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Attualità

I principi applicativi dell'imposta sulla pubblicità

Scontano il tributo i mezzi, al di fuori dell'insegna, che raffigurano il marchio del prodotto

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La nota 11159 diramata il 19 marzo 2007 dal dipartimento per le Politiche fiscali e, precisamente, dall'ufficio Federalismo fiscale, fornisce chiarimenti in merito all'applicazione dell'imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni.

E' stato innanzitutto ribadito che sono esenti da imposta sulla pubblicità le insegne esposte sulla facciata di un esercizio commerciale qualora la superficie complessiva delle stesse non superi i cinque metri quadrati; in caso contrario, l'imposta andrà corrisposta in relazione all'intera superficie.
Il comma 1-bis dell'articolo 17 del Dlgs 15 novembre 1993, n. 507, stabilisce infatti che "l'imposta non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l'attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati. Con regolamento del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per lo sviluppo economico, da emanare, d'intesa con la Conferenza Stato-città e autonomie locali, entro il 31 marzo 2007, possono essere individuate le attività per le quali l'imposta è dovuta per la sola superficie eccedente i 5 metri quadrati".

La nota richiama la definizione di insegna di esercizio formulata dal legislatore con il comma 6, dell'articolo 2-bis, legge 24 aprile 2002, n. 75, di conversione del Dl 22 febbraio 2002, n. 13: per insegna di esercizio si intende il mezzo individuato dall'articolo 47 del Dpr 16 dicembre 1992, n. 495, vale a dire "la scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da simboli o da marchi, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell'attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa".
Il comma 6 dell'articolo 2-bis precisa ulteriormente che detta scritta deve avere "la funzione di indicare al pubblico il luogo di svolgimento dell'attività economica".

Al riguardo, in base alla circolare n. 3 del Dpf del 3 maggio 2002, rientrano nell'agevolazione in esame (esenzione fino a 5 metri quadrati di estensione) esclusivamente le insegne che contengono:

  • la generica indicazione della tipologia dell'esercizio commerciale (ad esempio, con la semplice scritta "Bar" o "Alimentari")
  • la precisa individuazione dell'esercizio commerciale (ad esempio, "Bar Bianchi" o "Alimentari Azzurri")
  • la generica individuazione dell'esercizio commerciale, realizzata con l'indicazione del nominativo del titolare (ad esempio, la semplice scritta "da Giovanni")
  • l'indicazione, precisa o generica, della tipologia dell'esercizio commerciale accompagnata nel contesto dello stesso mezzo pubblicitario, da simboli o marchi relativi a prodotti in vendita (ad esempio, "Bar Alfa-Caffè Beta")
  • l'indicazione del solo marchio o dei prodotti in vendita (ad esempio, "Caffè Gamma"); in questo caso, infatti, la scritta in esame è di per sé idonea a indicare al pubblico, sia pure indirettamente, il luogo di svolgimento dell'attività economica.

Dalla definizione sopra fornita e da quanto affermato con la citata circolare n. 3/2002, si evince, quindi, che l'insegna, oltre all'indicazione del nome del soggetto o della denominazione dell'impresa che svolge l'attività, può evidenziare anche la tipologia e la descrizione dell'attività esercitata, nonché i marchi dei prodotti commercializzati o dei servizi offerti.
Di converso, non possono invece essere definite insegne di esercizio le scritte relative al marchio del prodotto venduto nel caso in cui siano contenute in un distinto mezzo pubblicitario, che viene, cioè, esposto in aggiunta ad un'insegna di esercizio, poiché questa circostanza manifesta chiaramente l'esclusivo intento di pubblicizzare i prodotti in vendita.

La nota in oggetto chiarisce, pertanto, che nel caso in cui in aggiunta alle insegne di esercizio, vengano esposti uno o più distinti mezzi pubblicitari raffiguranti unicamente il marchio del prodotto commercializzato (senza quindi l'indicazione del nome del soggetto o della denominazione dell'impresa), con l'esclusivo intento di pubblicizzare i prodotti o i servizi offerti, tale mezzo non potrà godere dell'esenzione in discorso, in quanto non potrà essere considerato come insegna di esercizio.
In tale ipotesi, le insegne di esercizio con superficie complessiva non superiore ai cinque metri quadrati rimangono esenti dall'imposta, mentre vanno assoggettati a tassazione i distinti mezzi pubblicitari che espongono esclusivamente il marchio.

