzo della pace con il fisco, per il contribuente che ha aderito all’amnistia, costerà intorno ai 210 mila euro. Qualora il medesimo soggetto non avesse optato per l’offerta dell’Amministrazione fiscale, la bolletta da pagare sarebbe stata decisamente più muscolare, sotto il profilo contabile. Infatti, all’erario avrebbe dovuto versare ben 300 mila euro, 80 mila euro in più rispetto a quanto avrebbe dovuto pagare in caso di adesione esplicita all’iniziativa perdonale.

Nessuna sanzione se l’evasore è timido
Nessuna penale aggiuntiva è riservata agli evasori la cui imposta non versata non oltrepassa la soglia di circa 3 mila 300 euro. E non si tratta di uno sconto di favore che interessa una platea modesta di contribuenti. Infatti, un dato che emerge dalla lettura dei primi risultati dell’amnistia riguarda proprio la molteplice tipologia dei soggetti che vi hanno aderito. Se il professionista, che chiameremo Mr Smith, ha dimenticato di versare all’erario oltre 500 mila euro, basta scorrere l’elenco per soffermarsi su Madam Smith che, nonostante il suo conto corrente ben custodito, ottimamente ordinato e rigorosamente sorvegliato registrato presso una banca registrata sull’Isola di Man, ha sorvolato su di un’imposta inferiore ai 3 mila euro. Risultato: il prezzo della regolarizzazione sconterà interessi e imposta, senza che la sanzione vi trovi posto. In fondo, anche gli inglesi, apparentemente cinici e severi, hanno un cuore, contabile naturalmente.      
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/piu-controlli-e-minore-riservatezza-si-grazie-siamo-inglesi-2