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Berlino, sui tagli fiscali pesa il macigno del debito pubblico

L'economia stenta a decollare, gli investimenti non ripartono e il debito sale superando i 1.700 miliardi di euro

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Se 24 miliardi di euro di minori imposte valgono 200 miliardi di euro di maggior debito. In Germania, nei centri di ricerca, negli uffici di bilancio del Parlamento federale e, soprattutto, nei corridoi della Banca Centrale, la Bundesbank, e nelle sedi dei Lander, gli Stati membri della Federazione, cresce il numero di esperti, leader, banchieri ed economisti che da giorni si pongono lo stesso dilemma "Ridurre le imposte o rimandare il taglio, sovraccarico di annunci, lanciato nei giorni scorsi?". Sembrava, infatti, tutto scontato e già definito. Ma i numeri, purtroppo per i tedeschi, lasciano intravedere un orizzonte contabile piuttosto distante dalle attese.

Quasi 1900 miliardi di euro di debiti affondano lo charme dei tagli fiscali
L'anno in corso, infatti, in cui la Germania ha fatto il suo ingresso con un debito pubblico di oltre 1.600 miliardi di euro, dovrebbe chiudersi, a meno di sorprese peggiorative, con un deficit del 4,7 per cento. A seguire, sempre riferendosi a stime improntate alla cautela, nel 2010 il differenziale tra spese ed entrate dovrebbe arrestarsi al 6 per cento, per poi iniziare a rientrare sotto controllo a partire dal 2011. Ma non prima. Comunque, per effetto delle dinamiche studiate ed elaborate a Berlino dai responsabili attuali dell'economia, il 2011 dovrebbe vedere la Germania trascinarsi un debito pubblico la cui soglia è posta intorno ai 1.900 miliardi di euro. Dunque, quale sarebbe il margine lasciato ad eventuali tagli, sconti fiscali o riduzione delle imposte. Difficile scorgerli, a meno che non si sia dotati di particolari capacità visive. Come peraltro ha confermato, proprio in questi giorni, l'attuale ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble.

I dubbi del superministro sul via libera alla riduzione delle imposte
La Germania è di nuovo tra noi, tra i Paesi europei concentrati nell'area dell'euro, che di fronte alle dinamiche della recessione si confrontano con problemi di spesa e di bilancio, posticipando in avanti per necessità, in attesa di tempi migliori, eventuali sconti fiscali o revisioni in senso modernista, cioè supersemplificato, dei rispettivi codici tributari. Dunque, anche Berlino è la capitale d'un Paese normale. Su questo tema, le parole dell'attuale ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, un veterano dei conti pubblici tedeschi, non sembrano lasciare dubbi: "Al termine di questa legislatura, nel 2013, non avremo né un bilancio in equilibrio, né un sistema di prelievo dell'imposta sui redditi fondamentalmente rinnovato". Il perché è semplice, e lo spiega lo stesso responsabile dell'economia, senza ricorrere ad eccessi di filosofia contabile, ovvero, "Perché con tutto ciò di cui dobbiamo preoccuparci ora, questo non è proprio il momento". Di fare cosa? Semplice, di porre in agenda, tra le priorità e le urgenze, il taglio di 24miliardi di euro, progettato da mesi, e la semplificazione del sistema tributario, soprattutto in favore delle piccole  e medie aziende e dei redditi medio bassi. Insomma, la corsia preferenziale degli interventi in calendario è diretta ad arginare, se non ad abbattere, la montagna di debiti che rischia di rallentare se non addirittura frenare la ripresa della locomotiva tedesca.

Le riforme in un secondo tempo
A seguire, una volta risolto il problema gemello del deficit, da contenere entro i parametri fissati da Bruxelles, e del debito pubblico, da alleviare, sarà di nuovo possibile premere l'acceleratore sul capitolo delle riforme, innanzitutto quella fiscale. Questo almeno è il menabò delle finalità economiche generali rispetto alle quali le azioni e le iniziative di Governo dovrebbero essere consequenziali. Parola di Ministro.
 

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