Esiste comunque una deroga a tale principio: nell'ipotesi di mezzi pubblicitari diversi dalle insegne di esercizio esposti nelle vetrine o sulle pareti di ingresso dell'esercizio commerciale, tali mezzi sono esenti dall'imposta se attinenti all'attività esercitata e se la loro superficie non supera, nel loro insieme, il mezzo metro quadrato in relazione a ciascuna vetrina o ingresso singolarmente considerato.

Ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera a), del Dlgs n. 507 del 1993, "sono esenti dall'imposta la pubblicità realizzata all'interno dei locali adibiti alla vendita di beni o alla prestazione di servizi quando si riferisca all'attività negli stessi esercitata, nonchè i mezzi pubblicitari, ad eccezione delle insegne, esposti nelle vetrine e sulle porte di ingresso dei locali medesimi purchè siano attinenti all'attività in essi esercitata e non superino, nel loro insieme, la superficie complessiva di mezzo metro quadrato per ciascuna vetrina o ingresso".
Tale regola si applica anche nelle ipotesi di avvisi al pubblico esposti nelle vetrine o sulle porte di ingresso dei locali, o nelle immediate vicinanze; tali avvisi godono dell'esenzione dal pagamento del tributo a condizione che la loro superficie complessiva non sia superiore a mezzo metro quadrato e sempre che siano relativi all'attività svolta.
Infatti, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera b), del Dlgs 507/1993, sono esenti dall'imposta "gli avvisi al pubblico esposti nelle vetrine o sulle porte di ingresso dei locali, o in mancanza nelle immediate adiacenze del punto di vendita, relativi all'attività svolta, nonchè quelli riguardanti la localizzazione e l'utilizzazione dei servizi di pubblica utilità, che non superino la superficie di mezzo metro quadrato...".

Con riferimento all'individuazione della superficie imponibile dei mezzi pubblicitari, la nota del Dipartimento richiama l'articolo 7, del Dlgs 507/1993, in base al quale "l'imposta sulla pubblicità si determina in base alla superficie della minima figura piana geometrica in cui è circoscritto il mezzo pubblicitario indipendentemente dal numero dei messaggi in esso contenuti".
E' stato però precisato che nel caso in cui il mezzo pubblicitario venga applicato su un pannello, su una struttura o su una muratura, occorrerà valutarne gli eventuali effetti pubblicitari al fine di ricomprendere tali superfici nella base imponibile su cui calcolare il tributo; nella diversa ipotesi in cui fungano da mero supporto strumentale non possono invece essere considerati come base imponibile (cfr risoluzione del 18 dicembre 1997, n. 231/E, e risoluzione n. 2/DPF del 6 marzo 2003).

La nota fornisce chiarimenti anche in merito al rispetto dei termini decadenziali entro cui è necessario procedere alla notifica degli avvisi di accertamento, a seguito della mancata presentazione della dichiarazione di inizio pubblicità, di cui all'articolo 8 del Dlgs 507/1993.
Il combinato disposto dei commi 161 e 172, dell'articolo 1, legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007), stabilisce, infatti, un termine decadenziale di cinque anni per la notifica dell'avviso di accertamento, che decorre dalla data in cui la dichiarazione di inizio della pubblicità è stata o avrebbe dovuto essere presentata.
Tale data è rappresentata dal "momento appena antecedente a quello di inizio della pubblicità"; il nuovo termine decadenziale si applica anche ai rapporti d'imposta pendenti al 1° gennaio 2007 - data di entrata in vigore dei commi sopra citati - vale a dire ai rapporti per i quali non è ancora spirato il termine decadenziale entro il quale il Comune deve notificare l'accertamento.

Viene infine preso in esame il caso del contribuente che abbia presentato la dichiarazione di inizio pubblicità per un'insegna di esercizio, che per un certo periodo di tempo non ha subito alcuna modificazione, ritenuta dall'Amministrazione locale prima esente dal pagamento del tributo, poi assoggettabile allo stesso, a seguito di più accurati controlli.
In tale ipotesi, sarà possibile richiedere il pagamento dell'imposta (non oltre i cinque anni precedenti alla data in cui il soggetto passivo del tributo avrebbe dovuto effettuare il versamento), ma non saranno applicabili sanzioni e interessi per il ritardato versamento, poiché il mancato assolvimento del debito tributario è dipeso da un errore dell'Amministrazione. In tal senso dispone, infatti, l'articolo 10, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente).

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