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Dal mondo

Africa verso un mercato senza dazi.
Dal luglio 2020 via agli scambi Acfta

Accordo per il libero scambio firmato da 54 stati su 55. La Nigeria supera le perplessità e aderisce all’intesa

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L’Area di Libero Scambio per il Continente Africano  è realtà. O quasi. Il summit straordinario dell’Unione Africana che si è svolto lo scorso luglio in  Niger ha, infatti, dato il via alla fase operativa dell’African Continental Free Trade Area. Al momento sono 54 su 55 i Paesi africani firmatari del trattato e sono 27 gli Stati che hanno ratificato integralmente l’accordo. È stata quindi superata la soglia di 22 ratifiche richiesta per l’entrata in vigore di un accordo che potrebbe rappresentare un grande salto in avanti per l’economia del continente, in termini di sviluppo dei commerci fra gli Stati e di crescita del prodotto interno lordo. Gli scambi sotto il nuovo accordo dovrebbero prendere il via a partire dal 1° luglio del 2020, con modalità ancora da definire nei particolari.

Un mercato unico per l’Africa
La proposta dell’Acfta è stata messa nero su bianco nel 2012, ad Addis Abeba, nel corso di un meeting fra i leader dell’Unione Africana (Ua). Sei anni dopo, a Kigali, nel corso del vertice straordinario dell’Ua, è stato sottoscritto l’Accordo Acfta.  Obiettivo principale del documento è la creazione di un “mercato unico per beni e servizi […] che consenta di approfondire l’integrazione economica del continente africano in accordo con la visione di un’Africa integrata, prosperosa e pacifica”. Al momento, infatti, i flussi commerciali fra i Paesi africani sono piuttosto limitati (16% del totale degli scambi continentali nel 2014). Beni e servizi sono per lo più incanalati verso Stati europei o comunque esterni al continente.  L’idea chiave dei promotori dell’area di libero scambio è quella di facilitare, rendere più fluidi, gli scambi all’interno di uno spazio economico continentale di cui fanno parte 1,2 miliardi di persone. Attraverso una serie di negoziati, l’Africa si trasformerà – si legge nell’Accordo – “in un mercato liberalizzato per lo scambio di beni e servizi”, attraverso “l’eliminazione di barriere tariffarie e non tariffarie”. Le attuali comunità economiche regionali africane non saranno soppresse, ma continueranno ad agire in sinergia con l’Acfta. Il tutto secondo la filosofia panafricana dell’Agenda 2063, il documento dei Paesi dell’Unione Africana che punta a fare del XXI il secolo dell’Africa.

La Nigeria aderisce all’Acfta, l’Eritrea rimane fuori dall’intesa
Il vertice di luglio ha segnato un notevole progresso nella realizzazione di libero commercio. L’intesa ha infatti visto l’ingresso fra i Paesi firmatari della Nigeria, il Paese più popolato e la principale economia del continente africano; il cui governo era inizialmente contrario all’Acfta perché timoroso delle ripercussioni della liberalizzazione degli scambi sulle produzioni locali. Al momento, l’Eritrea rimane l’unico Stato africano a non aver né firmato né ratificato l’accordo, una scelta che più osservatori attribuiscono alle tensioni con la vicina Etiopia.

Gli scenari sui vantaggi economici dell’accordo
Il rapporto Africa Economic Outlook 2019 fa una stima dell’impatto dell’accordo sull’economia africana. Lo scenario più pessimista, che prevede la sola soppressione delle tariffe bilaterali tra gli Stati, prevede una crescita continentale del reddito netto dello 0,1%. Quello più ottimista, con l’attuazione sostanzialmente integrale dei propositi dell’Acfta e l’apertura delle barriere agli Stati in via di sviluppo extra-africani, stima una crescita complessiva del prodotto interno lordo del 4,5% (per un totale di 134 miliardi di dollari), con un impatto particolarmente positivo sull’area subsahariana e una spinta stimata nel 7% per l’Africa centrale.

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