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Dal mondo

Angola, al via la sanatoria
per il rientro dei capitali

I titolari di patrimoni all’estero hanno 180 giorni di tempo per riportare le risorse in patria senza sanzioni

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La lotta alla corruzione in Angola passa anche dal rientro dei capitali depositati illecitamente all’estero. Dopo un lungo dibattito all’interno del Paese africano, è stata approvata ed è in vigore dal 26 giugno scorso la legge per il rimpatrio delle risorse finanziarie, che permetterà ai titolari di patrimoni detenuti all’estero di riportarli in patria senza conseguenze legali, a patto che quelle risorse finanziarie vengano reinvestite nell’economia angolana.

Rimpatrio volontario: come funziona e a chi si applica
A partire dalla data di pubblicazione della legge, i paperoni angolani – siano essi persone fisiche residenti o persone giuridiche con sede nel territorio nazionale - titolari di depositi bancari domiciliati presso Paesi stranieri hanno a disposizione un periodo di 180 giorni per far rientrare volontariamente i capitali depositati in modo illegale fuori dall’Angola.
Chi aderisce spontaneamente alla procedura è esente da qualunque obbligo fiscale e valutario relativo alle risorse rimpatriate ed è esonerato da qualsiasi responsabilità per eventuali illeciti di tipo fiscale o altri reati connessi alle somme rientrate. In sostanza, chi decide di riportare i capitali in patria e reinvestirli nell’economia del Paese non sarà interrogato sulle ragioni della detenzione di quelle somme all’estero né processato. Possono beneficiare degli stessi vantaggi anche le persone fisiche o giuridiche che, al momento dell’entrata in vigore della legge, hanno già trasferito i propri patrimoni esteri su un conto bancario presso un istituto di credito domiciliato in Angola.
Dal punto di vista tecnico, la procedura vede coinvolti gli istituti bancari del Paese, sotto la supervisione della Banca Nazionale angolana. Le operazioni derivanti dal rimpatrio volontario e le transazioni che comportano l’impiego o il reinvestimento di tali somme sono esenti dall’imposta di bollo. Chi aderisce alla sanatoria, inoltre, ha l’obbligo di conservare per dieci anni i documenti che attestano il rimpatrio dei capitali.

Casi di esclusione
Restano escluse dai benefici e dalle regole previste dal nuovo provvedimento normativo le persone fisiche residenti che in data anteriore all’entrata in vigore della legge sono state condannate, incriminate o risultano colpevoli di reati o di procedimenti amministrativi per aver compiuto illeciti connessi a risorse detenute o spostate illegalmente all'estero, nello specifico: finanziamento del terrorismo; organizzazione terroristica; traffico di esseri umani e di minori, anche ai fini dello sfruttamento sessuale; traffico di organi; riduzione in schiavitù o servitù; traffico di stupefacenti e sostanze psicotrope; contrabbando o traffico di armi; pornografia infantile, anche via internet; reati contro la sicurezza dello Stato; estorsione mediante sequestro; peculato, appropriazione indebita e crimini legati alla sottrazione di risorse finanziarie all’Erario.

Rimpatrio coercitivo
Oltre a mettere nero su bianco i termini e le condizioni per il rimpatrio volontario, la nuova legge contiene anche un set di meccanismi e strumenti giuridici che consentiranno allo Stato di rientrare in possesso dei patrimoni detenuti all’estero ma non rientrati in Angola in maniera spontanea durante il periodo di sanatoria. Il regime di rimpatrio coercitivo operato dallo Stato si applica esclusivamente ai capitali di origine illecita, una volta scaduto il termine per il rimpatrio volontario.
A questo proposito, il governo ha più volte ribadito l’intenzione di voler “andare a cercare i capitali fuori dal Paese”: le risorse così recuperate torneranno nella piena disponibilità del Tesoro e saranno destinate prioritariamente al finanziamento di programmi pubblici di sviluppo economico e sociale.
Questo provvedimento - il cui impatto politico, secondo gli osservatori, rischia di superare quello meramente economico -  si inserisce nel solco di una serie di azioni con cui il governo angolano intende onorare gli impegni presi in campagna elettorale per il ripristino della legalità: una responsabilità, questa, che ha il carattere dell’emergenza, se si considera che l’Angola si colloca al ventesimo posto nel mondo nella classifica dei Paesi col più alto indice di corruzione.  Inoltre, sebbene non esista ancora una stima ufficiale delle somme fuoriuscite illegalmente né, di conseguenza, un calcolo di quelle che potrebbero rientrare, la misura approvata costituisce un’opportunità per drenare nuovi flussi di denaro verso le casse dello Stato, in difficoltà dopo la fase di recessione, e per proseguire nel processo ormai improrogabile di diversificazione dell’economia, finora troppo dipendente dalle esportazioni di materie prime.
 
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