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Attualità

Trasparenza: limiti alla compensazione delle perdite pregresse (1)

Esame della disciplina in relazione sia alla società partecipata che a quelle partecipanti

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L'articolo 115 del Tuir riconosce la possibilità per le società di capitali, partecipate da altre società di capitali, di esercitare l'opzione in virtù della quale il proprio reddito complessivo viene imputato per "trasparenza" a ogni socio "indipendentemente dall'effettiva percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili".
Per l'esercizio dell'opzione, la società partecipata deve essere una società di capitali residente(1) e i soci devono essere anch'essi società di capitali, residenti ovvero non residenti(2), con una partecipazione in assemblea e agli utili compresa tra il 10 e il 50 per cento.

La ratio dell'introduzione del nuovo istituto, denominato consortium relief, è legata al nuovo sistema dell'esenzione, che necessita di naturali correttivi per mitigare l'indeducibilità delle perdite su partecipazioni che penalizzerebbe le cosiddette "corporate joint venture"; in tal senso si esprime la relazione governativa al disegno di legge delega, poi divenuta legge n. 80/2003, che sottolinea: "In questi casi, gli eventuali risultati negativi della 'joint venture' sarebbero fiscalmente irrilevanti per i partner, salva la possibilità per uno solo di questi, ricorrendone le condizioni, di avvalersi del consolidato fiscale. Al fine di rimuovere questo effetto negativo, sarà consentito, in questi casi, di optare per il regime di trasparenza fiscale delle società di persone".

Le disposizioni contenute nell'articolo 115, commi 1 e 3, del Tuir, in combinato con quanto disposto dall'articolo 7 del Dm 23 aprile 2004, prevedono che il reddito imponibile della società partecipata sia imputato per trasparenza a ciascun socio, indipendentemente dall'effettiva percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili.
La società partecipata, dunque, non assolve l'Ires sul reddito prodotto, poiché questo viene imputato per trasparenza ai singoli soci partecipanti, per la loro quota percentuale di partecipazione.
Il meccanismo della trasparenza fiscale prevede che il reddito imputato ai soci venga assoggettato a imposizione al momento della maturazione, attraverso la sua attribuzione ai soci medesimi, mutuando, pertanto, la disciplina prevista per le società di persone(3).

A seguito dell'esercizio dell'opzione, la società trasparente è tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi (presenterà il modello Unico società di capitali compilando l'apposito quadro TN "Imputazione del reddito e delle perdite per trasparenza") senza liquidare l'imposta.
In ogni caso, la società partecipata, pur non dovendo assolvere l'Ires, costituisce il riferimento soggettivo ai fini dell'accertamento e resta soggetto passivo ai fini dell'Irap.
La disciplina relativa alle perdite fiscali deve essere osservata in relazione sia alla società partecipata che alle società partecipanti.

Perdite fiscali della società trasparente
Occorre distinguere le perdite fiscali della società partecipata, a seconda se siano antecedenti all'opzione per la trasparenza, ovvero siano maturate nei periodi in cui è già efficace l'opzione, ai sensi del combinato disposto dell'articolo 115, comma 3, del Tuir, e dell'articolo 7, comma 2, del Dm 23 aprile 2004.
Le perdite fiscali che la società trasparente ha realizzato nei periodi d'imposta antecedenti ai periodi di vigenza dell'opzione, sono computate in diminuzione dal proprio reddito, nei limiti previsti dall'articolo 84 del Tuir, prima di imputare il reddito ai soci.

Pertanto, nel caso in cui l'ammontare delle perdite fiscali sia inferiore al reddito imponibile del periodo, la società partecipata scomputa le perdite pregresse dal proprio reddito e imputa la differenza positiva per trasparenza ai soci.
Se, invece, le perdite sono superiori al reddito imponibile del periodo, la società non imputa nulla ai soci e può riportare a nuovo l'eventuale differenza di perdita che residua, nei limiti ordinari previsti dal citato articolo 84. Tale differenza sarà sempre e comunque considerata perdita pregressa all'opzione e pertanto non imputabile per trasparenza ai soci.

