Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Avviso ai litiganti

La negligenza anche senza dolo
sconta la sanzione tributaria

Il contribuente deve dimostrare che la violazione non poteva essere evitata con un comportamento più accorto

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SINTESI: In tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, l’art. 5 del D.Lgs. n. 472 del 1997, applicando alla materia fiscale il principio sancito in generale dall’art. 3 della L. n. 689 del 1981, stabilisce che non è sufficiente la mera volontarietà del comportamento sanzionato, essendo richiesta anche la consapevolezza del contribuente, a cui deve potersi rimproverare di aver tenuto un comportamento, se non necessariamente doloso, quantomeno negligente. È comunque sufficiente la coscienza e la volontà della condotta, senza che occorra la dimostrazione del dolo o della colpa, la quale si presume fino alla prova della sua assenza, che deve essere offerta dal contribuente e va distinta dalla prova della buona fede, che rileva, come esimente, solo se l’agente è incorso in un errore inevitabile, per essere incolpevole l’ignoranza dei presupposti dell’illecito e dunque non superabile con l’uso della normale diligenza.

Ordinanza n. 9942 del 28 marzo 2022 (udienza 22 marzo 2022)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Sorrentino Federico – Est. Guida Riccardo
Sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie – Art. 5 del D.Lgs. n. 472 del 1997 – È sufficiente la coscienza e la volontà della condotta – Non occorre dimostrare il dolo o la colpa, che si presume fino alla prova della sua assenza che deve essere offerta dal contribuente

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