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Antille e Giamaica, accordoin vista sulle doppie imposizioni

Un nuovo incontro svoltosi l'altro ieri dovrebbe portare entro breve alla firma di un trattato su modello Ocse

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Le due delegazioni del governo delle Antille olandesi e della Giamaica, dopo i risultati positivi ottenuti nel corso dei negoziati che si sono svolti nel gennaio di questo anno, si sono nuovamente incontrate ieri a Kingston per arrivare alla firma definitiva di un accordo sulle doppie imposizioni e l'evasione fiscale. Lo scorso anno il segretario di Stato delle Finanze delle Antille olandesi, Alex Rosaria, aveva inviato una nota diplomatica alle autorità di governo giamaicane in cui esprimeva l'interesse ad avviare negoziati per arrivare alla firma, entro tempi brevi, di un trattato internazionale. Nella nota si sottolineava l'importanza del Dta (acronimo di double taxation agreement) per rafforzare gli scambi e le opportunità di investimento tra i due Paesi. Le Antille olandesi hanno già al proprio attivo la firma di tre accordi sulle doppie imposizioni sottoscritti rispettivamente con Paesi Bassi, Aruba e Norvegia e quattro accordi sullo scambio di informazioni firmati con Stati Uniti, Australia, Spagna e Nuova Zelanda.

La richiesta di ingresso nella Caricom
Le Antille olandesi, parte dell'omonimo regno con piena autonomia interna, hanno formalmente chiesto alla fine dello scorso anno di entrare a far parte, come membro associato, della Caricom, l'organizzazione fondata nel 1973 per promuovere l'unità regionale e coordinare la politica estera ed economica nei Paesi caraibici. Di questa organizzazione fanno parte attualmente 15 Stati membri tra cui anche la Giamaica. Tra le principali attività di questa organizzazione figurano, oltre alla cooperazione economica nell'ambito del mercato comune caraibico (il cosiddetto Carifta), anche il coordinamento della politica estera e la collaborazione in vari settori tra cui quello della politica fiscale.

La doppia imposizione e l'economia di mercato
La Giamaica ha sottoscritto importanti trattati sulla doppia imposizione con più di 25 Stati, tra cui figurano punte d'eccellenza come gli Stati Uniti, il Canada, il Regno Unito, la Cina, la Francia, la Germania e altri aderenti al Caricom. Quella giamaicana è una libera economia di mercato che ha nel settore minerario e dell'agricoltura due dei più importanti settori economici. Unitamente al turismo e alla produzione, questi settori offrono un contributo significativo al prodotto interno lordo.

La legge bancaria del 1960
La legge bancaria del 1960, modificata nel 1992, ha istituito una banca centrale che disciplina tutte le questioni finanziarie e monetarie, esercita la politica di controllo sulla valuta estera, la concessione di licenze commerciali per gli operatori autorizzati. Le imprese che intendono esercitare l'attività bancaria sono tenute a ottenere una licenza dal ministero delle Finanze e soddisfare alcuni requisiti minimi di capitale sociale, di mantenimento delle riserve in contanti presso la banca centrale, uno specifico rapporto minimo di liquidità e anche un certo numero di informazioni accessibili da parte degli organi di vigilanza.

L'export free zone Act e lo shipping Act
In Giamaica vi sono alcune zone, come quella di Kingston e Montego Bay, considerate export free. In queste aree, espressamente autorizzate, è possibile svolgere attività di deposito e stoccaggio,  produzione, esportazione, importazione, operazioni di imballaggio, spedizione, assemblaggio e merchandising. Una apposita legge prevede poi l'applicazione di incentivi fiscali, come l'esenzione dal pagamento dell'imposta sul reddito per un periodo di tempo determinato, a seconda della tipologia del prodotto, alle imprese che producono prevalentemente per il mercato giamaicano. Tutte le società a cui è riconosciuta l'autorizzazione a operare come aziende di trasporto marittimo, possono poi ottenere sgravi fiscali e dazi all'importazione per un periodo massimo di dieci anni. Di recente il governo di Kingston, come riportato da un noto quotidiano fiscal finanziario, ha deciso di trasformare l'isola in uno dei maggiori paradisi fiscali dei Caraibi. La nota curiosa è che la decisione è stata presa subito dopo il G20 di aprile. In quella occasione anche gli ultimi quattro territori, vale a dire Costa Rica, Malaysia (Labuan), Filippine e Uruguay, non sono più nella c.d. lista nera dell'Ocse e hanno deciso di adeguarsi alle norme fiscali internazionali. Nessun risultato invece per la cosiddetta grey list, composta da 42 Stati, che, pur essendosi impegnati a scambiare le informazioni fiscali, non hanno ancora sottoscritto alcun accordo bilaterale con l'Ocse.
 

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