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Attualità

Svizzera, fisco buono coi ricchi, severo con chi inquina

La carbon tax in versione elvetica è pronta all’esordio. Al via dal 1° gennaio 2008 la eco-tassa su gas e gasolio

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L’obiettivo dell’imposta è indurre gli svizzeri a ridurre il consumo di combustibili fossili e a investire in energie rinnovabili. In realtà, si tratta di una new-entry nella hit parade delle misure fiscali adottate dalla Svizzera in questi anni in favore dell’ambiente, dopo l’entrata in vigore nel 2001 della tassa sul traffico pesante. Nel 2006 l’erario elvetico ha incassato oltre 30 miliardi di euro di imposte e tasse, un tesoretto modesto se raffrontato con i patrimoni miliardari che affollano i conti delle banche svizzere, dove le ricchezze si calcolano, per tradizione, non ricorrendo alle centinaia ma scomodando le migliaia di miliardi.

Niente sconti a chi inquina, al via la carbon tax in versione elvetica
In realtà, se il fisco di Berna esibisce un volto soft e disponibile nei riguardi dei Paperoni del Pianeta, è invece sufficiente soffermarsi su temi ambientali, caldi per definizione se non surriscaldati, per osservare come l’indulgenza fiscale elvetica possa assumere tratti insolitamente aspri e decisi e, soprattutto, affatto arrendevoli nei riguardi di chi inquina. Infatti, scorrendo l’elenco dei tributi che, nel corso del quinquennio passato, sono stati adottati dai Cantoni e dal Governo per garantire un equilibrio ambientale accettabile all’interno dei confini confederali, ci s’imbatte in una selva di tasse, da quella sul traffico pesante, che ha inaugurato l’epopea del volto verde del fisco elvetico, a quella di più recente adozione, la tassa sul Co2, ovvero, su gas e gasolio, che vedrà il suo esordio a partire dal 1 gennaio del 2008.

Obiettivi della tassa sul biossido di carbonio
Innanzitutto, scopo primario della nuova tassa è quello di convincere la popolazione, incluse le aziende, a ridurre il consumo di combustibili fossili e ad investire in energie rinnovabili. Infatti, nel 2006 le emissioni originate dai combustibili sono scese di una quota modesta, soltanto il 4,6 per cento, rispetto al livello registrato nel 1990. Dunque, l’obiettivo indicato dal Parlamento confederale, fissato al 6 per cento, non è stato raggiunto. Il risultato è che automaticamente scatterà, a partire dal 1 gennaio del 2008 l’applicazione della nuova eco-tassa che, almeno nei disegni dei responsabili dell’Esecutivo di Berna, dovrebbe permettere alla Svizzera di tener fede agli obblighi assunti con l’adesione ai parametri dettati dall’agenda di Kyoto, insieme complesso di accordi di cui la Svizzera è stata fini dall’inizio sostenitrice convinta.

Dalla teoria alla pratica, ovvero come funziona la tassa sul Co2
La nuova carbon tax applica dei meccanismi singolari oltrechè ispirati ad una generale progressività. Un modello che già molti altri Paesi, tra quelli più sensibili alle tematiche ambientali, mostrano di gradire e di seguire con attenzione. In pratica, dal 1° gennaio 2008, la direzione generale delle Dogane riscuoterà sui combustibili fossili importati 12 franchi per ogni tonnellata di Co2 emessa, ovvero, circa 3 centesimi per litro di olio da riscaldamento o 2,5 centesimi per metro cubo di gas. Trascorso un anno, qualora le emissioni di Co2 risultassero ancora in eccesso rispetto ai parametri fissati, allora la tassa inasprirà il conto, salendo progressivamente a 24 franchi, nel 2009, e fino al tetto massimo di 36 franchi nel 2010. Anno entro il quale Berna si era impegnata, sempre nell’ambito degli accordi di Kyoto, a diminuire dell’8 per cento le emissioni domestiche di biossido di carbonio rispetto ai livelli registrati nel 1990.

La curiosità
In realtà, non si tratta di una vera e propria tassa. Infatti, nell’arco di due anni, il gettito raccolto dall’erario sarà ridistribuito alla popolazione, finanziando le assicurazioni per le malattie sottoscritte dai lavoratori, e alle aziende, in modo proporzionale alla massa salariale loro riconducibile. Perché la tassa non fa paura alle imprese A questo riguardo, è utile rammentare che nel caso in cui un’azienda s’impegni formalmente a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra legate all’attività svolta, sarà automaticamente dispensata dalla tassa. A oggi, sono ben 600 le imprese elvetiche che hanno già concordato un obiettivo di riduzione con la Confederazione. Peraltro, sempre al fine di ridurre le emissioni di Co2, oltre alla nuova tassa Berna ha già introdotto misure sulla defiscalizzazione dei biocarburanti e norme relative alla riscossione di "un centesimo per il clima" sul carburante da parte del settore privato.

Obiettivi futuri e traguardi raggiunti
La Svizzera costituisce in tema di Fisco&Ambiente un curioso territorio di studio dedito alla sperimentazione. Nel 2001, per esempio, l’entrata in vigore della tassa sul traffico pesante, per effetto della quale ciascun trasportatore che attraversa i confini confederali deve versare un importo proporzionato alla distanza, al peso e alle emissioni inquinanti del veicolo, una somma che in media è di circa 200 euro, ha condotto a risultati piuttosto positivi. Infatti, oltre a lasciare nelle casse dell’erario 1 miliardo di euro nel 2006, la tassa ha determinato una decisa inversione di tendenza in riferimento ai flussi del trasporto connessi al traffico delle merci su strada. Flussi che, dal 1980 erano praticamente raddoppiati, riducendo il transito delle merci su rotaie dal 90 al 60 per cento. Oggi, anche in virtù dell’entrata in vigore dell’imposta, il trend si è invertito, tanto che l’Esecutivo di Berna ha fissato, per il 2009, l’obiettivo di ridurre a 650 mila il numero dei camion in viaggio attraverso la Svizzera. Un traguardo ambizioso, soprattutto considerando che attualmente sono circa 1 milione 200 mila autocarri che transitano sulle strade elvetiche. Il Co2, ovvero biossido di carbonio o anidride carbonica, è il più nocivo dei sei gas che vantano un effetto serra. In Svizzera rappresenta l’80 per cento delle emissioni.
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