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Dal mondo

Australia, nel report 2017-2018
la sintesi delle attività fiscali

L’Agenzia delle Entrate illustra nella pubblicazione i risultati ottenuti nell’ultimo anno di lavoro

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Oltre 16 miliardi di dollari recuperati e quasi 400 miliardi di gettito. Questi alcuni dei numeri che sintetizzano l’attività condotta dall’Ato (Australian taxation office) nell’anno fiscale 2017-2018 e contenuti nell’“Annual report”.
 
Un anno in numeri
Il recupero nel 2017-2018 è stato di 16 miliardi di dollari, di cui 11,8 da versamenti derivanti da controlli. Per quanto riguarda, invece, il gettito relativo ai principali tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate, la cifra è di 396, 6 miliardi di dollari, 10,4% in più rispetto all’anno precedente e + 3,3% rispetto a quanto il Governo aveva previsto nella Legge di bilancio 2017-2018. Il balzo in avanti è dovuto principalmente all’aumento delle entrate provenienti dalla tassazione societaria, con un + 23,6% (+16,1 miliardi di dollari). L’incremento del gettito in questo settore è stato determinato dal trend positivo dei profitti societari (l’economia è in costante crescita) e dalle attività di compliance condotte dall’Ato nei confronti delle imprese. Segno positivo anche per le entrate derivanti dalle imposte sui redditi individuali, con un + 6,8% e un +13,1 miliardi di dollari rispetto al periodo precedente, con 2,4 miliardi di dollari in più rispetto a quanto previsto nel Bilancio. In salita anche il gettito proveniente dall’imposta su beni e servizi, aumentato del 5,4% circa (+ 3,2 miliardi di dollari, 700 milioni sopra le previsioni), riflettendo una forte crescita dei consumi. In aumento anche le entrate dalle accise con un + 4,1% rispetto all’anno precedente.
 
Assistenza sempre più “in rete”
Il report illustra i punti chiave dell’attività di assistenza che l’Ato svolge nei confronti dei cittadini. Nel 2017 il numero degli utenti che utilizza myTax, il servizio che permette di compilare online la propria dichiarazione dei redditi, è aumentato del 9%. Su questo fronte l’Amministrazione ha rafforzato la propria attività di compliance, spedendo un messaggio a circa 230mila contribuenti (quasi il 7% degli utenti di myTax) in procinto di preparare la propria dichiarazione dei redditi per chiedere di rivedere alcuni dati precedentemente inseriti. Secondo le stime dell’Ato, quest’attività ha permesso di recuperare circa 24 milioni di dollari. Migliora anche la velocità di erogazione dei rimborsi rispetto all’anno precedente, con il 73% degli importi pagati entro 5 giorni dalla richiesta e il 95% entro 12. Più efficienza anche per la risoluzione dei contenziosi, due terzi dei quali nel 2017 sono stati chiusi entro tre settimane. Nel corso dell’anno, inoltre, è stato completato il passaggio di tutti i tipi di dichiarazione dei redditi a una piattaforma unica che offre una serie di servizi interattivi per contribuenti e professionisti.
 
Task force in primo piano
Ottimi risultati anche sul fronte delle task force, i gruppi di lavoro costituti da esperti che l’Amministrazione fiscale australiana utilizza per contrastare le varie forme di evasione in modo più efficace. Nell’anno precedente le taskforce hanno riscosso più di 2,8 miliardi di dollari di imposte dovute. In particolare, la Tax Avoidance taskforce ha riscosso più di 1,3 miliardi da multinazionali e più di 1,1 miliardi da singoli contribuenti e gruppi societari, inclusi trust. L’attività della taskforce è stata sicuramente supportata dall’applicazione della legge Multinational anti-avoidance, grazie alla quale, secondo le previsioni del Fisco, dovrebbero rientrare ogni anno nelle casse dell’Erario circa 7 miliardi di dollari in più. La Serious Financial Crime taskforce ha accertato, invece, oltre 207 milioni di imposte dovute e oltre 79 milioni sono già entrati nelle casse dello Stato. Il Governo ha deciso di rafforzare le competenze di questa taskforce nell’ottica di fronteggiare in modo sempre più efficace i crimini finanziari internazionali.
La Phoenix taskforce ha recuperato circa 199 milioni di dollari passando a setaccio le aziende chiuse deliberatamente per non pagare i propri debiti e ricostituite sotto forma di nuove società. La Black Economy taskforce, infine, istituita da poco, ha già presentato al Governo una decina di raccomandazioni da inserire nella Legge federale di bilancio con l’obiettivo di contrastare l’uso del denaro contante.
 
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