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Attualità

Vaduz apre a Bruxelles

In dirittura d’arrivo l’accordo anti-frode del Liechtenstein con l’esecutivo Ue. Passo decisivo anche per l’ingresso in Schengen

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Ulteriore passo avanti nel negoziato che da settimane vede impegnati i rappresentanti del Liechtenstein e della Commissione Ue. Gli eventuali obblighi che ne deriveranno saranno perfettamente in linea ed equivalenti a quelli che gli Stati membri dell’Unione assumeranno nei confronti del Principato. Ulteriore passo avanti nel negoziato che da settimane vede impegnati i rappresentanti del Liechtenstein e quelli della Commissione europea. Obiettivo degli incontri delle due delegazioni, che oramai si susseguono ad un ritmo intenso, è quello di giungere, entro l’autunno, ad un’intesa che apra la via alla sottoscrizione dell’accordo anti-frode anche da parte del Principato. Si tratterebbe d’un vero punto di svolta, sotto il profilo normativo, dato che i contenuti, le finalità e le regole che definiscono questa tipologia d’accordo comportano, in maniera automatica, l’acquisizione d’un terreno comune di discussione, di dialogo e di confronto in merito a temi di natura schiettamente fiscal-finanziaria.

Se Vaduz sceglie la via dell’integrazione europea
Anche se, come hanno tenuto a precisare i rappresentanti del Liechtenstein, gli eventuali obblighi che ne deriveranno saranno perfettamente in linea ed equivalenti a quelli che gli Stati membri dell’Unione assumeranno nei confronti del Principato. Dunque, si potrebbe registrare un avvicinamento diretto, riguardo questi temi, tra Liechtenstein e Commissione europea, ma un riallineamento, per quanto da molti ambito, non determinerà la trasformazione della giurisdizione in ex-paradiso fiscale, almeno non nel breve e nel medio termine. Si tratta comunque d’un passo in avanti decisivo, e questo dopo anni di isolamento reciproco, educato ma silente.

Norme anti-frode in cambio di Schengen
A questo riguardo, il riavvicinamento registrato in queste settimane tra Vaduz e Bruxelles, e riconducibile all’esplodere della questione legata alle liste di evasori in possesso del fisco tedesco, non è però esente dai segni tipici della diplomazia sottile. Infatti, per molti osservatori, la decisione di giungere alla sottoscrizione d’un accordo comune contro le frodi costituirebbe un via libera all’ingresso del Liechtenstein nell’area di Schengen. In pratica, l’intesa funzionerebbe come una sorta di garanzia regolamentare in risposta ai paesi europei che consideravano intollerabile l’apertura di Schengen al Principato, valutando il rischio finanziario che una tale evenienza avrebbe potuto innescare. In questa cornice, la sottoscrizione d’un accordo contro le frodi offrirebbe la garanzia sul rispetto pieno delle regole. Senza dubbio è un passo in avanti significativo in direzione d’una possibile pax fiscalis tra Vaduz e Bruxelles, ovvero tra il centro finanziario e l’Unione europea. Si dovrà attendere l’autunno per misurarne l’impatto reale, quindi la funzionalità o l’impraticabilità dell’iniziativa.
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