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Dal mondo

Anche i paradisi fiscali piangono.Il caso Jersey è l'esempio

La crisi cancella 40 miliardi di sterline, in un solo trimestre, dai caveau delle banche e degli istituti di credito

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Quaranta miliardi di sterline in fuga dai conti sicuri gestiti e garantiti da manager e consulenti finanziari, oltre 1000, in stragrande maggioranza provenienti dalle maggiori università della City. Un colpo di coda della crisi, anzi, l'onda lunga d'uno tsunami della finanza globale che non sembra risparmiare neppure le giurisdizioni guida dell'offshore internazionale, tra le quali l'Isola di Jersey s'è assicurata da tempo un posto di rilievo.

Contrordine, i grandi capitali invertono la rotta
Un controesodo silenzioso, un "rompete le righe" ordinato iniziato il 1° gennaio del 2009 e immortalato dai dati diffusi questa settimana dalla Commissione finanziaria speciale, l'autorità di controllo del mercato finanziario che transita e opera sull'isola di Jersey, sorta di arbitro istituzionale nelle cui prerogative rientrano temi come credito, finanza e, alle volte, anche l'assetto giurisdizionale, a seconda dei casi. In pratica, è il vero motore decisionale d'un territorio in realtà strettamente connesso alla Corona britannica, nonostante il legame sia ormai considerato semplicemente rituale. In realtà, non lo è affatto.

In tre mesi svaniti 40 miliardi
Comunque, il controesodo dei capitali, innestato dalla Crisi e monitorato, giorno per giorno, dalle tavole statistiche della Commissione Finanziaria, copre soltanto il primo trimestre dell'anno in  corso, quindi dal 1° gennaio al 31 marzo. Questo, secondo gli esperti, potrebbe implicare un ulteriore ampliarsi della fuga, nei suoi volumi finanziari, anche nei trimestri successivi, prolungandosi fino all'esordio del 2010. Il risultato, quindi, potrebbe essere un controesodo da 100miliardi di sterline, difficile da riscontrare nella storia d'uno dei più solidi tra i paradisi fiscali al mondo.

I residenti sull'isola, più poveri a causa della crisi
Osservando i dati relativi ai depositi e ai capitali gestiti tramite i fondi d'investimento, il tesoro complessivo immobilizzato sulla piazza offshore di Jersey risultava pari a 452miliardi di sterline al 31 dicembre del 2008. Di questi, 206miliardi erano contabilizzati sui conti correnti registrati presso banche e istituti di credito, mentre 246miliardi erano gestiti tramite centinaia di strumenti finanziari, in gran parte fondi. Considerando i 50mila lavoratori che, quotidianamente, svolgono delle attività sull'isola, come dipendenti o in qualità di professionisti, il tesoro pro-capite, calcolato in valore medio, ammontava all'esordio del 2009 a oltre 9milioni di sterline. In soli tre mesi, il totale dei capitali gestiti s'è ridotto a 412miliardi di sterline, determinando, per effetto diretto, una riduzione del tesoro pro-capite di quasi 1milione di sterline, essendo ora contabilizzato in 8,2milioni di sterline. Una perdita patrimoniale secca, quindi, e senza precedenti, di cui però la stragrande maggioranza dei residenti e dei lavoratori, soprattutto dipendenti, non sembra affatto tenerne conto. Perché? L'indice del tesoro pro-capite è un valore finanziario e patrimoniale virtuale, dato che degli oltre 400miliardi ospitati sulla piazza di Jersey, soltanto 1 miliardo rientra effettivamente nelle disponibilità e nella titolarità dei residenti. Ecco perché sull'isola, nessun vento di crisi sembra aver cambiato il menù di chi vi lavora e vi abita.

La colpa? La crisi, naturalmente…
Nessun dubbio, da parte di esperti, analisti e osservatori esterni, sulle ragioni del passo indietro dei capitali, la cui responsabilità converge sulla Crisi dei mercati. La valutazione che se ne da però diverge. Considerate, infatti, le perdite inflitte alla finanza globale, sui settori di punta dei mercati, per esempio quello dei fondi d'investimento e quello legato ai depositi gestiti da Banche e istituti di credito, le stime variano dal 30 al 40per cento. Se raffrontato con queste perdite medie, il gap registrato dalla piazza offshore di Jersey sembra largamente sotto la media e, a ben guardare, rassicurante piuttosto che l'annuncio d'una incontrollata debacle dell'intero sistema finanziario.

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