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Dal mondo

Australia, dalla Phoenix Taskforce
più di 500 milioni tornati alla luce

Controlli mirati sulle società risorte dalle “ceneri” di aziende liquidate per lasciare insoluti i propri debiti

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L’Australian Taxation Office (Ato) ha annunciato di aver raccolto oltre 500 milioni di dollari australiani di entrate grazie ai controlli della Phoenix taskforce, l’unità che contrasta le attività illegali realizzate attraverso la costituzione di nuove società “dalle ceneri” di aziende già liquidate per lasciare insoluti i debiti accumulati.
Si tratta del risultato realizzato da quando la Phoenix  taskforce è stata avviata a novembre 2014. Solo nel biennio 2017-2018  sono state 340 le operazioni di controllo effettuate, oltre 275 i milioni di liquidità recuperati, dei quali 190 milioni rientrati nelle casse dello Stato. L’attività illecita “phoenix” si verifica quando viene creata una nuova società per continuare l’attività di un’altra che è stata deliberatamente liquidata per evitare di pagare i suoi debiti, incluse tasse, crediti verso fornitori e dipendenti, eccetera. Si stima che l’impatto diretto annuale di queste attività illecite costi alla comunità australiana tra i 2,85 miliardi e i 5,13 miliardi di dollari.
La taskforce è composta da ben 34 istituzioni, tra i quali vi sono enti economici, agenzie fiscali e non a livello federale, statale e territoriale come per esempio l’Ufficio delle Entrate del Territorio della Capitale Australiana (territorio federale del Paese), la Commissione australiana per i titoli e gli investimenti, il Dipartimento del Tesoro, delle Finanze e delle Entrate dell’Australia meridionale. Inoltre, l’unità ha istituito al suo interno un comitato direttivo, quattro gruppi di lavoro e operativi.

Il report dell’Australian National Audit Office (Anao)
L’efficacia della taskforce nella lotta all’attività illegale “phoenix” è stata esaminata di recente dall’Anao (Australian national audit office), l’organo revisore dell'Esecutivo australiano, che si è concentrato su governance, strategie, processi e misurazione delle prestazioni dell’unità di controllo. L’Anao ha inoltre fornito alla taskforce tre raccomandazioni: la prima è quella di fornire una guida di riferimento per le attività dei gruppi di lavoro operativi e di intelligence e di perseguire casi potenzialmente illeciti “phoenix”. La seconda è quella di fare tesoro delle lezioni apprese durante le operazioni di controllo svolte al fine di affinare le operazioni future. L’ultima raccomandazione è quella di allineare gli scopi, gli obiettivi e i risultati nell’ambito del piano di valutazione condotto dal comitato di coordinamento in merito all’efficienza del lavoro della taskforce e quella di assicurare che gli scopi e gli obiettivi indicati spieghino chiaramente i risultati che la taskforce cerca di raggiungere.

I risultati di Phoenix
L’istituzione del progetto Phoenix ha consentito all’Australian Tax Office (Ato) di condividere le informazioni su potenziali operatori ad alto rischio con altri enti fiscali. La portata di questa condivisione di informazioni da parte dell’Ato è aumentata notevolmente, passando da due casi nel periodo 2014-15 a 687 casi portati avanti nel periodo 2017-18.
A gennaio 2019, la sezione del sito web dell’Ato dedicata alla taskforce Phoenix riporta che ci sono state quattro condanne penali derivanti da otto procedimenti penali. Inoltre, sullo stesso sito è pubblicato l’ultimo rapporto trimestrale sulla taskforce, che presenta alcuni risultati relativi al periodo da aprile a giugno 2018. In questo periodo, sono state condotte 15 operazioni, che hanno coinvolto 1006 cause di insolvenza, 11 soggetti in bancarotta, 799 milioni di dollari dovuti ai creditori, 430,3 milioni di dollari dovuti all’erario.E’ stata, inoltre, introdotta la condivisione di informazioni in tempo reale per le operazioni congiunte tra le Entrate e gli altri enti fiscali, orientata a identificare situazioni sospette di attività illecite “phoenix”, con la condivisione di 282 comunicazioni tra le agenzie fiscali coinvolte. Online vengono sintetizzati anche i risultati raggiunti nel periodo 2017-2018, tra cui 340 accertamenti fiscali, 275 milioni di liquidità recuperati, che comprendono anche 190 milioni restituiti allo Stato. Le Entrate  australiane hanno infine pubblicato i dati relativi al periodo compreso tra il 1 ° luglio 2018 e il 31 dicembre 2018, dai quali risulta che sono stati recuperati 160 milioni di dollari, restituiti 54 milioni allo Stato e completati circa 230 accertamenti.

Obiettivi e composizione di Phoenix
La taskforce Phoenix, nata nel dicembre del 2014, ha tra i propri obiettivi quello di riunire le principali agenzie governative per consentire l’effettivo scambio di informazioni e un approccio collaborativo. Lo scopo ultimo dell’intero progetto è mitigare e scoraggiare i comportamenti illeciti della attività “phoenix”, proteggendo così le finanze pubbliche dell’Australia, sviluppando una linea d’azione specifica che coinvolge anche l’intercettazione degli intermediari che promuovono o facilitano questa tipologia di pratiche illecite.  L’attività illegale “phoenix” è particolarmente diffusa nei settori dell’edilizia, delle costruzioni, del noleggio di manodopera e nell’ambito dei servizi di gestione paghe e servizi di sicurezza. È anche particolarmente diffusa nei settori minerario, agricolo, orticolo e dei trasporti.

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