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Dal mondo

America Latina e Caraibi,
entrate fiscali in lieve calo

Nell’area, il rapporto tra gettito e Prodotto interno lordo ha subito nel 2016 una flessione media dello 0,3%

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Lieve battuta d’arresto per la crescita delle entrate tributarie nei Paesi latinoamericani nel 2016. È una delle notizie chiave contenute nel report Revenue Statistics in Latin America and the Caribbean 2018, realizzato dall’Ocse in collaborazione con l’Inter-American Center of Tax Administrations (Ciat), l’Economic Commission for Latin America and the Caribbean (Eclac) e l’Inter-American Development Bank (Idb).
 
La pubblicazione, presentata durante il trentesimo Seminario regionale sulla politica fiscale promosso dalla United Nations Economic Commission for Latin America and the Caribbean (Eclac), passa in rassegna l’andamento delle entrate dal 1990 al 2016 di 25 Stati latinoamericani e dei Caraibi, la maggior parte dei quali non è membro dell’Ocse (Argentina, le Bahamas, Barbados, Belize, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador,  Giamaica, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Salvador, Trinidad e Tobago, Uruguay e Venezuela e la new entry Guyana).
 
Valori in discesa, ma la ripresa è vicina
Tra il 2015 e il 2016, il rapporto gettito fiscale/Pil ha subito una flessione in metà dei Paesi analizzati, con un calo medio dello 0,3%. Un trend ben diverso da quello che è stato riscontrato dal 2014 al 2015, quando la pressione fiscale è aumentata in 21 Stati e diminuita solo in 4. Secondo il report, il rallentamento è stato determinato principalmente dalla scarsa crescita economica del continente sudamericano e dall’assenza di riforme fiscali strutturali. Dati alla mano, i tecnici dell’Organizzazione con sede a Parigi sono però ottimisti sul prossimo futuro e affermano che le entrate dovrebbero ritornare ad aumentare, grazie anche a una ripresa della produttività economica.
 
Il 2016 in numeri
Nel dettaglio, nel 2016 il rapporto entrate fiscali/Pil si attesta al 22,7%, quasi dieci punti percentuali in meno della media dell’area Ocse (34,3%). A vantare la pressione fiscale più elevata è Cuba, con il 41,7%, mentre a presentare il livello minimo è il Guatemala con il 12,6%.
Per quanto riguarda la composizione delle entrate tributarie, nel 2016 a fare la parte del leone è l’Iva, che rappresenta il 29,3% del totale, seguita dalle imposte sui redditi e ricavi con il 27,3% e dalle altre vigenti su beni e servizi, a quota 21,2%.
 
Sempre più Iva nel corso degli anni
Lo studio dell’Ocse prende in considerazione uno spazio temporale che va dal 1990 al 2016, durante il quale la pressione fiscale media ha subito un balzo in avanti, passando dal 16 al 22,7%. A giocare un ruolo chiave è l’aumento delle entrate provenienti dall’Iva e dalla tassazione di redditi e ricavi. Il contributo dell’imposta sul valore aggiunto è quasi raddoppiato, passando dal 3% del Pil nel 1990 al 6,3% nel 2015, poco al di sotto della media Ocse. A determinare l’impennata delle entrate Iva sono state le scelte operate da diversi Stati, alcuni dei quali hanno ampliato la base imponibile dell’imposta, eliminato le esenzioni e aumentato le aliquote. Le entrate provenienti dalla tassazione di redditi e ricavi sono aumentate invece del 2,2%, grazie soprattutto all’aumento dei prezzi delle materie prime.
 
Focus su materie prime e imposte sul reddito
Il report contiene due analisi dedicate ad argomenti specifici. Una studia l’evoluzione che nel 2016 e nel 2017 hanno avuto le entrate provenienti dalle risorse non rinnovabili in 12 Stati esportatori di materie prime.
Il secondo studio, invece, fa un excursus storico, dal 1940 al 2016, delle imposte sul reddito in alcuni Paesi dell’America latina (Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Perù). L’analisi mette in risalto, in particolare, la scarsa progressività dei sistemi tributari e l’alto livello di evasione, dovuto principalmente alla basse compliance, sia dei singoli contribuenti che delle aziende. Il report mette in evidenza anche l’impegno di alcuni Stati che recentemente hanno messo in campo ampie riforme fiscali, migliorando l’attività di riscossione e la distribuzione dei redditi.
 
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