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Dal mondo

Commercio elettronico e Iva:
nuovi dettagli dalla Commissione

Bruxelles mira a un possibile recupero di 5 miliardi di mancati incassi legati all’imposta

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Le misure presentate oggi dalla Commissione europea, se approvate, consentiranno un’agevole transizione dall’attuale sistema Iva per l’e-commerce al nuovo, approvato a dicembre 2017 dall’Ecofin e che entrerà in vigore dal 2021. Lo scopo è quello di contrastare le frodi Iva e migliorare la riscossione di questa imposta sulle vendite online. In sostanza, le regole proposte faranno sì che i mercati online siano coinvolti attivamente nella lotta alle frodi fiscali e alleggeriranno gli oneri amministrativi per le imprese che vendono beni in rete. Dal 2021, infatti, i grandi mercati online diventeranno responsabili della riscossione dell'Iva sulle vendite di beni che si svolgono sulle loro piattaforme da parte di società non Ue ai consumatori dell'Ue. Le nuove regole in vigore dal 2021 dovrebbero consentire agli Stati membri di recuperare i 5 miliardi di gettito fiscale persi nel settore ogni anno. Il sistema comune d’imposta sul valore aggiunto svolge un ruolo importante nel Mercato unico europeo. L’Iva, infatti, è una fonte di entrate in crescita nell'Unione e ha raccolto più di 1000 miliardi di euro nel 2015, pari al 7 % del Pil dell’Ue.

Il ruolo dei marketplace online
Dal 2021 i grandi mercati online saranno responsabili della raccolta dell’Iva sulle vendite di beni effettuate da operatori extraeuropei a consumatori europei, se la vendita avviene sulle loro piattaforme.
In particolare, le misure di oggi chiariscono le situazioni in cui si ritiene che le piattaforme online abbiano agevolato le vendite fra utenti e illustrano in dettaglio la documentazione che le imprese devono possedere in relazione alle vendite avvenute attraverso la loro interfaccia. In caso di inadempienza dell’Iva, i mercati online saranno considerati responsabili e le autorità fiscali potranno essere sicure di poter recuperare l’imposta nel caso in cui  i venditori stabiliti al di fuori dell’Ue non rispettino le norme. Quindi, con le nuove misure, si potrà garantire che i beni venduti attraverso i magazzini ubicati nella Ue siano assoggettati all’aliquota Iva corretta, anche se questi beni dal punto di vista tecnico sono venduti da imprese extraeuropee ai consumatori. Al momento, per gli Stati membri può essere difficile riscuotere l’Iva dovuta sui beni venduti a partire dai centri di distribuzione. Le misure sono state elaborate in collaborazione con le stesse piattaforme online e le autorità degli Stati membri.

Lo sportello unico per l’e-commerce
Le imprese che vendono beni online possono assolvere gli obblighi in materia di Iva nella Ue tramite il  portale online unico di registrazione e gestione dell’Iva sulle vendite online con cadenza trimestrale (One stop shop). Questo meccanismo consentirà ai soggetti passivi che realizzano cessioni di beni o prestazioni di servizi in ambito intra Ue, nei confronti di privati consumatori, di scegliere la registrazione ai fini dell'Iva in un unico Stato membro (Stato d’identificazione) piuttosto che in ogni Stato dove si realizzano le vendite. L’imposta sarà assolta con cadenza trimestrale presso lo Stato d’identificazione che s’incarica di eseguire i versamenti o le compensazioni dovute agli altri Stati nei quali i beni o i servizi sono stati venduti (principio del luogo di consumo).

I prossimi step
Le proposte presentate dalla Commissione saranno trasmesse agli Stati membri presso il Consiglio per accordo e al Parlamento europeo per consultazione. La Commissione auspica quest’anno di raggiungere un accordo rapido affinché le imprese possano transitare armoniosamente verso il più ampio sistema dell'Iva per il commercio elettronico in vigore dal 2021. Le misure si collegano alle proposte della Commissione per una riforma approfondita del sistema dell’Iva nell’Ue presentate nel mese di ottobre del 2017, e al piano d’azione sull’Iva "Verso uno spazio unico europeo dell’Iva", presentato nel mese di aprile 2016.
 
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