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Dal mondo

Africa: il Fisco nazionale pronto
al sorpasso su quello europeo

È quanto emerso dalla riunione del Forum delle Amministrazioni finanziarie che si è svolto a Johannesburg

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Il Forum delle Amministrazioni finanziarie africane, Ataf, che si è tenuto di recente nei pressi di Johannesburg, in Sud Africa, ha condotto ben 30 Paesi alla sottoscrizione di 2 proposte, riguardo il fisco, che la stessa Unione europea ancora stenta ad accogliere, a fare proprie. Di cosa si tratta, semplice: l’istituzione di una sorta di Agenzia, o Commissione fiscale africana, rappresentativa di tutti i Paesi coinvolti e, a seguire, la determinazione e l’elaborazione di una Carta fiscale che predisponga un livello di tassazione e di imposizione uniforme in tutto il Continente africano. In pratica, la creazione di una vera e propria Agenzia delle Entrate interafricana, capace di applicare e di far rispettare un codice tributario unificato, naturalmente nel rispetto delle singole particolarità e specificità. Si tratta d’una proposta, sostenuta da una ampio consenso. E questo mentre in Europa mancano ancora sia la proposta sia il consenso. Un caso quindi quasi unico, nella storia delle istituzioni, in cui è l’Africa che sopravanza l’Europa
 
In campo il fisco per frenare la fuga dei profitti delle multinazionali – Dai resoconti delle riunioni che si sono tenute tra coordinatori e rappresentanti Ataf, i numeri che sono emersi, ora pubblici, fanno risuonare più d’un campanello d’allarme. Tasse e imposte che le multinazionali operanti sul Continente africano versano annualmente nelle casse erariali dei singoli Stati costituiscono, ad oggi, la quota di maggioranza delle entrate tributarie. Gli esempi riportati sono chiari: in Ruanda, il 70% della base imponibile, su cui si calcolano le aliquote, è originata dalle attività svolte dalle multinazionali che vi operano. In Nigeria, gigante del petrolio, Paese ricco di risorse ma povero nella distribuzione delle ricchezze tra la popolazione, la base imponibile per l’88% deriva dai bilanci e dai profitti presentati ogni anno dalle multinazionali. Il caso del Burundi è ancora più eclatante, dato che in questo Paese il 20% delle imposte raccolte annualmente è pagato da una sola grande impresa transnazionale operante sul mercato internazionale. È da questo quadro che i 30 Paesi Ataf hanno avanzato le proposte d’un fisco omogeneo per l’intero Continente e dotato di maggiori poteri d’intervento e non solo. Molti rappresentanti alla guida di numerose Amministrazioni finanziarie hanno anche posto in discussione il programma Ocse sull’erosione della base imponibile e sul trasferimento dei profitti al di fuori della portata delle Amministrazioni fiscali nazionali, Beps, sostenendo che molti principi sono stati stabiliti, altri affermati o richiamati, ma nessuno s’è posto il problema di coinvolgere il fisco africano nelle consultazioni o di tenere in conto la situazione africana descritta sopra. Da qui un gap tra le politiche fiscali intraprese dai Paesi sviluppati e quelle che rispondono alla necessità dei Paesi in via di sviluppo ma ancora lontani dagli standard degli Stati più ricchi e industrializzati. L’elusione internazionale e il flusso illecito di capitali non si arresta solo guardando a Bruxelles, Parigi, Londra e New York. Questo il messaggio che l’Africa, fiscale, ha rivolto all’Ocse.  
 
Il miraggio delle entrate fiscali e l’economia reale in Africa - Le aziende multinazionali coprono per percentuali vicine all’80% le entrate fiscali di molti Stati africani, ma questo fatto non significa necessariamente che la loro attività corrisponda a un comportamento fiscalmente integerrimo e a un aumento della ricchezza effettiva prodotta in Africa. Anzi. 
 
I profitti e i flussi finanziari in fuga dall’Africa – Ecco i dati di anni di profitti e flussi finanziari in fuga dal Continente africano. In totale, nel periodo 2003-2012, quasi 600 mld di dollari, 530 per l’esattezza, sono stati condotti al di fuori della base imponibile africana, grazie a pratiche di elusione fiscale o ricorrendo a meccanismi illeciti che richiamano il riciclaggio. In questo caso, per esempio, sempre secondo il Forum delle Amministrazioni finanziarie africane, il denaro sottratto ai Paesi africani ammonta a 50mld di dollari che ogni anno svaniscono tra i flutti del trade misinvoicing, in pratica l’utilizzo d’un meccanismo sofisticato che pone in essere un’operazione di transfer pricing utilizzando un intermediario terzo per il passaggio di denaro.
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