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Bilancio europeo 2021-2027:
nuove risorse per il dopo Brexit

La Commissione propone anche una tassa sulla quantità di plastica che ogni Paese non riesce a smaltire adeguatamente

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Una tassa sulla plastica e gli imballaggi non riciclabili ma anche un’aliquota del 3% sulla nuova base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società e l’utilizzo di una parte dei proventi della vendita delle quote di emissioni di CO2. È quanto ha proposto nei giorni scorsi a Bruxelles la Commissione Europea per finanziare il nuovo bilancio Ue 2021-2027. Queste nuove misure serviranno a dare una boccata d’ossigeno alle finanze dell’Unione europea, soprattutto a seguito della Brexit, ma saranno utili anche per affrontare le sfide future.
 
Il bilancio europeo 2021-2027: moderno, semplice e flessibile
La Commissione ha proposto un bilancio a lungo termine di 1.135 miliardi di euro per il periodo che va dal 2021 al 2027, un ammontare pari all’1.11% del reddito lordo Ue.
Per finanziare le nuove priorità dovranno essere aumentati gli attuali livelli di finanziamento: se da un lato verranno implementati gli investimenti in settori come ricerca e innovazione, giovani, economia digitale, gestione delle frontiere, sicurezza e difesa, dall’altro si rende necessario effettuare dei tagli, come quelli che potrebbero interessare la politica agricola comune e le politiche per la coesione.
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che le proposte presentate permetteranno di alimentare un piano pragmatico, in modo da “fare di più con meno”, gestendo in maniera responsabile i soldi dei contribuenti.
L’obiettivo è quello di fare in modo che l’Unione abbia più risorse proprie e non debba più dipendere quasi esclusivamente dal contributo che riceve dagli Stati membri. Attualmente, invece, il quadro finanziario pluriennale viene finanziato per il 70% dai contributi dei Paesi membri, per il 12% dall’Iva e per il 13% da altre entrate, come, ad esempio, le tasse pagate dal personale dell’Ue o le sanzioni pecuniarie dovute dalle società che violano le regole sulla concorrenza.
 
Tassare i Paesi meno virtuosi sul riciclo della plastica
L’aumento finanziario sarà ricavato da nuove risorse proprie dell’Ue (80%) e da risparmi o redistribuzioni (20%). La Commissione europea ha proposto, per esempio, di tassare quei Paesi che non riciclano abbastanza plastica, uno dei rifiuti più inquinanti, se non viene smaltito adeguatamente. Il contributo nazionale dovrebbe essere calcolato sulla quantità di imballaggi in plastica non riciclati in ogni Stato membro e si pensa a cifre nell’ordine di 80 centesimi per ogni kg.
 
Le altre risorse da cui attingere
Alla tassazione degli imballaggi in plastica non correttamente smaltiti dovrebbero aggiungersi anche altre risorse, tra cui il 20% dei ricavi dell’Emissions Trading System, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione per contrastare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di gas a effetto serra, e un’aliquota di prelievo del 3% applicata alla nuova Common Consolidated Corporate Tax  Base (CCCTB), la base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società.
Con queste misure potrebbero essere raccolti circa 22 miliardi di euro l’anno, pari al 12% dell’intero bilancio europeo.
Queste nuove risorse dovrebbero aggiungersi a quelle già previste, ovvero i dazi doganali, il prelievo sull’Iva e i contributi nazionali che vengono calcolati in base al Reddito Nazionale Lordo di ogni Paese.
 
I prossimi step
La decisione sul futuro bilancio Ue a lungo termine passerà adesso al Consiglio, che dovrà deliberare all’unanimità, di concerto con il Parlamento europeo. La Commissione si augura di raggiungere un accordo prima delle elezioni del Parlamento europeo e del vertice di Sibiu del 9 maggio 2019.
 
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