Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Attualità

Sull’Iva fidarsi è bene…ma non fidarsi è meglio!

La Corte dei Giustizia Ue ha chiarito i presupposti per beneficiare del regime di esenzione Iva nelle operazioni intracomunitarie

La controversia è insorta a seguito della scoperta, da parte dell’Autorità fiscale britannica, di una frode Iva relativa a false cessioni intracomunitarie nel settore della telefonia mobile. Nello specifico del caso, una società inglese vendeva a una società spagnola telefoni cellulari destinati ai mercati francesi e spagnoli. I prodotti erano lasciati in un deposito secondo la clausola franco fabbrica o ex works con responsabilità per il trasporto della merce interamente a carico dell’acquirente. A prova dell’avvenuta uscita dei prodotti dal territorio nazionale, la società anglosassone esibiva delle lettere di vettura Cmr, ovvero lettere di spedizione che recano la descrizione dei beni, l’indirizzo di consegna, il nome del conducente e il numero di immatricolazione del veicolo. Tali prove erano inizialmente ritenute attendibili dall’autorità fiscale competente. A seguito di successive indagini, tuttavia, i Commissioner britannici scoprivano che alcuni indirizzi di destinazioni delle transazioni risultavano inesistenti, concludendone che la merce in questione non aveva mai lasciato il Regno Unito. Sulla scorta di tali evidenze si provvedeva al recupero dell’Iva in capo all’azienda cedente, ovvero si consideravano le citate transazioni imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, malgrado il riconoscimento del mancato coinvolgimento nella frode dell’impresa inglese alienante. Contro la decisione sul recupero dell’Iva, l’azienda anglosassone proponeva appello innanzi al giudice nazionale adducendo, a fondamento dello stesso ricorso, il contrasto della decisione adottata dai Commissioner rispetto al dettato normativo contenuto nella sesta direttiva Cee.

Le questioni pregiudiziali
La High Court of Justice (England and Wales) Queen’s Bench Division (Administrative Court) ha invitato il Supremo organo di giustizia comunitaria a chiarire il significato del termine "spedito" di cui agli articoli 28 bis- n. 3 e 28 quater- parte A lett. a) della sesta direttiva Cee, nonché in quali condizioni le cessioni di beni sono da considerarsi esenti da Iva. Il giudice britannico ha inoltre chiesto delucidazioni in merito alla possibilità di recuperare l’Iva relativamente a operazioni intracomunitarie inizialmente giudicate regolari e soltanto successivamente, per cause non ascrivibili al cedente, constatate come fraudolenti e se e in quale misura in tale questione può avere rilevanza probatoria la dichiarazione relativa all’acquisto intracomunitario presentata dall’acquirente alle autorità fiscali competenti.

Il diritto comunitario
L’articolo 28 bis n. 3 della sesta direttiva Cee precisa che "è considerato acquisto intracomunitario di un bene l’acquisizione del potere di disporre come proprietario di un bene mobile materiale spedito o trasportato, dal venditore o dall’acquirente o per loro conto, a destinazione dell’acquirente in uno Stato membro diverso dallo Stato di partenza della spedizione o del trasporto del bene". Ai sensi del disposto dettato dall’art. 28 quater- parte A lett a) della citata direttiva si prevede che "… gli Stati membri esentano: a) le cessioni di beni ai sensi dell’articolo 5, spediti o trasportati, dal venditore o dall’acquirente o per loro conto, fuori dal territorio di cui all’articolo 3 ma all’interno della Comunità, effettuate per un altro soggetto passivo o per un ente che non è soggetto passivo, che agisce in quanto tale in uno Stato membro diverso dallo Stato di partenza della spedizione o del trasporto dei beni".

La normativa inglese
In sintesi il combinato disposto dall’articolo 30 n. 8 del "Value Added Tax Act 1994" e dall’articolo 134 del "Value Added Tax Act Regulations 1995" conviene nel considerare esenti ai fini Iva le cessioni intracomunitarie nei casi in cui i Commissioner dispongano di sufficienti prove che tali beni lascino il Regno Unito e siano materialmente trasferiti in un altro Stato membro nonché che gli stessi prodotti siano acquistati da un soggetto passivo in un altro Stato membro. A corollario delle disposizioni citate, la circolare n. 703 aggiunge alle condizioni per poter beneficiare dell’aliquota zero sulle cessioni intracomunitarie l’indicazione nelle fatture di vendita del numero di identificazione Iva intracomunitario e che, nel termine di tre mesi dalla cessione, il cedente ottenga validi documenti commerciali che attestino l’avvenuta uscita della merce dal territorio britannico.

La sentenza della Corte
La Corte di Giustizia dell' Unione europea con la sentenza del 27 settembre 2007 relativa alla causa C-409/04 ha fornito un notevole contributo chiarificatore alla disciplina relativa alle operazioni intracomunitarie. La Corte ha innanzitutto ribadito la necessità di qualificare una cessione o un acquisto intracomunitario in base a elementi oggettivi, come l’esistenza di un movimento fisico dei beni, concludendo che gli articoli 28 bis n. 3 e 28 quater parte A lett.a) della sesta direttiva Cee in considerazione del significato attribuito al termine "spedito" devono essere interpretati nel senso che "l’acquisto intracomunitario di un bene viene effettuato e l’esenzione della cessione intracomunitaria diviene applicabile soltanto quando il potere di disporre del bene come proprietario è stato trasmesso all’acquirente e quando il fornitore prova che tale bene è stato spedito o trasportato in un altro Stato membro e che, in seguito a tale spedizione o trasporto, esso ha lasciato fisicamente il territorio dello Stato membro di cessione". A giudizio della Corte, pertanto, affinché una operazione di cessione di beni fra operatori di due Stati membri sia qualificabile come cessione intracomunitaria e, quindi, possa beneficiare del regime di esenzione Iva è necessario che: a) il bene commercializzato rientri nella disponibilità materiale dell’acquirente; b) lasci fisicamente il territorio dello Stato di provenienza; c) il cedente provi all’autorità fiscale, con mezzi adeguati, tale trasferimento. In merito alle altre questioni, infine, la Corte ha precisato la non punibilità del fornitore in buona fede e ignaro di espedienti fraudolenti posti in essere da propri partner commerciali ai danni dell’Erario in merito all’assolvimento dell’Iva relativa a operazioni commerciali fra Stati membri e per le quali la stessa parte aveva a tempo debito, provato, con mezzi già ritenuti a suo tempo meritevoli dall’autorità competente, la non assoggettabilità all’imposta in trattazione. La Corte ha inoltre ribadito che la dichiarazione relativa alle operazioni intracomunitarie esibita dall’acquirente all’Autorità tributaria "può costituire una prova supplementare diretta a dimostrare che i beni hanno effettivamente lasciato il territorio dello Stato membro di cessione, ma non costituisce una prova determinante ai fini dell’esenzione dall’Iva di una cessione intracomunitaria".
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/sulliva-fidarsi-e-benema-non-fidarsi-e-meglio