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Attualità

Rimborsi Iva transfrontalieri:
l'iter per l'invio delle domande

La ratio della norma è evitare che un soggetto passivo di uno Stato Ue sia gravato in via definitiva dell'imposta pagata in altro Stato membro a fronte di acquisti di beni e servizi

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Il 30 settembre 2018 è l'ultimo giorno per la presentazione delle istanze di rimborso Iva (articoli 38-bis1, 38-bis2 e 38-ter del Dpr 633/1972). Possono presentare la richiesta: i soggetti stabiliti in Italia che nel 2017 hanno assolto l'Iva in uno Stato membro dell'Unione europea in relazione a beni e servizi ivi acquistati; i soggetti stabiliti in altro Stato membro Ue o in Stati non appartenenti all'Unione europea con cui esistono accordi di reciprocità in materia Iva (Svizzera, Norvegia e Israele) che hanno assolto l'Iva in Italia in relazione a beni e servizi ivi acquistati nel 2017.
Il termine del 30 settembre, previsto dalla direttiva 2008/9/Ce, è perentorio e non prorogabile al successivo giorno lavorativo.

La normativa sul termine
L'articolo 15 della direttiva 2008/9/Ce ha stabilito che le istanze di rimborso devono essere inoltrate "... al più tardi il 30 settembre dell'anno civile (solare) successivo al periodo di riferimento".
In passato, la mancanza di indicazioni in merito alla natura giuridica (perentoria od ordinatoria) del termine di presentazione delle istanze di rimborso aveva creato dubbi interpretativi.
Con la sentenza C-294/11 del 2012, i giudici comunitari hanno definitivamente chiarito che detto termine deve intendersi di carattere perentorio; conseguentemente, la mancata presentazione delle istanze di rimborso entro la data stabilita comporta la decadenza (e, quindi, la perdita) dal diritto al rimborso del tributo in esse evidenziato.
Tale decisione risulta pienamente in linea con quanto già in passato chiarito con le risoluzioni n. 320966 del 24 luglio 1985 e n. 47/E dell'11 aprile 2000.

Inoltre, la sentenza dei giudici comunitari è stata pienamente recepita dalla Corte di cassazione con la sentenza 16692/2013, laddove, sanando un contrasto giurisprudenziale sorto al proprio interno, è stato chiarito che considerare il termine come avente carattere meramente ordinatorio si porrebbe in contrasto con lo scopo (perseguito dalle medesime direttive) di armonizzazione delle diverse discipline interne vigenti in materia nell'ambito dei vari Stati membri.

La Corte di cassazione, nella sentenza 4709/2015, ha ulteriormente precisato che "il termine di presentazione dell'istanza di rimborso è un termine perentorio, stabilito a pena di decadenza, rientrando nella disciplina delle " date e termini" contenuta negli art. 4 e 5 del Regolamento CEE Euratom n.1182 del 3 giugno 1971 e come tale non assoggettabile a proroga ai sensi dell'art.3, comma 4, del medesimo Regolamento. Ne consegue che non è ammissibile la proroga al successivo giorno feriale di un termine di decadenza per il compimento di un atto ( la richiesta di rimborso IVA) da compiersi entro una determinata data".
La perentorietà del termine si giustifica, altresì, nel sistema procedimentale in cui la richiesta di rimborso viene a inserirsi, perché l'Amministrazione finanziaria deve poter essere messa in condizione di esaurire le procedure di rimborso nel rispetto della stringente tempistica prevista e nello stesso tempo poter esperire le procedure di ripetizione delle somme indebitamente detratte.

Presentazione dell'istanza di rimborso
Sul sito internet dell'Agenzia sono reperibili apposite informazioni in ordine alle modalità di presentazione delle istanze di rimborso dell'Iva assolta dai soggetti residenti in Italia, da soggetti stabiliti in altri Stati membri Ue ed extra Ue.

Per quanto specificatamente riguarda i soggetti stabiliti in Italia che vogliono recuperare l'Iva assolta in altri Stati membri, il provvedimento 1 aprile 2010 del direttore dell'Agenzia delle entrate ha stabilito le modalità e i termini procedurali per l'invio delle istanze di rimborso, nonché le specifiche tecniche per la realizzazione dei relativi scambi informativi, in applicazione dell'articolo 38-bis1, comma 4, Dpr 633/1972.
Difatti, dal 2010 i soggetti passivi italiani che intendono richiedere il rimborso dell'imposta pagata in altro Paese membro devono utilizzare un'apposita procedura, presentando la relativa istanza tramite i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate (Entratel o Fisconline), la quale poi provvede al relativo inoltro allo Stato estero ove l'Iva è stata assolta.
Nel sito sono disponibili anche: gli indirizzi delle Amministrazioni fiscali estere, una guida operativa, le faq relative ai rimborsi a soggetti comunitari.

Successivamente all'invio dell'istanza di rimborso si ottengono quattro ricevute, visualizzabili nella sessione "Ricevute" del sito dei servizi telematici. Attestano, rispettivamente: la ricezione della domanda da parte dell'Agenzia delle entrate; l'accettazione della domanda da parte dello Stato del richiedente; l'avvenuta ricezione della domanda da parte dello Stato di rimborso; l'esito della domanda da parte di tale ultimo Stato.

