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Dal mondo

Colombia: misure draconiane
contro l’evasione fiscale

Dall'1 gennaio la condanna per chi evade le imposte sul consumo e l’Iva può arrivare fino a 9 anni di carcere

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Novità in arrivo per grandi e piccoli evasori colombiani. Dopo l’approvazione della riforma tributaria da parte del Congresso lo scorso dicembre, le porte del carcere si apriranno per tutti i contribuenti che non dichiarano o versano l'Iva e le imposte sul consumo.
Proprio per chiarire quale futuro aspetta chi si macchierà di reati di evasione fiscale nello Stato sudamericano, il direttore della Direzione nazionale delle Entrate e delle Dogane del Paese, Santiago Rojas, ha dichiarato che le Entrate hanno in programma un aumento dei controlli che punta a raddoppiare le verifiche e gli accertamenti entro l’anno. Inoltre, in materia di lotta all’evasione, l’Agenzia intende sfruttare tutti i nuovi strumenti che il Congresso della Repubblica ha provveduto a fornirle approvando la riforma.
 
Sfide e risultati
Presentando alcune delle mete raggiunte nell’ultima annualità, il responsabile della Dian ha chiarito che l’Agenzia intende lavorare duro per raggiungere l’obiettivo di riscossione assegnato dal governo per il 2017. Del resto l’anno scorso l’obiettivo, pari a 130,1 trilioni di pesos, non è stato raggiunto e la riscossione complessiva si è fermata a quota 126,7 trilioni di pesos (equivalenti a 42,5 miliardi di dollari americani).
Per raggiungere lo stesso traguardo nel 2017 (130,1 trilioni di pesos), l’Agenzia dovrà impegnarsi ancora di più nella lotta all'evasione.
La riforma tributaria ha comunque fornito alla Dian strumenti e risorse aggiuntive per prevenire i fenomeni fraudolenti e l’elusione e l’evasione delle imposte. Tra l’introduzione sperimentale della fatturazione elettronica (che diventerà obbligatoria nel 2019) e il deterrente offerto dal carcere, le stime e le previsioni governative restano ottimistiche.  
 
La disclosure per l’economia in nero e le sanzioni penali
Oltre a essere un anno pieno di novità, il 2017 è anche l’ultima chance per mettersi in regola offerta dalla legge colombiana a tutti gli operatori dell’economia sommersa. Come ha ricordato Rojas,  "questo è l'ultimo anno della cosiddetta normalizzazione fiscale”, il regime che permette a chi ha omesso di dichiarare attività e redditi di regolarizzare la situazione col Fisco, pagando sanzioni ridotte.
Coloro che non faranno emergere le proprie attività entro marzo di quest'anno, non solo correranno
il rischio di dover pagare sanzioni fino al 200% dell’imponibile non dichiarato, ma potrebbero finire per pagare per le proprie azioni con il carcere.
“A partire da oggi in Colombia è un reato penale non dichiarare l'Iva anche per un solo pesos”, ha dichiarato il direttore delle Entrate.
Rojas ha rilasciato un commento che sembra una dichiarazione di guerra: "il messaggio che voglio lanciare è molto chiaro: l'avvocato, il dentista, il medico, lo psicologo, tutti coloro che utilizzano il sistema comune di far pagare un servizio in contanti, senza fattura e senza caricare l'Iva, rischiano tra i 4 e i 9 anni di carcere.”
L’arresto è previsto anche per un altro reato tributario nuovo di zecca, quello che riguarda i redditi omessi e le passività fittizie utilizzate per abbattere l’imponibile. In questo caso la soglia da superare per far scattare la sanzione penale è di 5 milioni di pesos.

Per le imprese si abbassano le aliquote e sale la deducibilità dell’Iva
Uno degli obiettivi dichiarati dal Governo con le misure approvate è sostenere l’economia della Colombia e permettere la crescita dell’occupazione, tenuto conto del momento particolarmente delicato creato dalla conclusione del conflitto armato con le Farc.
 
Proprio per stimolare l’economia, con la riforma tributaria scompariranno le cosiddette soprattasse sul reddito delle aziende. L’imposta sul reddito delle persone giuridiche dal 2019 sarà in vigore con un’unica aliquota proporzionale del 33%. Mentre l’Ires colombiana passerà dal 34% del 2017 all’aliquota definitiva (33%) già a partire dal 2018, nel biennio transitorio la soprattassa si andrà riducendo gradualmente. La componente della soprattassa pertanto avrà un aliquota del 6% per quest’anno e del 4% l’anno seguente, per scomparire del tutto nel 2019.
In pratica, fino al 2019 il carico tributario complessivo sarà rappresentato da un’aliquota composita (Ires + soprattassa) pari al 40% per il 2017 e al 37% per il 2018.
 
L’eliminazione della soprattassa e la riduzione dell’Ires non sono le uniche modifiche favorevoli alle imprese previste dalla riforma. Infatti, oltre alla riduzione del carico tributario complessivo, le aziende potranno dedurre dal reddito imponibile il 100% dell'Iva versata in relazione all’acquisto di beni strumentali. Fino a quest’anno, invece, in caso di acquisto di questi beni, le società potevano dedurre solo il 2% dell’imposta sul valore aggiunto addebitata.
 
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