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Dal mondo

Brasile: ai blocchi di partenza
la riforma del sistema fiscale

L’obiettivo è semplificare le modalità di pagamento delle tasse da parte di persone e imprese riducendo le aliquote

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È un evento storico per il Paese, il più grande tra i partner sudamericani. Il sistema fiscale brasiliano, infatti, il più bizantino tra tutti, è oramai definitivamente avviato sulla strada d’una profonda revisione. La luce verde alla riforma è arrivata in questi giorni dal Congresso, il Parlamento brasiliano, che ha messo in agenda la discussione di un disegno di legge la cui finalità esplicita è “cambiare il fisco brasiliano”. Si tratta d’un appuntamento atteso e decisivo per il Paese, dato che imposte, tasse e tributi sono considerati da molti investitori uno dei maggiori ostacoli per fare affari nella nazione più grande dell’America Latina. La questione non riguarda le aliquote o il peso del fisco in termini di gettito, piuttosto sono le procedure e le modalità attualmente in vigore che pesano in modo considerevole, non soltanto su chi intende fare profitti e avviare investimenti ma anche sui lavoratori dipendenti che si son visti restringere lo spazio destinato al welfare e ai servizi sociali in modo e con modalità eccessivamente rigide dal 2000 ad oggi.
 
Cambiare il fisco, ovvero, la Costituzione – La fiscalità è strettamente legata, se non interconnessa, con la Carta costituzionale, come avviene del resto in molti Paesi. Spetterà quindi ad un Comitato congressuale ad hoc, peraltro già insediato, l’esame e l’elaborazione definitiva del testo d’un emendamento costituzionale che avrà l’obiettivo di semplificare le modalità di pagamento delle tasse da parte delle persone e delle imprese, riducendo le aliquote, soprattutto nel numero, meno nell’incidenza del tasso effettivo. La finalità dell’intera operazione è duplice: lasciare l'onere fiscale complessivo del Brasile, cioè il gettito delle entrate tributarie annuali, inalterato, e al contempo, su beni di prima necessità e servizi specifici, tra cui cibo, medicinali e macchinari particolari ecc…, alleggerire il peso della tassazione. In aggiunta, la parte più complessa della Riforma riguarderà procedure, norme e modalità. E’ questo il punto più dolente su cui sembra non maturare ancora la necessaria convergenza tra i diversi attori in campo. Il rischio, infatti, è di passare da un sistema fiscale rigidamente controllato ad una deregolamentazione iperliberista eccessiva. La via di mezzo è ciò che serve al Brasile.
 
L’occhio della Banca mondiale sul fisco brasiliano – Per la Banca mondiale, il Brasile è il peggiore Stato del mondo per il livello di farraginosità e difficoltà nel pagare le tasse, tanto da classificarsi dietro Paesi come l'Afghanistan e lo Zimbabwe. Le medie imprese brasiliane dedicano, in media, 2.038 ore all'anno per calcolare, predisporre e finalmente pagare le imposte e le tasse dovute, sempre secondo i rilievi mossi dalla Banca Mondiale. Il risultato è che i costi per “adempiere” sulle spalle dei lavoratori e delle imprese aumentano, di anno in anno.
 
Se la crisi economica spinge la Riforma del fisco - Gli sforzi che mirano a ridurre i lacciuoli burocratico-amministrativi e procedurali che appesantiscono il fisco hanno guadagnato impulso di recente, sull’onda della recessione economica mondiale che ha colpito anche il Brasile, forse più di altri Paesi più ricchi proprio per le sue difficoltà oggettive preesistenti. D’altra parte, è un principio condiviso quello che equipara il sistema fiscale alla spina dorsale d’un qualsiasi Paese. Altrettanto condivisa è la percezione che il Brasile abbia una “infiammazione fiscale” grave che paralizza l’intero corpo della società, non soltanto l’economia in sé e per sé.
 
Le novità in vista, l’Iva modello brasiliano – In ogni caso è presto per indicare con esattezza le nuove misure che saranno discusse e approvate. è comunque già noto il terreno fiscale su cui i componenti il Comitato costituzionale si orienteranno. La proposta in fase di elaborazione, infatti, omogeneizzerebbe le norme e le tariffe tra gli Stati che interessano svariate tasse, in particolare, quelle sulle vendite come l'ICMS, che si applica sulla commercializzazione di beni e servizi in modo spasso irrazionale e confuso. Attualmente, infatti, la raccolta fiscale ICMS è spesso ridondante in quanto varia e si sovrappone tra le 27 entità federali. Sotto il nuovo sistema unificato, al momento allo studio, una tassa unica sul valore aggiunto, modello Iva, verrebbe introdotta in modo da uniformare la raccolta dell’imposta evitando sovrapposizioni, o peggio, moltiplicazioni dei pagamenti.
 
Il clima economico del Paese – In attesa della riforma del fisco, in dirittura d’arrivo per fine anno, nel tentativo di migliorare gli indicatori economici del Paese, sono già state revisionate di recente decine di vecchie leggi, in particolare sul lavoro. Allo stesso tempo sono state introdotte misure fiscali per ridurre i costi di eventuali prestiti in modo da aprire le casseforti delle banche anche alle piccole aziende e ai lavoratori, non soltanto alle multinazionali.
 
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