Presupposti del rimborso
La ratio sottesa alla procedura dei "rimborsi transfrontalieri" è quella di evitare che un soggetto passivo, residente all'interno di uno Stato membro, sia gravato in via definitiva dell'imposta assolta in altro Stato membro a fronte di acquisti di beni e servizi ivi effettuati.
Il rimborso dell'imposta, pertanto, diviene funzionalmente analogo alla detrazione e consente di conseguire il medesimo risultato che si otterrebbe qualora l'acquisto fosse stato effettuato dal non residente nello stesso Stato in cui svolge la propria attività, garantendosi in tal modo la neutralità del tributo che, in caso contrario, inciderebbe in via definitiva sull'operatore estero.

In via di principio, per i rimborsi di cui all'articolo 38-bis1 del Dpr 633/1972, i requisiti per l'erogazione del rimborso sono quelli previsti dallo Stato in cui è stabilito il soggetto passivo richiedente (articolo 6, paragrafo 1, direttiva 2008/9/Ce). Tuttavia, tale condizione di detraibilità deve sussistere ed essere accertata anche nel Paese membro di rimborso.
Infatti, secondo l'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2008/9/Ce, fatto salvo l'articolo 6, "il diritto al rimborso dell'IVA a monte è determinato secondo la direttiva 2006/112/ CE quale applicata dallo Stato membro di rimborso", mentre, secondo l'articolo 9, paragrafo 2, della direttiva 2008/9/Ce, lo Stato membro di rimborso può esigere che il richiedente fornisca ulteriori informazioni nella misura in cui tali informazioni siano necessarie in relazione alle eventuali limitazioni al diritto di detrazione vigenti nel Paese membro di rimborso.

Ciascuno Stato membro rimborsa l'Iva addebitata al soggetto passivo italiano, in occasione dell'acquisto di beni e servizi e di importazioni, al verificarsi dei seguenti presupposti:
  • gli acquisti devono essere impiegati dal richiedente per effettuare operazioni soggette a Iva in Italia
  • l'imposta assolta deve essere inerente all'attività economica svolta. In sostanza, non è sufficiente l'esercizio di una qualsiasi attività economica se quest'ultima non garantisce il ribaltamento a valle dell'imposta assolta a monte. Per la suprema Corte, il rapporto di inerenza tra le operazioni (passive) "a monte" e le operazioni (attive) "a valle" costituisce una condizione essenziale non solo per la detrazione dell'imposta, ma anche per il suo rimborso, quale che sia la modalità adottata ( sentenza 8785/2009)
  • al fine di evitare distorsioni applicative del meccanismo di rimborso agevolato nell'ipotesi in cui il soggetto passivo abbia effettuato solo in parte operazioni esenti, l'ammontare del rimborso e? ammesso in misura proporzionale alle operazioni che danno diritto alla detrazione, conformemente a quanto disposto dall'articolo 6 della direttiva 2008/9/Ce. L'Agenzia delle entrate, con circolare 12/2010 (risposta 3.4), ha chiarito, sulla base del citato articolo 6, che il rimborso non è ammesso se il soggetto passivo, durante il periodo di riferimento dell'istanza, ha effettuato esclusivamente operazioni esenti o non soggette, che non danno diritto alla detrazione
  • nel periodo di riferimento dell'istanza di rimborso il richiedente non deve aver effettuato operazioni attive territorialmente rilevanti nel Paese di rimborso
  • nei casi in cui l'Iva sia stata indebitamente fatturata. L'articolo 4 della direttiva 2008/9/Ce stabilisce che il rimborso resta precluso in relazione "agli importi dell'IVA, che, conformemente alla legislazione dello Stato membro di rimborso, siano stati indebitamente fatturati". La questione è stata affrontata dalla stessa Corte di giustizia (causa C-35/05 instaurata dietro remissione dell'ordinanza 1015/2005 della Corte di cassazione), secondo cui l'Iva addebitata in fattura per errore è indetraibile, con conseguente riconoscimento dell'inesistenza del diritto di rimborso per un soggetto non residente.
Rifiuto del rimborso
In base all'articolo 19 della direttiva 2008/9/Ce, lo Stato membro di rimborso notifica senza indugio al richiedente la data in cui gli è pervenuta la richiesta, nonché - entro quattro mesi dall'avvenuta ricezione della medesima - la propria decisione di approvazione o di diniego del rimborso. In caso di rifiuto, in tutto o in parte, della richiesta, i motivi sono notificati al richiedente unitamente alla decisione. Quest'ultimo può presentare ricorso presso le Autorità competenti dello Stato membro di rimborso secondo le modalità e nel rispetto dei termini previsti per le richieste di rimborso presentate dai soggetti stabiliti in tale Stato membro (articolo 23, direttiva 2008/9/Ce). È possibile reperire sul sito dell'Agenzia delle entrate gli indirizzi delle Amministrazioni fiscali estere da contattare per ottenere informazioni inerenti il diniego.

Indebito rimborso
Ai sensi della direttiva 2008/9/Ce, in caso di indebito rimborso, cioè ottenuto con mezzi fraudolenti o in altro modo non corretto, lo Stato membro di rimborso procede direttamente al recupero degli importi indebitamente pagati, compreso il pagamento di eventuali sanzioni pecuniarie e gli interessi. In caso di una sanzione amministrativa o di interessi imposti non pagati, lo Stato membro di rimborso può sospendere ogni ulteriore rimborso al soggetto passivo sino a un importo pari a quello non pagato.
 
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