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Dal mondo

Cile: nel 2016 più entrate fiscali
e una maggiore spesa sociale

Le ricette dell’Ocse per un'economia più inclusiva nell’ultima indagine sullo stato della produttività nazionale

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Dati e indicatori alla mano, il Cile cresce e continuerà a farlo nei prossimi anni. E, stando a quanto si legge nell’edizione 2015 dell’Oecd Economic Survey of Chile, la crescita andrà avanti almeno fino al 2017. Le previsioni per l’anno in corso, infatti, sono di un incremento del Pil del 2,2% e di un’accelerazione ancora più forte per il 2016 (+2,6%). Però, dice l’Ocse, attenti a non approfittare del momento positivo. Potrebbe essere un’occasione che non si ripeterà.
 
La premessa è semplice. Secondo l'ultima indagine sullo stato dell’economia nello Stato andino, un lungo periodo di espansione economica ha prodotto un innalzamento dei livelli degli standard di vita e fortemente ridotto la povertà.  Adesso però viene il bello. Infatti l’Ocse chiede alle istituzioni cilene di sfruttare la rincorsa per fare il “grande balzo” verso l’equità  e porre il Paese su un percorso di crescita che sia allo stesso tempo forte, inclusiva e sostenibile.
 
L'indagine, presentata a Santiago del Cile dal Segretario Generale dell'Ocse Angel Gurría alla presenza del ministro delle Finanze del Paese Rodrigo Valdés, sancisce la superiorità per forza e resistenza dell'economia cilena sui restanti Stati del gruppo dell’America Latina. Il Pil cileno sta crescendo tanto da far segnare quasi certamente un +2,2% per il 2015, e da dover realizzare risultati ancora migliori sia nel 2016 (+2,6%) che nel 2017 (+3,3%).
 
Nonostante la forte crescita economica, quella cilena rimane però una società fortemente diseguale in termini di reddito, ricchezza e livelli di istruzione. Inoltre, analizzando le serie storiche, l’elemento che preoccupa di più è che in Cile la disuguaglianza si “eredita”. Insomma, invece di ridursi, la condizione di disparità si trasmette da una generazione all'altra, mentre le chances di risalire lungo la scala sociale per i meno fortunati si riducono sempre di più.
 
Per rendere la crescita più inclusiva, al Cile rimane la possibilità di intervenire nel campo delle politiche in grado di creare nuove opportunità per tutte le fasce sociali. In questa direzione dovrebbe condurre la recente riforma fiscale, che punta a rendere il fisco più progressivo e dovrebbe consentire allo Stato una maggiore leva su budget e spesa sociale.
 
Questo il quadro macro, economico e politico. Delineato il contesto, adesso arriviamo alle consuete raccomandazioni che Gurrìa e i suoi sottopongono alla società e alle istituzioni cilene.
 
Prima di tutto, per l’Ocse è fondamentale migliorare il sistema di istruzione del Paese, elevando la qualità delle scuole e degli insegnanti e, soprattutto, dell'istruzione professionale. Anche perché il gap di competenze registrato al momento rende impossibile colmare il divario tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Poi, non va tralasciato il compito di rendere più accessibile l'assistenza all'infanzia, mentre vanno incoraggiate le donne a intraprendere una carriera che sia per loro gratificante e redditizia. L’Organizzazione sovranazionale insomma ritiene urgente affrontare il divario di genere, tenuto conto che la percentuale di donne lavoratrici in Cile risulta particolarmente bassa. Infine, per ridurre le disuguaglianze sotto un altro aspetto (quello delle sperequazioni economiche e dei rapporti tra le generazioni), viene auspicata la riforma del sistema pensionistico.  
 
Finito? No, troppo semplice e scontato. E allora passiamo agli altri punti dolenti evidenziati dall’indagine, la composizione della bilancia commerciale del Paese e gli indici di produttività registrati nei vari settori dell’economia. L’Ocse ha le sue ricette anche in questi campi. Punto primo: la crescita della produttività potrebbe svolgere un ruolo vitale nel fornire standard di vita più elevati per tutti i cileni. Per fare questo, tutto il sistema Paese andrebbe rivisto in modo tale da incoraggiare le imprese più dinamiche a realizzare innovazione, attraverso misure che spingano per una maggiore integrazione tra pubblico e privato e riducano la complessità normativa affrontata dalle imprese. Punto secondo: il Cile fa un eccessivo affidamento sulle esportazioni e sull'estrazione di risorse naturali. Per evitare che questa situazione esponga l’economia nazionale a eccessivi stress, in futuro bisognerà tenere costantemente sotto controllo la volatilità dei prezzi (il recente calo dei prezzi del rame è stato un problema molto serio) e dirigere l’economia cilena verso un modello economico incentrato molto di più sulla conoscenza e l’innovazione. 
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