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Dal mondo

Colombia, Iva sui servizi web esteri.
Da luglio a oggi versati 38 miliardi

Le nuove regole per le piattaforme digitali d'oltreconfine fanno incassare l’equivalente di 12 milioni di dollari

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Il 15 gennaio 2019 in Colombia il gioco è entrato nel vivo per i grandi players dei servizi web con sede all’estero. Era questo il termine entro il quale questi soggetti dovevano presentare la dichiarazione Iva per i tre bimestri del 2018 in cui hanno addebitato l’imposta per la prima volta ai loro clienti. A partire dal primo luglio dello scorso anno, infatti, le piattaforme digitali estere operanti nel Paese dovevano registrarsi negli elenchi della locale Agenzia delle Entrate (la Dirección de Impuestos y Aduanas Nacionales) e addebitare l'Iva per i servizi resi ai clienti nazionali con l’aliquota ordinaria del 19%. La deadline relativa alla dichiarazione Iva ha permesso alla Dian di fare un primo bilancio dal punto di vista delle entrate. A oggi, la misura legislativa ha portato nelle casse dello Stato più di 38 miliardi di pesos colombiani, pari a oltre 12 milioni di dollari Usa.
 
Il perimetro della misura
La novità è stata introdotta dalla riforma fiscale approvata in Colombia a fine 2016 ma è stato tradotta in un provvedimento dopo due anni. Tra i servizi soggetti all’obbligo rientrano la fornitura di musica e contenuti audiovisivi via web, i servizi pubblicitari online e quelli di istruzione e formazione telematica. L’elenco delle aziende coinvolte comprende multinazionali come Spotify e Netflix. Ma sono solo le più famose. Le piattaforme di servizi digitali, che alla data del 15 gennaio avevano presentato le loro dichiarazioni per i periodi luglio/agosto, settembre/ottobre e novembre/dicembre del 2018, hanno complessivamente versato imposte per un totale di circa 38 miliardi di pesos, equivalenti a oltre 12 milioni di dollari Usa.
 
Adempimenti e risultati
Gli operatori del web possono adempiere l’obbligo di versamento dell’Iva sia elettronicamente sia recandosi fisicamente presso qualsiasi banca colombiana. Coloro che, per i bimestri in scadenza a gennaio, hanno scelto di effettuare la dichiarazione e il pagamento dall'estero hanno ricevuto un modulo elaborato dalla Dian, con il quale andava dichiarata l’imposta indicandone l’importo sia in pesos che in dollari Usa. In base alle norme contenute nella riforma fiscale approvata nel 2016, il processo di riscossione dell’Iva viene effettuato anche attraverso l’applicazione di una ritenuta da parte delle società emittenti di carte di credito, di debito e prepagate, ogni volta che, attraverso queste carte, viene disposto un pagamento da parte di un soggetto residente a un operatore estero in relazione alla fornitura di servizi elettronici o digitali.
 
18 mesi di preparazione e di proteste
Con la legge n. 1819, pubblicata il 29 dicembre 2016 in Gazzetta ufficiale, la Colombia ha deciso di sottoporre a imposta sul valore aggiunto la fornitura di servizi effettuata attraverso piattaforme digitali estere con l’aliquota ordinaria del 19%. La novella legislativa è entrata in vigore il 1° luglio 2018. In questo lasso di tempo, come prevedibile, si sono levate critiche e tentate varie opposizioni per frenare la riforma, tra chi sosteneva che la misura avrebbe scoraggiato l'utilizzo delle piattaforme legali e incrementato il ricorso alla fruizione “pirata” di servizi come la musica o lo streaming di film e altri prodotti audiovisivi. In ogni caso, la voce critica più forte si è levata tra chi l’obbligo lo doveva mettere in pratica in quanto intermediario. Non i cittadini e non le piattaforme, dunque. Il fronte dell’opposizione più dura è venuto dal mondo delle banche e delle società finanziarie colombiane.
 
La ritenuta viaggia con bancomat e carte di credito
Per assicurare la riscossione delle imposte e prevenire abusi e tentativi di eludere la legge, tutte le società finanziarie del Paese sudamericano emittenti carte di credito, di debito e prepagate, dal luglio dell’anno scorso devono applicare una nuova ritenuta d’acconto nel caso di acquisti via web di musica, video, film e giochi di qualsiasi tipo. Le associazioni di categoria colombiane delle banche e delle società emittenti carte di credito e debito hanno protestato a lungo, sostenendo che l’attuazione della norma avrebbe comportato oneri e costi maggiori per loro e per i consumatori e che gli istituti di credito colombiani non avevano le infrastrutture e l'organizzazione necessaria per applicare la ritenuta. L’obbligo di legge ha comunque spinto gli oppositori ad adeguarsi. Il vero bilancio si farà a luglio 2019, quando il meccanismo di riscossione dell’Iva sui servizi elettronici avrà compiuto 12 mesi. Per adesso, la Dian può comunque dirsi soddisfatta.
 

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