Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Attualità

I primi chiarimenti sulla trasparenza fiscale (1)

L'esercizio dell'opzione consente di evitare la tassazione in capo ai soci dei dividendi distribuiti e di dedurre le perdite eventualmente subite dalla partecipata o di compensare le proprie con i redditi della trasparente

Thumbnail
Continuano i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate sulla riforma fiscale con l'emanazione della circolare n. 49/E del 22 novembre scorso, riguardante il regime di tassazione per trasparenza applicato alle società di capitali. Come noto, l'articolo 115 del Tuir ha introdotto la possibilità per le società di capitali - in possesso di determinati requisiti - di accedere a tale regime, attraverso l'esercizio di un'opzione, per effetto della quale il reddito della società partecipata, determinato in modo unitario, viene successivamente ripartito tra i soci in proporzione alle rispettive quote di partecipazione. Tale meccanismo, esteso dall'articolo 116 del Tuir anche alle società a ristretta base proprietaria con soci persone fisiche, è analogo a quello delle società di persone per le quali la trasparenza costituisce il regime di tassazione ordinario. I principali vantaggi derivanti dall'esercizio dell'opzione consistono nell'evitare la tassazione, in capo ai soci, dei dividendi distribuiti e nella possibilità, per gli stessi, di dedurre le perdite eventualmente subite dalla partecipata o di compensare le proprie con i redditi della trasparente. La recente circolare dell'Agenzia delle Entrate, nell'illustrare le novità dell'istituto, risolve importanti dubbi interpretativi di seguito riepilogati.
Modifica delle percentuali di partecipazione agli utili senza variazione della compagine sociale (paragrafo 2.3) Con riferimento alle modifiche delle percentuali di partecipazione agli utili che non comportano una variazione della compagine sociale, l'Agenzia adotta un'interpretazione analoga a quella vigente per le società di persone. L'articolo 5, comma 2, del Tuir, stabilisce, al riguardo, che le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionali al valore dei conferimenti dei soci se non risultano determinate diversamente dall'atto pubblico o da una scrittura privata autenticata di data anteriore a quella di inizio del periodo d'imposta. In particolare, nella circolare si afferma che "gli atti con i quali si modificano le percentuali di partecipazione agli utili, lasciando immutata l'originaria compagine societaria e senza fuoriuscita dal range fissato dalla norma, spiegano efficacia, ai fini dell'imputazione del reddito, a partire dal periodo d'imposta successivo a quello nel quale sono posti in essere. Ciò in analogia con la disposizione di cui all'articolo 5, comma 2, del TUIR, riferita alle società di persone, al cui regime fiscale s'ispira la trasparenza delle società in esame". La disposizione richiamata è finalizzata a evitare il verificarsi di comportamenti elusivi in prossimità della chiusura dell'esercizio, mirati a traslare l'imponibile su soggetti sottoposti ad aliquota progressiva meno elevata. Si osserva che, anche nel caso di società di capitali, eventuali variazioni delle percentuali di partecipazione agli utili tra i medesimi soci potrebbero essere dettate da motivi di convenienza fiscale, consistenti nell'attribuire l'imponibile maturato nell'esercizio a soggetti che si trovano nella possibilità di compensarlo con capienti perdite fiscali.
Legittimità delle operazioni finalizzate a ottenere i requisiti (paragrafo 2.4) L'articolo 115 del Tuir stabilisce, al comma 1, che l'opzione per la tassazione per trasparenza può essere esercitata da "soggetti di cui all'art. 73, comma 1, lettera a), al cui capitale sociale partecipano esclusivamente soggetti di cui allo stesso art. 73, comma 1, lettera a), ciascuno con una percentuale del diritto di voto esercitabile nell'assemblea generale richiamata dall'art. 2346 del codice civile e di partecipazione agli utili non inferiore al 10 per cento e non superiore al 50 per cento". Sulla possibilità di considerare ammissibili o meno le operazioni mirate all'ottenimento dei requisiti previsti dalla legge per poter esercitare l'opzione di cui all'articolo 115(1), l'Agenzia si è espressa chiarendo che tali operazioni - in linea di massima - non si possono qualificare automaticamente come elusive, ma al tempo stesso ha fatto presente che la possibilità di sindacare la elusività di specifici comportamenti avviene "sulla base di un giudizio che non può prescindere dall'esame del singolo caso concreto e della valutazione dell'operazione posta in essere nel suo complesso".
