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Dal mondo

Carbon Pricing: a 33 mld di dollari
le entrate mondiali nel 2017

Secondo un rapporto della World Bank nel 2018 sono previste iniziative nel settore fiscale e Ets per 82 miliardi.

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La mappa dei Paesi impegnati nella realizzazione delle misure di tassazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) è sempre più estesa e, anno dopo anno, crescono ad un ritmo sostenuto le entrate del settore.
Lo rivela il recente rapporto "State and Trends of Carbon Pricing 2018", diffuso dalla World Bank durante i lavori della conferenza Innovate4Climate di Francoforte.
Il documento va oltre la sintesi globale dei risultati nel settore, per fare una carrellata delle principali novità Paese per Paese, sia sotto forma di Carbon Tax che di Emission Trading Schemes.

 
Il punto della situazione - Secondo la World Bank, nel 2018 sono 45 le giurisdizioni nazionali e 25 quelle subnazionali o regionali impegnate nel Carbon Pricing, le misure fiscali e commerciali per la riduzione delle emissioni della CO2. Nell'anno in corso il valore totale di Ets, di Carbon Tax (e di tutte le iniziative di Carbon Pricing) è stimato in 82 miliardi di dollari Usa, con un balzo in avanti del 56% rispetto al 2017 (52 miliardi).  Da un punto di vista strettamente fiscale, nel 2017 le entrate hanno raggiunto il tetto di 33 miliardi di dollari a livello mondiale, con un incremento del 50% rispetto ai 22 miliardi del 2016.
 
Innovate4Climate - Al termine della conferenza di Francoforte, i rappresentanti dei Paesi partecipanti hanno registrato con soddisfazione i risultati ottenuti, ma hanno convenuto sul fatto che tanto resta da fare per raggiungere i risultati concordati nel Paris Agreement. L'accordo di Parigi ha fissato, infatti, un piano d'azione globale per porre un limite al riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C. Cifre alla mano, il rapporto della Banca Mondiale mostra che i meccanismi di Carbon Pricing coinvolgono ora circa il 20% delle emissioni di gas serra, con un aumento del 5% rispetto allo scorso anno. "C'è un crescente senso di ottimismo riguardo alle prospettive di scambio delle emissioni in tutto il mondo", si legge in una nota ufficiale diffusa dopo la chiusura del meeting tedesco.
 
Quattro casi: Argentina, Islanda, Cina e Canada - Il lungo rapporto della World Bank prende in esame lo stato di attuazione del Carbon Pricing in numerosi casi nazionali. Fra questi una certa attenzione è dedicata anche all'Argentina, all'Islanda, alla Cina e al Canada, in qualche modo stati rappresentativi di alcune delle possibili opzioni in campo. Nello stato sudamericano la Carbon Tax è stata introdotta nel dicembre del 2017. A partire dal primo gennaio del 2019 il tributo sarà riscosso alla aliquota massima - 10 dollari Usa per tonnellata di CO2 - per la maggior parte dei combustibili liquidi. Per altri combustibili è invece prevista un’introduzione graduale di questo tipo di tassazione, che arriverà a pieno regime nel 2028. Nella piccola Islanda l'aliquota della Carbon Tax è stata elevata e portata a 36 dollari Usa per tonnellata di CO2 a partire dal 1° gennaio 2018. Per rispettare gli impegni presi con il Paris Agreement è previsto un ulteriore aumento nei prossimi anni. La Cina ha invece scelto di contribuire al controllo del riscaldamento globale attraverso l'Emission Trading Scheme. Infatti, al termine del 2017, la Repubblica popolare ha presentato ufficialmente il piano di lavoro per lo sviluppo dell'Ets nazionale in Cina. Il Canada, che aveva rinnovato anche in tempi recenti gli incentivi fiscali per le esplorazioni minerarie, si caratterizza per un approccio decentrato. Lo stato richiede a tutte le province e ai territori canadesi di allinearsi agli standard federali per il Carbon Pricing, con la possibilità di adottare un sistema ad aliquota fissa o "cap and trade", un tipo di scambio di emissioni adottato per esempio dall'Ontario.
 
 
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