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Dal mondo

Australia: ai blocchi di partenza
due nuove tasse pro ambiente

Attività minerarie e risorse energetiche al centro di due nuove misure fiscali che debuttano nell'ordinamento

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Julia Gillard, non appena nominata (il 24 giugno 2010) prima donna premier dell’Australia, aveva promesso una nuova tassazione sulle attività minerarie e una sulle risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera. Ebbene in poco meno di due anni “Giulia la rossa”, come viene definita in ambienti parlamentari, ha ottenuto le contestate clean energy tax e ora anche la minerals resource rent tax   La Minerals Resource Rent Tax Lo scorso 19 marzo 2012 il Parlamento federale della monarchia australiana ha approvato la Minerals Resource Rent Tax (tassa sulle concessioni di risorse minerarie) la nuova disciplina fiscale che prevede una nuova imposta pari al 30% da applicarsi sui super profitti derivati dall’estrazione dei minerali di ferro e del carbone. Il soggetto passivo del tributo dovrà pagare la tassa, tuttavia, solo quando i suoi utili annuali raggiungeranno la quota di 75 milioni di dollari asutraliani, misura questa tesa a non gravare eccessivamente sulle imprese di piccole dimensioni. La MRRT operativa a partire dal primo luglio 2012 riguarderà una trentina di soggetti, tra cui la società australiana Bhp Billiton, quella britannica Rio Tinto e quella svizzera Xstrata, e punta a ottenere circa 10,6 miliardi di dollari australiani nel primo triennio di applicazione.   Chi a favore e chi contro La tassa, a cui guardano con attenzione altri Paesi ricchi di minerali, ha lo scopo principale di disincentivare il depauperamento delle risorse ambientali australiane e tutelare l’ecosistema. Nelle intenzioni del Federal Executive Council, comunque, l’imposta dovrebbe amplificare i benefici derivanti dall’exploit delle risorse in Australia ad altri settori dell’economia finanziando in parallelo un taglio alla tassazione ordinaria delle imprese dal 30 al 29%, un aumento di pagamenti per i fondi pensioni e la spesa infrastrutturale. Il ministro delle Risorse Martin Ferguson ha spiegato che “le Minerals Resource Rent Tax non avranno alcuna ripercussione sul prezzo dei minerali e del ferro, in quanto si tratta di una imposta calcolata sugli utili tramite cui la comunità australiana trarrà beneficio solo quando i prezzi delle commodities globali raggiungeranno i più alti livelli”. Per quanto concerne la grande esportazione, invece, i prezzi continueranno a essere stabiliti in dipendenza del mercato globale ed in ogni caso “tenendo conto del rapporto tra la fornitura e la domanda, e sulla base di altri fattori quali la qualità dei minerali e la loro reperibilità”. Il settore minerario, che negli ultimi anni ha registrato un grosso boom, sarà tassato con meccanismi che sono pesantemente criticate dalle lobbies minerarie Secondo la Fortescue Minerals, terzo produttore australiano di ferro la misura approvata sarebbe, in ogni caso, controproducente, complessa e poco efficiente. In altri termini, gli “avversari” ritengono l’imposta senza una base concreta e in grado solo di ridurre gli investimenti e i posti di lavoro nel settore minerario.   La Clean Energy Tax In tema di tassazione e ambiente occorre segnalare (come uno dei primi casi al mondo di penalizzazione fiscale contro le società che emettono anidride carbonica) che l’8 novembre 2011, ha avuto l’ok definitivo in Australia anche la Clean Energy Tax (cd. “carbon tax”). Il Paese dei Canguri, infatti, è il più grande esportatore al mondo di carbone per produrre energia elettrica., con il più elevato tasso di emissione di gas serra pro capite (sebbene è responsabile solo per l’1,5 per cento delle emissioni globali). LaCET, in vigore dal primo luglio 2012 (e per tre anni successivi) assoggetterà 500 aziende - per le quali sono state attribuite le quote più alte di gas serra - a pagare 23 dollari australiani per ogni tonnellata di CO2 emessa. Ad essere colpite, le società che emettono, nell’arco di un anno, almeno 25 mila tonnellate di CO2 mentre saranno esentate dall'imposizione le imprese del settore agricolo e forestale. Dopo il triennio, dal 2015 a determinare la quota d’imposta sull’inquinamento sarà il mercato. L’obiettivo finale dell’ecotassa, in ogni caso, è quello di ripulire l’aria australiana entro il 2029.
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