Pegno, usufrutto e sequestro di azioni (paragrafo 2.4.5) Nel caso di pegno, usufrutto e sequestro di azioni si assiste a una dissociazione fra qualità di socio e titolarità dei diritti di voto e di partecipazione agli utili, nel senso che gli stessi possono spettare a soggetti diversi (v. articolo 2352 c.c.). In tali circostanze, considerati i requisiti di cui all'articolo 115 del Tuir, l'Agenzia delle Entrate ha ritenuto che non sia possibile optare per la trasparenza, fatta eccezione per due casi: -         quando le azioni vengono date in usufrutto a un soggetto già socio della società, fermo restando la verifica che le percentuali di diritto di voto e di partecipazione agli utili spettanti a ciascun socio resti nel range di ammissibilità -         quando le azioni vengono date in pegno, a condizione che il socio e il creditore pignoratizio stabiliscano che il diritto di voto e il diritto agli utili continuino a sussistere in capo al socio medesimo.   Requisiti dei soci non residenti (paragrafo 2.5) Il decreto ministeriale emanato il 23 aprile scorso ammette che l'opzione per la trasparenza possa essere esercitata, in qualità di soci, "anche dai soggetti indicati nell'art. 73, comma 1, lettera d), del testo unico, a condizione che per gli utili distribuiti dalla società partecipata non vi sia obbligo di ritenuta fiscale ovvero la ritenuta, se applicata, sia suscettibile di integrale rimborso". Stante la formulazione letterale utilizzata dal decreto di attuazione, l'Agenzia ha ammesso l'esercizio dell'opzione per il regime di trasparenza da parte di soci non residenti, a prescindere dalla loro forma giuridica. Si osserva, al riguardo, che la distinzione sulla tipologia giuridica assunta, se rilevante per i soggetti residenti, non ha motivo di sussistere in relazione alle società o enti non residenti dal momento che questi, anche se non dotati di personalità giuridica, sono, comunque, soggetti all'imposta sul reddito delle società.
Utili eccedenti il reddito tassato per trasparenza (paragrafo 2.8) La circolare ha reso più esplicito il disposto contenuto nell'articolo 8, comma 1, del decreto ministeriale, chiarendo che la distribuzione di utili maturati in periodo di trasparenza non concorre a formare il reddito dei soci, anche qualora tali utili fossero maggiori dei corrispondenti redditi tassati per trasparenza. Ciò che può verificarsi, ad esempio, se la società fruisce di agevolazioni fiscali che riducono la base imponibile. Il comma 1 dell'articolo 8 del decreto ministeriale ha inoltre previsto che la disposizione si applichi anche con riferimento alla distribuzione di tali utili e riserve, dopo il periodo di trasparenza, a favore di nuovi soci. In tal caso, tuttavia, è necessario che questi ultimi rivestano la forma giuridica di società di capitali residenti o di soggetti non residenti nei confronti dei quali l'utile distribuito non è assoggettato a ritenuta. In altri termini, è sufficiente che il nuovo socio sia un soggetto Ires, a prescindere dalle quote di partecipazioni possedute. La posizione assunta dall'Agenzia si fonda sulla ratio della norma: evitare che il socio subentrante, se persona fisica, possa sfuggire all'obbligo di imposizione sugli utili percepiti.
Copertura delle perdite (paragrafo 2.9) Si tratta di una presunzione assoluta quella recata dal comma 5 dell'articolo 115 del Tuir, riguardante la copertura di perdite con utili generati in periodi di trasparenza. Pertanto, non può essere superata da una diversa volontà assembleare e, sempre secondo l'Agenzia delle Entrate, resta valida sia nei periodi d'imposta di vigenza dell'opzione, sia nei periodi successivi. Infatti, a differenza della presunzione della prioritaria distribuzione di utili "trasparenti", contenuta nel medesimo comma 5, quella riguardante la copertura di perdite non risulta favorevole ai soci e, conseguentemente, non sembra possa essere superata da una diversa determinazione assembleare. Si osserva, peraltro, che la formulazione letterale della norma non è identica.

