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Dal mondo

Australia: per le imprese "cash"
pronto un piano di assistenza

Si chiama “Working with industry” e mira ad aiutare le piccole aziende che accettano pagamenti in contanti

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Gli uomini del Fisco australiano bussano alle porte delle aziende di Perth e Canberra per aiutarle a stare al passo con gli adempimenti fiscali. L’iniziativa, partita il mese scorso, rientra nel più ampio programma di visite denominato “Working With Industry” che ha l’obiettivo di aiutare le piccole imprese, soprattutto quelle che accettano prevalentemente pagamenti in contante, ad essere in regola e contrastare così la concorrenza sleale degli operatori economici che, volontariamente o per errore, non versano il dovuto.
 
Da Canberra a Perth, l’Ato “accompagna” le aziende alla compliance fiscale
Un esercito di agenti fiscali sta facendo visita a circa 400 piccole imprese tra un capo e l’altro della costa sud: a Canberra, la capitale “ufficiale” del Paese, e a Perth, la capitale del Western Australia famosa per le sue spiagge meravigliose. Dopo Sydney, Adelaide, Melbourne e Gold Coast, gli esperti dell’Australian Taxation Office si presentano presso saloni di bellezza, parrucchieri, ristoranti, bar e takeaway per offrire il loro supporto e “accompagnarli” alla fedeltà fiscale. Il presupposto è semplice: “Sappiamo - si legge sul sito istituzionale - che la maggior parte degli imprenditori sono onesti e che gestire un’attività può essere difficoltoso. Sfortunatamente esistono anche aziende che lavorano prevalentemente con denaro contante e, in questo modo, sono si avvantaggiano ingiustamente a discapito di coloro che dichiarano i loro introiti e agiscono correttamente. Il nostro obiettivo è proteggere le attività oneste da questa concorrenza sleale”.
 
Secondo le analisi del Fisco australiano sono per lo più tre i settori in cui si annidano la maggior parte delle aziende “Uncompliant”: cura della persona, costruzioni e ristorazione. Ma niente panico: se ci si comporta correttamente - giurano all’Ato - non c’è nulla di cui preoccuparsi. Viceversa, tramite dati aggiornati, forniti da terze parti, e sofisticati sistemi di analisi del rischio è possibile identificare coloro che deliberatamente assumono un atteggiamento scorretto o che necessitano di un piccolo aiuto supplementare.
 
Assistenza sul campo e dimostrazioni pratiche, la fedeltà fiscale “porta a porta”
Ecco allora i funzionari “scendere in campo” direttamente per rispondere di persona alle domande degli operatori: “ci prendiamo il tempo per educare e supportare le piccole imprese e i loro responsabili che potrebbero non sapere come fare per essere in regola”. Non solo: gli uomini del Fisco sono pronti anche a registrare gli input e i suggerimenti dei cittadini: la comunità gioca infatti un ruolo molto importante per garantire un sistema fiscale equo. L’Ato prende in seria considerazione le segnalazioni e, a giudicare anche dal Form per le segnalazioni disponibile sul sito, non c’è motivo di dubitarne.
Nel dettaglio, durante gli incontri gli esperti mostrano ai responsabili aziendali come utilizzare gli strumenti a disposizione e come dialogare online, controllano che l’azienda abbia i registri a posto, si assicurano che ci sia piena consapevolezza delle imposte da pagare e delle spese che possono essere rimborsate, offrono assistenza durante la presentazione della dichiarazione, prendono in esame le eventuali difficoltà e aiutano l’impresa a “tornare in pista”.
 
Il cerchio del Fisco si stringe tra cash e segnalazioni dei cittadini
L’occhio del Fisco australiano si concentra in particolare sulle imprese che dichiarano redditi poco realistici se paragonati ai beni e al tenore di vita del titolare; non presentano la dichiarazione dei redditi; registrano meno operazioni commerciali e profitti rispetto a quanto desumibile dai dati forniti da altri soggetti; operano al di fuori dei normali parametri tipici delle piccole aziende; sono oggetto di specifiche segnalazioni da parte dei cittadini. “Il numero di segnalazioni che riceviamo - spiega a questo proposito  l’Ato - mostra che la comunità è meno tollerante rispetto alle pratiche sleali da parte di queste aziende”. 
 
E per cercare di essere ancora più convincente l’Agenzia delle Entrate australiana snocciola alcuni dati. Nel settore delle costruzioni, per esempio, si registra un elevato numero di transazioni “cash”; il 9% delle imprese registra un fatturato significativamente superiore agli indicatori di riferimento per il settore e, soprattutto, si evidenzia il più alto numero di segnalazioni relative a fenomeni di possibile evasione fiscale. Analoghe considerazioni per l’Hair and Beauty: nel settore ben il 58% delle aziende opera con denaro contante, il che aumenta il rischio di comportamenti scorretti. Una percentuale che scende al 45% nel campo della ristorazione, comunque al secondo posto per numero di segnalazioni e in cui il 14% delle attività è fuori standard con riguardo ai ricavi dichiarati.
 
 
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