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Dal mondo

Cina, shopping oltre confine.Record 2009 per 13mila aziende

Non soltanto import-export ora Pechino è pronta a investire decine di miliardi di $ sui mercati esteri

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Il Dragone scommette sui mercati esteri e nell'anno in cui la crisi ha raggiunto la temperatura record, il 2009, mette a segno la miglior perfomance mai registrata in vent'anni di crescita. Quasi 60miliardi di dollari di investimenti esteri diretti (FDI), infatti, per l'esattezza 56,6 miliardi, hanno lasciato l'economia cinese per far rotta sui mercati europei e statunitensi oltre che sulle alle aree più tradizionali, con in testa il resto dell'Asia. Una corsa che ha visto, tra i protagonisti, oltre 13mila imprese, che hanno provveduto a riversare sui mercati di 177 Paesi somme ingenti di liquidità.

E il Fisco Globale ringrazia - Un'escalation che lascerà il segno non soltanto sulle diverse ramificazioni dei sistemi produttivi che operano in queste aree, garantendo agli erari nazionali un gettito, tra imposte e tasse, che nel complesso dovrebbe raggiungere gli 8miliardi di dollari. Gli investimenti esteri diretti, infatti, in particolare quelli cinesi che puntano sul manifatturiero e sulla componentistica, operano rapidamente in termini di nuove spese tradotti in acquisti e affitti che, per effetto domino, generalmente stimolano nuove assunzioni. Mediamente, queste operazioni, nel complesso, trasformano il 15% delle somme investite originariamente in tasse e imposte. In questo modo, il beneficio fuoriesce dal confine stretto d'un determinato settore di mercato e dai bilanci angusti dell'azienda, rafforzando l'economia nella sua interezza.

La Corporate China guarda l'Europa - E così, dopo anni di rincorsa estenuante a senso unico dei capitali stranieri verso Pechino, ora la corsa s'inverte, anzi, si riequilibra, con decine di miliardi in partenza dalla Cina e diretti all'estero. Uno scambio certamente non alla pari, "business as usual stupid!", comunque fruttuoso, a patto che venga gestito in modo avveduto. Davanti alla vecchia corazzata economica europea, infatti, si trovano ora i bilanci di ben 13mila grandi aziende cinesi, che già nel 2009 hanno mostrato di sapersi muovere con una certa disinvoltura tra i mari agitati e le secche della crisi. Ma di maggior interesse è osservare l'arsenale completo a disposizione della Corporate China, oramai prossima all'uscita dalla fase adolescenziale. Si tratta di quasi 5milioni di imprese che, a partire da quest'anno, potrebbero inserire nelle loro agende due termini cruciali: delocalizzazione e estero. L'economia-mondo è avvisata. Le Amministrazioni fiscali, per esempio, dei Paesi membri dell'Ocse, sembrano avanti nella potenziale gestione d'un flusso in costante aumento d'ingenti capitali made-in China ma diretti verso Bruxelles, New York, Tokyo, Londra ecc……

Il peso estero del capitale cinese - Restando sul tema, a oggi lo stock totale dei capitali cinesi alloggiati, in forma d'investimenti esteri diretti, oltre confine, è pari a circa 350miliardi di dollari. Cifra questa destinata a crescere, visti i trend attuali, e a raggiungere, secondo i responsabili della Confindustria cinese che elabora le strategie disegnate ad hoc per i mercati stranieri, un volume pari a 500 miliardi di dollari entro il 2013. Il dubbio a questo punto è il seguente: chi, tra i Paesi ad economia avanzata, cioè ricchi, risulterà il maggior beneficiario di questa inversione nei trend dei capitali internazionali?

 

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