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Dal mondo

America Latina: il mercato sedotto
dal "fascino" dell'e-invoicing

L’uso negli scambi e l’attivazione di un canale telematico dedicato in linea con le migliori pratiche internazionali

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Né per la tecnologia, né per la riscossione dei tributi. Non sono questi i due fattori percepiti come l’emblema di riconoscimento del panorama fiscal-finanziario, ed economico, che caratterizza i Paesi latino-americani. Al contrario, secondo gli ultimi Rapporti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, l’evasione fiscale ha raggiunto livelli record, mentre il sommerso è talmente esteso da costituire una quota significativa all’interno delle diverse economie nazionali, un’economia nell’economia, non una semplice devianza micro-produttiva. Insomma, dato questo scenario, il fatto che Messico, Brasile, Cile e Argentina abbiano dato il via all’utilizzo della fattura elettronica nel tracciare gli scambi lungo tutta la filiera del business, tra il venditore e chi acquista, ha destato in molti stupore.
 
Il Messico, pioniere della fatturazione elettronica – In prima linea, Città del Messico, dove le autorità fiscali, ricevuto il beneplacito normativo di governo e Parlamento, hanno emanato una serie di ben strutturate procedure che, dal primo aprile, hanno reso pressoché obbligatorio l’uso della fattura elettronica negli scambi e la loro istantanea registrazione con l’invio all’Agenzia delle Entrate locale del testo attraverso un canale telematico dedicato. Qual’é l’obiettivo di questa “rivoluzione” del fisco? Semplice, ridurre in modo significativo l’evasione fiscale, soprattutto quella derivante da uno specifico modus operandi di molti operatori commerciali che, spesso abitualmente, siglano un accordo ed effettuano i relativi pagamenti per poi mettere mano alle fatture manipolandone i numeri, così da determinare un risparmio fiscale. Una sorta di elusione domestica i cui danni per l’erario sono stati calcolati in 2 miliardi di euro l’anno. Senza contare l’effetto negativo che questa pratica ha sui calcoli di micro e macro-economia su scambi interni, consumi e quant’altro. Ora il tentativo sarà quello di chiudere questa chance riconducendo gli elementi portanti sotto il controllo dell’autorità fiscale.
 
E dopo il Messico il Brasile – Ancor più sorprendente è stato l’aggregarsi quasi immediato del Brasile. Anzi, le autorità brasiliane, quella fiscale e quella esecutiva, non si sono accontentati di estendere la pratica della fatturazione elettronica a determinate categorie di operatori economici ma sono andati oltre puntando sui contribuenti, in particolare quelli con volumi di reddito piuttosto significativi. Proteste tante, risultati effettivi da verificare. L’unica certezza è che l’evasione in Brasile è oramai un fenomeno diffuso, difficile anche da stimare.
 
Chi non t’aspetti, l’Argentina – Tra gli ultimi ad accodarsi l’Argentina. Stretta tra default, debito e crisi economica, Buenos Aires ha deciso di sterzare nei riguardi di evasione, elusione e sommerso. Tra gli strumenti che attendono d’essere messi in campo spicca la fatturazione elettronica modello Città del Messico. Ma il problema argentino è per ora quello d’impedire la fuga dei capitali, magari approvando norme più stringenti sui trasferimenti monetari. Norme simili sono invocate da tempo dalle stesse autorità fiscali.
 
Il Cile, apripista – In realtà, il primo lancio sperimentale e selettivo della fattura elettronica con l’obbligo di comunicazione alle Entrate fu il Cile a disegnarlo prima e a metterlo in pista successivamente. Con il calendario si deve andare indietro di un decennio, al 2004-05. Ad oggi però, i risultati sono ancora timidi.     
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