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Dal mondo

Argentina, Fisco estivo da record
a luglio entrate su del 28,2%

Nel report mensile di agosto l'Agenzia delle Entrate del Paese sudamericano festeggia un risultato storico

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Estate da guinness per il Fisco argentino. Nel mese di luglio le entrate tributarie hanno raggiunto la cifra record di 61.317 milioni di pesos, facendo segnare un inedito +28,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011, quando la raccolta di tasse, imposte e contributi si era fermata a quota 47.845 milioni di pesos. Un gettito che supera largamente tutte le aspettative, bruciando il primato precedente, pari a 61.026 milioni, registrato nel maggio scorso.  A tirare le somme è l'Administración Federal de Ingresos Públicos (Afip), l'ente responsabile della macchina dell'imposizione fiscale in Argentina, che nel report mensile pubblicato all'inizio di agosto festeggia un risultato storico per le casse dello Stato: oltre 13 milioni di introiti extra su base interannuale.  Questa performance imprime una netta accelerazione al trend positivo già registrato a giugno (58.684 milioni di incassi, +20,6 per cento rispetto a giugno 2011) e si inserisce a pieno titolo nel solco di una stagione tutta con il segno più: nel primo semestre di quest'anno, infatti, l'Erario ha incamerato 317.636 milioni di pesos, con un aumento del 25 per cento rispetto allo stesso arco di tempo del 2011.    I protagonisti del successo – Analizzando nel dettaglio i dati elaborati dall'Afip si scopre che nel mese di luglio la parte del leone nell'incremento di gettito la fanno soprattutto i versamenti per i contributi previdenziali e quelli legati al commercio con l'estero. I primi hanno toccato quota 18.669 milioni, crescendo del 30,9 per cento sullo stesso periodo del 2011, grazie soprattutto al concomitante aumento dei salari, del tasso di occupazione e della base imponibile. Dal canto loro, i secondi sono schizzati in alto addirittura del 43 per cento, sfondando la soglia degli 8.000 milioni (8.042 milioni per l'esattezza).  «Gli introiti record nelle operazioni commerciali con l'estero – ha dichiarato a questo proposito il direttore generale dell'Afip, Ricardo Echegaray – dimostrano il potere delle politiche attive, non solo nel mercato locale, ma anche nel rafforzare le opportunità che l'Argentina continua ad avere per conquistare nuovi mercati nel mondo e per seguire il flusso degli scambi, sia come importatore che come esportatore».  Su questo versante, vale la pena di sottolineare che a far salire l'asticella degli incassi sono stati principalmente i diritti di esportazione, che con i loro 6.723 milioni hanno subito un'impennata del 50,1 per cento. In pole position tra gli scambi commerciali i residui e i cascami delle industrie alimentari (specialmente la farina di pasta di soia), i cereali (mais, orzo e grano) e, infine, i combustibili minerali (petrolio in primis).    Imposte con il vento in poppa – Ottima prestazione anche per l'imposta sui redditi, che con i suoi 10.986 milioni a luglio ha fatto registrare un aumento interannuale del 26,7 per cento. Merito – ricorda il rapporto dell'Agenzia – della revisione al rialzo di questo tributo nel periodo fiscale 2011, da cui sono derivati maggiori introiti grazie agli acconti versati dalle società, oltre che delle somme più alte raccolte a titolo di ritenuta.  Sul fronte delle imposte indirette, l'Amministrazione finanziaria argentina calcola a luglio un aumento dell'Iva pari al 17,6 per cento rispetto allo stesso mese del 2011: 15.540 milioni contro 13.214 milioni.   Uno sguardo sul continente – Se si allarga lo sguardo sul mappamondo, le performance fiscali ed economiche dell'Argentina appaiono ancora più invidiabili. Considerando sia le variazioni mensili interannuali di gettito – da luglio 2011 a luglio 2012 - sia quelle relative ai primi sette mesi di quest'anno, il gigante sudamericano si colloca sempre primo in graduatoria, superando di gran lunga i risultati ottenuti dai vicini di casa del continente. Con le sue entrate in crescita del 25,5 per cento da gennaio a luglio di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2011, per esempio, l'Erario argentino ha fatto meglio del Perù, del Cile e del Brasile, che pure hanno registrato tassi di incremento ragguardevoli, rispettivamente del 13,7, del 10,5 e del 9,2 per cento. Lo stesso discorso vale nel confronto con i Paesi occidentali, che nello stesso arco temporale hanno visto aumentare gli incassi a ritmi molto meno sostenuti: +5,5 per cento per gli Stati Uniti, +2,5 per cento per la Germania, +1,8 per cento per la Gran Bretagna. Per non parlare poi di Stati come la Spagna in cui il trend delle entrate tributarie ha subito un'evoluzione negativa (-3,6 per cento) sotto i colpi della crisi.  Con questi presupposti, e nonostante il difficile contesto internazionale, tutto lascia presagire un 2012 all'insegna dell'ottimismo per il Fisco argentino, che conta di chiudere l'anno con le entrate oltre quota 668.000 milioni di pesos.   
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