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Dal mondo

Canada: la lotta all’evasione passa
dalla cooperazione internazionale

Pronta una rete di 30 strutture per coordinare le attività di compliance e prevenire i rischi fiscali

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La stragrande maggioranza dei canadesi paga correttamente le proprie tasse, ma alcuni tra i più benestanti elaborano talvolta delle vie d’uscita per non versare ciò che devono. Questa tendenza va ovviamente invertita per provare a garantire un sistema fiscale più efficiente ed equo per tutti i cittadini. Il Ministro nazionale delle Entrate, l’onorevole Diane Lebouthillier, ha sottolineato in tal senso la partecipazione del Canada a una task-force congiunta che ha l’obiettivo di mettere a fattor comune le intelligence dei vari Stati coinvolti.
 
Il valore della cooperazione - L’importanza di condividere dati tra partner internazionali nasce dalla necessità di identificare e frenare eventuali regimi fiscali scorretti e di segnalare alla giustizia coloro che scelgono di prendere parte a queste manovre. E’ nata così una rete di oltre 30 amministrazioni finanziarie, che sta lavorando in stretta sinergia per affrontare tali minacce e raccogliere una quantità di informazioni sempre maggiore. A questi sforzi oltre confine vanno ad aggiungersi tutte le attività civili e penali che i vari Paesi stanno perseguendo, in parallelo, a livello nazionale.
 
“Nascondere reddito e patrimonio in giurisdizioni estere per evitare di pagare le tasse - ha dichiarato l’onorevole Lebouthillier - è un problema serio che priva tutti i canadesi onesti di importanti servizi. Implementando la collaborazione con i propri partner internazionali, il Canada sta assumendo un ruolo attivo nel garantire un sistema fiscale più equo, in cui gli evasori debbano finalmente affrontare le conseguenze delle loro azioni”.
 
La manovra canadese - Il ministro ha anche parlato dei passi concreti che sta facendo l’Agenzia delle entrate canadesi per combattere le frodi fiscali.
 
In particolare, per quanto riguarda i paradisi off-shore, l’Agenzia sta attualmente conducendo verifiche su oltre 750 contribuenti e indagando penalmente su 20 casi di evasione. Le verifiche sono condotte con la collaborazione del Centro delle Transazioni Finanziarie e delle Analisi dei Report e della Regia Polizia a Cavallo. Nel mese di maggio 2016, ad esempio, dopo aver saputo che un istituto finanziario e le sue controllate erano affiliate con circa 375 società di comodo menzionate nei Panama Papers, l’Agenzia ha chiesto alla Corte Federale di autorizzazione un’indagine contro sconosciuti per acquisire informazioni su questo particolare istituto.
 
Sono stati, inoltre, analizzati tutti i trasferimenti elettronici internazionali di fondi. In particolare, per quanto riguarda l’Isola di Man, sono state esaminate circa 3.000 transazioni nell’arco di 12 mesi, che hanno coinvolto quasi 800 contribuenti.
 
Tutte queste azioni si inseriscono in una più ampia manovra che prevedere un forte investimento del governo canadese – si parla di circa  444milioni di dollari -  a favore dell’Agenzia delle entrate, al fine di dotarla di maggiori risorse e strumenti da utilizzare per identificare e frenare l’evasione off-shore e l’elusione fiscale aggressiva. A partire da questo autunno, i nuovi professionisti contribuiranno all’attività di audit, consentendo di recuperare una cifra stimata di 500 milioni di dollari in cinque anni.
 
Il coinvolgimento dei cittadini - L’Amministrazione finanziaria ha incoraggiato i canadesi a farsi avanti attraverso l’Offshore Informant Program (OTIP), se hanno notizie relative a casi di evasione o elusione fiscale. Alla data del 31 luglio 2016, l’OTIP ha ricevuto 868 chiamate da potenziali informatori e 361 segnalazioni scritte. Grazie alle informazioni ricevute attraverso questo programma, oltre 180 contribuenti sono attualmente sotto inchiesta.
 
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