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Attualità

In Ungheria va di scena il dubbio amletico sugli sconti fiscali

Uno o due miliardi di euro di sconti fiscali? Questa la domanda che da settimane risuona nelle stanze del potere di Budapest

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Varie le ipotesi allo studio del governo. Tra queste la riduzione del cuneo fiscale e delle imposte che gravano direttamente sul lavoro, la ridefinizione generale del sistema su cui poggia l’imposta sui redditi delle persone fisiche. Essere o non essere, pardon, diminuire imposte e tasse di 1 o di 2 miliardi di euro? Questo è il dubbio amletico in versione magiara che da diverse settimane risuona nelle stanze del potere di Budapest. E così le voci e le indiscrezioni che per mesi si sono inseguite sui piani di riforme fiscali attualmente allo studio dell’Esecutivo hanno finalmente trovato piena conferma, proprio in questi giorni dominati dallo spettro d’una crisi internazionale che incombe sui mercati domestici.

Come riformare il fisco 
A esplicitarne la consistenza e l’ampiezza è stato il premier ungherese, Ferenc Gyurcsany. L’unica incertezza ancora sul tavolo riguarda invece l’entità degli sconti fiscali oramai in agenda e, una volta determinato l’ammontare, la scelta del capitolo tra i molti sul tappeto su cui indirizzare i tagli delle imposte, ovvero le famiglie, le società, gli operatori economici, gli investitori esteri o, più semplicemente, stipendi e salari. Al riguardo, è giusto rammentare che mentre l’ala oltranzista della coalizione che governa il Paese invoca un taglio netto delle imposte di almeno 2 miliardi di euro, i moderati non sembrano affatto disposti a oltrepassare il limite contabile di guardia ancorato a un solo miliardo di euro. In questo caso, il principio di austerità viene sostenuto esprimendo la preoccupazione che un eccesso di generosità fiscale, proprio in un momento così delicato per l’economia mondiale, possa finire per vanificare la decisa riduzione del debito che la compagine di governo ungherese ha avviato nel corso dell’ultimo biennio. Peraltro, ottenendo un successo tanto concreto quanto inatteso, soprattutto per numeri e dimensioni.

L’austerità fiscale ha funzionato: giù il deficit e conti in regola
Infatti, l’obiettivo che dal 2006 ha visto mobilitata l’intera compagine ungherese di governo, è condurre il Paese nell’area euro, appuntamento previsto per il 2010. Ma per centrare questo obiettivo, è necessario rispettare diversi parametri, in particolare quello relativo al deficit, vera zavorra da anni a carico dell’economia magiara. È sufficiente rammentare che nel 2006 su Budapest pesava uno squilibrio annuale dei conti pubblici pari al 10 per cento del Pil. Una forbice questa che faceva dell’Ungheria il Paese meno virtuoso tra quelli che ambivano a far parte del club di Eurolandia. Per sanare questo gap l’Esecutivo magiaro ha inaugurato nel 2006 una decisa politica d’austerità, aumentando alcune aliquote e introducendo nuove imposte e, nel contempo, riportando sotto controllo i flussi della spesa pubblica. Il risultato è stato sorprendente e la cura ha funzionato. Già oggi infatti il deficit viaggia al di sotto del 6 per cento, dopo soli due anni di cura austera. Resta però il traguardo del deficit al 3 per cento, parametro questo non rimandabile se si vuole adottare l’euro secondo i tempi e con le modalità stabilite.

Giù le tasse: quattro le misure allo studio
Assicurato in zona di sicurezza il deficit, si è quindi passati alla fase successiva, concentrandosi sui tagli di imposte e tasse. Si è così costituito un vero e proprio laboratorio fiscale a Budapest, con il compito di alleggerire il carico del fisco sui bilanci delle famiglie e delle imprese. Le ipotesi allo studio al momento sono ben quattro. Innanzitutto, puntare sulla riduzione del cuneo fiscale e delle imposte che gravano direttamente sul lavoro. In questo caso, lo sconto dovrebbe condurre alla riduzione di ben nove punti del cuneo, che sarebbe destinato a scivolare dall’attuale 29 per cento arrestandosi sulla soglia d’un più modesto 20 per cento. Per compensare la riduzione l’aliquota massima Iva verrebbe aumentata di 2 punti percentuali, raggiungendo il 24 per cento. Diverse inoltre le agevolazioni e le deduzioni che verrebbero consegnate alla pensione.

L’esordio del superquoziente familiare
La seconda via da seguire sarebbe invece legata ad una ridefinizione generale del sistema sul quale si regge l’imposta sui redditi delle persone fisiche. In questo quadro si studia l’introduzione d’un super-quoziente familiare, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di garantire una sostanziale riduzione del carico fiscale sulle famiglie.

Imprese e flat tax
In coda le aziende, per le quali si starebbe elaborando una moderata riduzione dell’imposta sui profitti. Maggiore impegno invece si riscontra sul capitolo della flat tax, argomento questo sempre di moda nell’Est Europa. Un’imposta che risponda ai criteri propri d’una flat tax potrebbe interessare non soltanto le imposte sui redditi dei contribuenti individuali ma venir estesa anche alle società e, qualora risultasse possibile, potrebbe includere anche l’Iva. Insomma, le idee non sembrano affatto scarseggiare. Resta invece difficile da aggirare il dubbio relativo al quantum dello sconto fiscale in agenda, ovvero un solo miliardo di euro o, come da molti caldeggiato, ben 2 miliardi di euro? Questo è l’attuale dilemma magiaro, senz’altro più rassicurante del rosso estremo o contenuto dei conti pubblici, criticità questa che per dieci anni ha assillato i responsabili economici di Budapest.          
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