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Dal mondo

Il Canada svela il tax gap offshore.
Fino a 3 mld di imposte mancate

Nell’ultimo report pubblicato, il Fisco calcola redditi occultati all’estero fino a 15,2 miliardi di dollari

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Fuori dal confine canadese potrebbero nascondersi dagli 800 milioni ai 3 miliardi di dollari canadesi di imposte sui redditi personali non pagate, generati da patrimoni ben nascosti in giurisdizioni poco trasparenti. È questo il profilo del “tax gap offshore” delle imposte sui redditi personali che il Canada revenue agency, il fisco canadese, si è cimentato a quantificare sul suo ultimo report in tema di tax gap (International tax gap and compliance results for the Federal personal income tax system), pubblicato lo scorso 28 giugno. Se già è difficile disegnare il fenomeno della ricchezza sommersa nei suoi contorni più generali, ancora più arduo è cercare di spingersi più in là e individuare le singole parti di cui si compone quella importante differenza, per i bilanci statali, che sussiste tra il gettito che dovrebbe essere incassato se tutti gli obblighi fiscali fossero rispettati e quello che effettivamente viene riscosso al netto dell’evasione. Dal 2016, il Cra ha messo su un gruppo studi ad hoc, che periodicamente fa luce su aspetti specifici del tax gap.

Il tax gap offshore si calcola sui big data, secondo un metodo che è anche italiano
Quest’ultimo report accende un faro sul tax gap offshore dell’imposta sul reddito personale: si tratta, in particolare, dei redditi generati da depositi bancari e titoli celati al fisco dai contribuenti canadesi grazie a una strategica collocazione in paradisi fiscali, cioè in quelle realtà che garantiscono la schermatura, nei confronti delle giurisdizioni fiscali estere, delle attività gestite dai propri istituti finanziari, consentendo così a cittadini di tutto il mondo, compresi quelli canadesi, di evadere le imposte sui redditi generati dalla ricchezza nascosta.
Per arrivare a calcolare la perdita per le casse dello Stato, il Canada è il primo Paese del G7 ad aver utilizzato un metodo elaborato negli ultimi anni, pur con diverse sfumature, a livello accademico, tra cui in uno studio italiano pubblicato dalla Banca d’Italia nel 2016, basato sull’uso dei big data anziché sui risultati dei controlli effettuati fino ad oggi. In linea generale, la linea di partenza è costituita dalla stima del monte di titoli e depositi detenuti globalmente in Paesi dalla fiscalità opaca e ricostruibile attraverso i dati aggregati diffusi regolarmente da grandi organismi internazionali, come il Fondo monetario internazionale, la Banca dei regolamenti internazionali, le banche centrali e le amministrazioni dei singoli Paesi. Da qui, via via a scendere si passa alla definizione della quota attribuibile ai cittadini canadesi, per poi stimare il reddito imponibile potenzialmente generato da questa ricchezza.
Passando alle cifre, partendo da una ricchezza globale nascosta in paradisi fiscali stimata, nel 2013, da 6.300 a 9.100 miliardi di dollari canadesi tra portafogli titoli e depositi bancari intestati a singoli individui, gli analisti del Cra hanno isolato la fetta presumibilmente attribuibile a soggetti di cittadinanza canadese, pari a un range compreso tra 75,9 e 240,5 miliardi considerando le diverse proporzioni che assume la quota del Paese rispetto a quella globale se si considerano i portafogli titoli “in chiaro” oppure il Pil o altri termini di paragone di tipo finanziario.
Da tutta questa ricchezza “occulta”, secondo i calcoli elaborati dagli analisti del Fisco canadese, nel 2014 sarebbero derivati redditi da 4,1 a 15,2 miliardi di dollari, ovviamente rimasti immuni a qualsiasi tributo. Le imposte evase calcolate su questi importi oscillerebbero quindi da 800 milioni a 3 miliardi di dollari, un ammanco che corrisponde a una percentuale che va dallo 0,6% al 2,2% dell’imposta sul reddito delle persone fisiche complessivamente riscossa.

Si aggiunge un altro tassello al puzzle del mancato gettito
Aver preso come riferimento l’anno 2014 ha permesso agli studiosi del Cra di incrociare i dati con i risultati degli altri report sul tax gap già pubblicati: in particolare, combinando i dati aggiornati con quelli del tax gap interno rilevati in uno studio concluso nel 2016, è emerso che il tax gap complessivo dell’imposta sul reddito personale si è attestato nel 2014 tra 9,5 e 11,7 miliardi di dollari, vale a dire tra il 7 e l’8,6% delle entrate relative all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Un mancato

Le attività del Fisco sui redditi offshore
Il report offre inoltre una panoramica sulle attività messe in campo dal Fisco canadese per la riduzione del tax gap offshore. Su questo fronte, secondo gli ultimi dati, i controlli su persone fisiche e soggetti a loro collegati completati tra 2016 e 2017 hanno riportato alla luce del sole redditi nascosti per circa un miliardo di dollari e 284 milioni in più di gettito. Non solo. All’interno del Canada revenue agency, dal 2014 è attivo un programma apposito, il Offshore tax informant program (Otip), che combatte l’evasione fiscale internazionale attraverso un meccanismo di whistleblowing analogo a quello utilizzato dai “colleghi” statunitensi dell’Irs (Internal Revenue Service), ovvero attraverso la concessione, a determinate condizioni, di ricompense in denaro ai contribuenti che diano al Cra informazioni utili per scoperchiare grandi casi di evasione fiscale internazionale. Grazie a questo canale, in poco più di quattro anni il Cra è riuscito a incassare 29 milioni di dollari, quasi del tutto relativi alla sola evasione di imposte sul reddito personale, quindi esclusi i risultati dei controlli su schemi evasivi più complessi, quelli cioè che implicano l’interposizione e l’intreccio di soggetti giuridici tra loro collegati.  
Il report contiene, infine, la mappatura dei patrimoni e redditi di fonte estera “in chiaro”. La fotografia scattata sulle dichiarazioni dei redditi presentate per il 2014 registra asset esteri per 429 miliardi di dollari, 9 miliardi di redditi generati fuori Paese e 13,2 miliardi di capital gain. Dai dati emerge quanto si immagina e cioè che i cittadini canadesi hanno rapporti stretti soprattutto con Stati Uniti e Regno Unito, visto che in questi due Paesi è situata la maggior parte dei patrimoni e delle attività estere indicati in dichiarazione.
 
 
 
 
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