Perdite della società partecipata realizzate durante il periodo di trasparenza (paragrafo 2.10.3) Relativamente al riporto delle perdite prodotte dalla società partecipata, l'interpretazione fornita nella circolare n. 49/E esclude che la perdita imputata per trasparenza mantenga, in capo al socio, le stesse caratteristiche che questa ha maturato in capo alla società partecipata. A questo riguardo si chiarisce che il riporto di tale perdita da parte del socio "deve avvenire, negli esercizi successivi, secondo le ordinarie regole disciplinate dall'articolo 84 del nuovo TUIR. Ciò equivale ad affermare che la perdita: a) può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi successivi, ma non oltre il quinto (a partire dal periodo di imputazione), per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi; b) può essere riportata senza limiti temporali qualora si tratti di perdite imputate alla società partecipante nei suoi primi tre periodi d'imposta; c) non può essere riportata nell'ipotesi prevista dal comma 3 dell'articolo 84 in esame". La perdita della partecipata, confluendo nel reddito del socio, è come se fosse da quest'ultimo prodotta: pertanto, per verificare se la perdita è illimitatamente riportabile o riportabile con limite temporale occorre far riferimento al socio e alla sua situazione e non alla società trasparente.

Imputazione delle ritenute e dei crediti d'imposta (paragrafo 2.11) Le ritenute d'acconto subite dalla partecipata e i "relativi" crediti d'imposta (vale a dire i crediti che possono essere utilizzati soltanto in diminuzione delle imposte sul reddito) devono essere obbligatoriamente imputati ai soci secondo la percentuale di partecipazione agli utili e sono da questi scomputabili dalle proprie imposte. Analogamente, sono ripartiti tra i soci, pro quota, gli acconti versati dalla società trasparente. Ne consegue che, in questi casi, la società non può trattenere per se stessa le ritenute, i relativi crediti e gli acconti, i quali devono essere necessariamente ripartiti tra i soci. Per quanto concerne gli oneri detraibili dalla partecipata ai sensi dell'articolo 78 del Tuir e i crediti d'imposta derivanti da specifiche norme agevolative (da indicare nel quadro RU), il comma 3 dell'articolo 7 del decreto ministeriale stabilisce che devono essere interamente attribuiti ai soci in proporzione alle rispettive quote di partecipazione agli utili. Il termine "interamente" utilizzato dal legislatore implica - chiarisce l'Agenzia - che la società non è tenuta a calcolare l'imposta virtuale sul proprio reddito imponibile per verificare eventuali limiti all'utilizzo di tali oneri e crediti. Sono i soci, autonomamente, a verificare il limite d'imposta, sulla base del reddito complessivo dichiarato da ciascuno di loro. Tuttavia, la società resta libera di determinare la parte di credito di imposta da trasferire ai soci. In analogia a quanto previsto dalla risoluzione 18 aprile 2002, n. 120, per le società di persone, potrà essere imputato a questi ultimi, in proporzione alle loro quote di partecipazione, tutto o parte del credito che residua dopo gli utilizzi effettuati dalla società.
Infine, si evidenzia che non rientrano nell'ambito applicativo dell'articolo 7, comma 3, del citato decreto ministeriale, i crediti d'imposta che non possono essere trasferiti ai soci (ovvero carbon tax, caro petrolio ed Efim).
1. continua
1. Si immagini, ad esempio, la cessione di una partecipazione del 2 per cento effettuata da un socio che detiene una partecipazione del 51 per cento, al solo fine di rientrare nel regime di trasparenza e utilizzare le perdite fiscali pregresse per abbattere i redditi allo stesso imputati per trasparenza.
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/primi-chiarimenti-sulla-trasparenza-fiscale-1