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Dal mondo

Cina: equità ed efficienza
i due imperativi per il Fisco

Pubblicato dall’Ocse l’ultimo Rapporto dedicato al piano quinquennale e alla riforma delle imposte indirette

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Un sistema fiscale più equo ed efficiente, soprattutto nella suddivisione del gettito tra governo centrale e autorità locali. Questa una delle indicazioni principali contenute nell’Economic Survey 2017 che l’Ocse dedica alla Cina. Sotto la lente d’ingrandimento dell’Organizzazione con sede a Parigi anche l’ultimo piano quinquennale e la recente riforma delle imposte indirette.
 
Un Fisco “quinquennale”
Il Governo cinese è impegnato a delineare il fisco del futuro. La riforma del sistema tributario, infatti, è una delle priorità individuate dal Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale del Paese per gli anni dal 2016 al 2020. Il documento mette nero su bianco alcune criticità del fisco nazionale, sottolineando la necessità di migliorare la distribuzione dei flussi di entrate tra autorità nazionali e locali e il sistema di trasferimento dei fondi tra i diversi livelli governativi. Per quanto riguarda il sistema  tributario, l’idea è quella di aumentare le entrate derivanti delle imposte dirette e di ultimare la riforma della nuova imposta sul valore aggiunto. In agenda anche l’introduzione della fatturazione elettronica e di una tassa sulla proprietà immobiliare. Nel testo il Governo ufficializza anche l’intenzione di migliorare il sistema delle accise. Tra gli obiettivi, infine, pure il taglio di alcune agevolazioni fiscali, in particolare di quelle che si sono rivelate inefficienti, e il miglioramento dell’efficienza dell’Amministrazione tributaria.
 
Il punto di vista dell’Ocse
Incassa il giudizio positivo dell’Ocse la lunga riforma (iniziata nel 1994 e terminata nel maggio 2016) che ha trasformato l’imposta sui servizi in una specie di Iva. Il report evidenzia come la riforma abbia assicurato la neutralità del sistema fiscale delle imposte indirette, in linea con gli standard internazionali, alleggerendo, inoltre, la tassazione sulle imprese. L’unico effetto negativo della nuova imposta sul valore aggiunto è stato quello di ridurre le entrate per gli enti locali perché la competenza della nuova imposta indiretta, al contrario quella precedente, è equamente suddivisa tra autorità centrali e locali.  A riguardo, il report rileva come persista da decenni il problema degli squilibri tra entrate e impegni di spesa a livello locale. Ciò è dovuto al fatto che il flusso delle entrate è molto più centralizzato rispetto alle responsabilità di spesa, che invece sono ampiamente decentrate. Lo scarso gettito a disposizione degli enti locali ha causato spesso l’erogazione di servizi pubblici scadenti che hanno contribuito a far persistere forti diseguaglianze all’interno del Paese. L’indicazione dell’Ocse per colmare questo squilibrio è di garantire alle province economicamente più deboli una fetta di gettito più elevata rispetto a quelle più ricche, a patto che le prime riescano a migliorare l’attività di riscossione delle imposte.
 
Ridurre le diseguaglianze di reddito
Infine, il report illustra il mix di ingredienti che possono rendere il sistema fiscale cinese più giusto, riducendo le diseguaglianze di reddito e rendendo la crescita più inclusiva. Tra questi, alcuni sono già contenuti nel Piano quinquennale di Pechino, tra cui l’introduzione di una tassa sugli immobili e l’aumento delle tasse ambientali che attualmente, sottolinea il report, rappresentano una quota esigua sul totale delle entrate. L’Ocse suggerisce anche di aumentare la progressività dell’imposta sul reddito, di introdurre una tassa sulle successione e di aumentare la tassazione su tutti i tipi di redditi oltre a quelli da lavoro dipendente (come, ad esempio, quelli provenienti dalle locazioni).
 
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