Le perdite fiscali della società partecipata relative a periodi in cui è efficace l'opzione sono imputate ai soci in proporzione alle rispettive quote di partecipazione alle perdite di esercizio.
Come si può osservare, in ossequio alle possibilità offerte dal nuovo diritto societario di prevedere quote di partecipazioni differenti agli utili e alle perdite, il decreto attuativo (articolo 7, comma 2, del Dm 23 aprile 2004) non richiama, per l'imputazione delle perdite, la quota di partecipazione agli utili, che, pertanto, potrebbe essere differente.
Il socio partecipante alla trasparenza riceve dalla società partecipata le perdite prodotte da questa nel periodo di opzione e, nell'ipotesi in cui l'ammontare delle stesse sia eccedente l'importo del proprio reddito, può portare l'eccedenza in diminuzione negli esercizi successivi secondo le regole ordinarie.

Per quanto riguarda i limiti temporali della riportabilità delle perdite, è utile ricordare la circolare dell'Agenzia delle entrate 22 novembre 2004, n. 49, che fornisce due importanti precisazioni:

  1. "la perdita imputata per trasparenza viene prioritariamente utilizzata dalla società partecipante, confluendo nel reddito complessivo dichiarato dalla stessa. Ne consegue che le eventuali perdite subite dalla partecipante nei cinque periodi d'imposta precedenti possono essere computate in diminuzione di tale reddito se e nella misura in cui trovano capienza nel reddito stesso"
  2. la perdita della partecipata ricevuta dal socio "può essere riportata senza limiti temporali qualora si tratti di perdite imputate alla società partecipante nei suoi primi tre periodi d'imposta".

La circostanza che la società partecipata che produce la perdita sia o meno di recente costituzione non rileva ai fini della natura della stessa (limitatamente o illimitatamente riportabile), dovendosi osservare esclusivamente l'anzianità del socio che la riceve.
Tale interpretazione è stata ribadita dall'Agenzia delle entrate con la circolare del 16 marzo 2005, n. 10, ove si afferma che "la perdita della partecipata, confluendo nel reddito del socio, è come se fosse da quest'ultimo prodotta; con la conseguenza che per verificare se la perdita è illimitatamente riportabile o riportabile con limite temporale occorre far riferimento al socio e alla sua situazione e non alla società trasparente".

Le perdite della società partecipata, inoltre, sono imputate ai soci partecipanti entro il limite delle rispettive quote del patrimonio netto contabile della società partecipata, secondo quanto previsto dall'articolo 115, comma 3, terzo periodo, del Tuir.
Alla pari di quanto previsto dall'articolo 8, comma 2, del Tuir, per i soci accomandanti delle società in accomandita semplice, quando la responsabilità è limitata all'apporto eseguito in società, anche la perdita fiscale deve essere rapportata a quanto ammissibile civilisticamente e, quindi, commisurata alla propria quota di patrimonio netto.

Il patrimonio netto è determinato senza considerare la perdita dell'esercizio e tenendo conto dei conferimenti effettuati entro la data di approvazione del relativo bilancio.
Le perdite fiscali eccedenti il limite delle quote del patrimonio netto riferibile a ciascun socio rimangono in capo alla società partecipata, la quale le computa in diminuzione dal proprio reddito, riportandole a nuovo secondo le regole ordinarie.

1 - continua. La seconda puntata sarà pubblicata mercoledì 13

NOTE:
1) Trattasi dei soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera a), del Tuir: società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato.

2) Trattasi dei soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera a), del Tuir, ovvero di quelli di cui all'articolo 73, comma 1, lettera d), dello stesso Testo unico: società o enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato a condizione che per gli utili distribuiti dalla società partecipata non vi sia obbligo di ritenuta fiscale ovvero la ritenuta, se applicata, sia suscettibile di integrale rimborso.

3) Nella legge delega era, infatti, previsto di introdurre la facoltà, a determinati requisiti, per le società di capitali "di optare per il regime di trasparenza fiscale delle società di persone" (articolo 4, comma 1, lettera h), della legge 8 aprile 2003, n. 80).

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