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Attualità

Trasparenza fiscale anche senza raccomandata

In caso di compagine unipersonale, l'omessa comunicazione dal socio alla società non comporta l'invalidità dell'opzione

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L'opzione per la trasparenza fiscale, se esercitata da una Srl composta da un unico socio, è valida anche se questi non abbia provveduto a comunicare alla società partecipata, tramite raccomandata, la propria volontà di adesione al regime, condizione prevista dall'articolo 4 del decreto ministeriale 23 aprile 2004.
Questa la precisazione con cui l'agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 361/E dell'11 dicembre, ha accolto la tesi del contribuente che chiedeva se le modalità con cui aveva optato per la trasparenza si potessero considerare validamente esercitate.

Le disposizioni applicative del regime di tassazione in questione sanciscono, all'articolo 4, che "l'opzione deve essere esercitata, oltre che dalla società partecipata, anche da tutti i soci che devono comunicarla alla società partecipata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. L'opzione si considera perfezionata quando viene trasmessa dalla società partecipata all'Agenzia delle entrate entro il primo dei tre periodi di imposta di sua efficacia con le modalità indicate con provvedimento del direttore dell'Agenzia stessa".
Nel caso prospettato, la società istante ha provveduto a inviare la comunicazione all'Agenzia, ma il socio unico non ha trasmesso alla società la prescritta raccomandata. Tuttavia, a suo avviso, la procedura può considerarsi validamente esercitata, in quanto il mancato invio della raccomandata non è contemplato fra le cause di perdita di efficacia dell'opzione previste dall'articolo 6 del decreto.

L'Agenzia rileva, in via preliminare, che sia il Dm del 23 aprile 2004 sia la circolare 49/2004 prevedono, per la scelta della tassazione per trasparenza, l'obbligo dell'invio della raccomandata da parte dei soci alla società. Pertanto, l'omissione avrebbe causato l'impossibilità di accedere al regime.
Tuttavia, nel caso in esame, essendo la società costituita da un'unica persona, è evidente che la volontà dell'unico socio coincide con quella espressa dalla società: l'opzione, quindi, può considerarsi validamente esercitata.

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