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Dal mondo

Clima: nei bilanci d’impresa
sì alle informazioni sui mutamenti

Più di 100 aziende impegnate a sostenere l'invito della Task Force istituita dal Financial Stability Board

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Le temperature medie si sono elevate di 1,1 gradi centigradi dalla fine dell'Ottocento. Il livello del mare innalzato di 20 centimetri nel corso del Ventesimo Secolo. Sono alcuni dei numeri con cui la Nasa sintetizza gli effetti del cambiamento climatico globale. Un mutamento di cui la consapevolezza di fa sempre più diffusa anche fra gli attori del capitalismo mondiale. Sono infatti oltre 100 le aziende e le istituzioni finanziarie che si sono impegnate pubblicamente a sostenere le raccomandazioni della Task Force sulle informazioni finanziarie legate al clima (Task Force on Climate-related Financial Disclosures). Con l’approvazione delle linee guida il cambiamento climatico entra anche nei conti delle aziende: la Task Force raccomanda infatti ai soggetti economici di fornire informazioni finanziarie legate al cambiamento climatico nei bilanci annuali. I dati diffusi dall’Agenzia internazionale dell’Energia delineano, però, uno scenario preoccupante, in cui i Paesi esportatori continuano a incrementare gli incentivi alla produzione di energia da fonti fossili.
 
Che cos’è la Tfcd -   Si tratta di un a Task Force istituita dal Financial Stability Board nel dicembre del 2015 per sviluppare una serie di indicazioni per le compagnie, gli investitori e per il sistema bancario-assicurativo in merito ai rischi finanziari legati al clima. Le raccomandazioni finali sono state messe nero su bianco dopo un ampio “dibattito” e una consultazione pubblica – sono state ricevute oltre 300 risposte da commentatori di 30 Paesi  – sulla bozza delle raccomandazioni nel dicembre del 2016. Per assistere gli attori del mercato nella realizzazione delle indicazioni, è stato deciso che i lavori della Tfcd proseguiranno sino al settembre del 2018.
 
Raccomandazioni per una transizione economica, superare il carbone -  Le raccomandazioni ruotano attorno a quattro aree tematiche connesse all’impatto del mutamento climatico sulle attività economiche:
  • l’organizzazione della governance attorno ai rischi e alle opportunità legate al mutamento climatico
  • l’impatto reale e potenziale dei rischi e delle opportunità legate al clima sulle attività aziendali, sulla strategia e sulla pianificazione finanziaria
  • i processi utilizzati per identificare, valutare e gestire i rischi legati al clima
  • gli obiettivi da raggiungere e i sistemi di misura
In relazione alle raccomandazioni finali, il presidente della Task Force, Michael R. Bloomberg,  ha sottolineato che  Il cambiamento climatico presenta rischi e opportunità per i mercati globali. Fattori – pensa il numero uno della Tfcd  – che non possono essere più ignorati, ma devono essere definiti e schematizzati. E in questo quadro, spiega l’ex sindaco di New York Bloomberg, la Task Force aiuta gli investitori a valutare i potenziali rischi e benefici di una transizione verso un'economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio.  Secondo il Wwf, nel 2011 il 45 per cento della Co2 -  corrispondente a oltre 13 miliardi di tonnellate -  è stato infatti originato dalla combustione del carbone, considerato la maggiore fonte di emissione di gas serra e quindi fra le principali cause del riscaldamento globale. Le indicazioni del Tcfd sono state poste all’attenzione dei G20 nel recente vertice di Amburgo. Ma, al di là delle dichiarazioni di buone intenzioni che si susseguono dal vertice di Rio de Janeiro di 25 anni fa, la produzione di energie di origine fossile continua ad essere incentivata e la temperatura globale continua a salire.
 
Gli incentivi al fossile –  Dal 3 al 14 giugno 1992, a Rio de Janeiro, si svolse la prima assemblea dei Capi di stato sull’ambiente. Da allora di vertice in vertice si seguono le prese di posizione delle maggiori potenze capitalistiche del pianeta.  I dati diffusi dall’Agenzia internazionale dell’Energia delineano però uno scenario in cui la produzione di energia da fonti fossili continua a essere largamente incentivata. Nel World Energy Outlook 2015, si può infatti leggere che i Paesi esportatori non hanno diminuito, ma gradualmente aumentato i sussidi alle fonti fossili. Nel periodo 2009-2014, i  soli Paesi mediorientali hanno registrato un incremento del 5% della quota percentuale degli incentivi alle fonti fossili. Difficile che il 2016 rappresenti un punto di svolta.  Il 19 settembre dello scorso anno gli Stati Uniti e la Cina hanno pubblicato il Rapporto nazionale sulle fonti fossili, come annunciato in sede G20 nel 2013, con l’obiettivo di avviare un percorso di eliminazione. Ma col cambio della guardia alla Casa Bianca la politica ambientale degli Stati Uniti ha cambiato direzione, col rigetto degli accordi di Parigi 2015 sulla riduzione delle emissioni. Intesa da cui erano rimasti fuori soltanto il Nicaragua e la Siria.
 
Il termometro del mondo, 2016 l’anno più caldo  –  Come ricordato in apertura del pezzo, secondo i dati raccolti dalla Nasa, la temperatura del pianeta  a livello della superficie si è elevata di due gradi Fahreneit (1.1 gradi centigradi) dalla fine dell’Ottocento. Un cambiamento – scrive la Nasa nel sito Global Climate Change –  trainato principalmente dalle emissioni di origine antropica nell’atmosfera,  a partire chiaramente dal diossido di carbonio.  Il riscaldamento globale si concentra soprattutto negli ultimi 35 anni e in particolare nel nuovo millennio:  successivamente al  2001 – spiega sempre la Nasa – sono stati registrati 16 dei 17 anni più caldi della serie storica delle misurazioni.  In particolare, il 2016 è stato l’anno più caldo fra quelli  registrati.
 
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