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Dal mondo

Corea del Sud, per l’Ocse riformare
Iva, progressività e grandi gruppi

Il rapporto sull’economia stima un +3% nel 2018 del Pil e offre ricette per una crescita più inclusiva e sostenibile

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La progressività del sistema fiscale e previdenziale della Corea del Sud è debole: attualmente, una quota relativamente ampia di benefici e agevolazioni va infatti alle famiglie a medio e alto reddito. A farne le spese sono così le famiglie a basso reddito. Il problema della progressività e di come intervenire per migliorare il benessere dei cittadini è al centro dell'ultima indagine economica Ocse sulla Repubblica di Corea. L’edizione 2018 dell’Economic Survey dedicato al Paese, infatti, passa in rassegna i recenti traguardi economici e le prospettive future e punta i riflettori sulle sfide da affrontare per garantire che i benefici derivanti dalla crescita siano condivisi da tutti. Il rapporto, inoltre, prevede un aumento del Pil di circa il +3% per il periodo 2018-19 e detta una fitta agenda di interventi necessari per garantire una crescita più ampia e inclusiva di quella attuale.

I punti chiave del Korea Economic Survey
L’indagine, presentata a Sejong da Randall Jones, capo del Desk dell'Ocse che si occupa di Corea e Giappone, evidenzia la necessità di nuove politiche che puntino a rivedere il tradizionale modello di crescita guidato dalle esportazioni e a promuovere l'innovazione nelle Pmi e nelle start-up. I rapporto elenca  le riforme considerate prioritarie per lo Stato asiatico, per ottenere al contempo una maggiore produttività e una crescita più inclusiva, e propone l’introduzione di misure idonee a stimolare l'imprenditorialità e a migliorare il dinamismo delle piccole e medie imprese del Paese.
 
Intervenire su Pmi e grandi gruppi imprenditoriali
Nonostante l'importante ruolo dei grandi gruppi imprenditoriali nella crescita economica della Corea, l'indagine afferma che un'economia più equilibrata, che aumenti il peso del settore dei servizi e in generale delle piccole e medie imprese, promuoverebbe una crescita inclusiva e sostenibile. Oltre all’ipotesi di riforma suggerita per i gruppi d'affari coreani (i chaebol, spesso gestiti da un’unica potente famiglia di imprenditori), l'indagine individua le misure che potrebbero migliorare il dinamismo e la crescita della produttività nelle Pmi. Tra queste rientrano: assicurare un migliore accesso al credito, introdurre correttivi alle regole in vigore in caso di insolvenza e apportare significativi miglioramenti al sistema di formazione professionale rivolto ai lavoratori dipendenti.
 
Ridurre gli squilibri nel sistema di tax expenditures
I tecnici di Parigi sottolineano l’importanza delle misure introdotte negli ultimi mesi dal governo di Seoul: all'inizio del 2018, infatti, la Corea ha stanziato ulteriori risorse per raggiungere due obiettivi: aumentare i sussidi rivolti alle Pmi che assumono giovani lavoratori (quelli con meno di 34 anni) e potenziare le detrazioni dall'Irpef per i dipendenti delle piccole imprese del Paese. Resta però un problema non ancora affrontato: la progressività del meccanismo che regola i tributi e i contributi del Paese è insufficiente. Per l’Ocse, infatti, una quota sproporzionata di benefici va alle famiglie a medio e alto reddito, a svantaggio delle famiglie a basso reddito.
 
Finanza e spesa pubblica tra tradizione e innovazione
La politica fiscale della Corea ha a lungo mirato a bilanciare le esigenze dell’economia con quelle della sicurezza sociale. Il nuovo piano governativo va oltre e sposta il fulcro della spesa pubblica dalle attività economiche al benessere sociale. Il governo coreano ha lanciato quattro importanti iniziative che, secondo le stime, costeranno circa il 2% del Pil annuale, e puntano ad aumentare l'occupazione nel settore pubblico e la spesa sociale. I nuovi stanziamenti prevedono innanzitutto un assegno mensile per i giovani disoccupati e per i genitori con figli fino al compimento dei 5 anni di età.
 
Ires e Iva, il mix fiscale della Repubblica asiatica
In Corea, l’Ires del 2016 ha prodotto un gettito pari al 3,6% del Pil, superando la media Ocse per il medesimo anno (pari al 2,9% del Pil). Il sorpasso è parzialmente dovuto al recente aumento delle imposte sul reddito per le società coreane grandi contribuenti, che mira a promuovere una crescita più inclusiva e arriva in controtendenza con i trend globali. Dati Ocse alla mano, nel resto del mondo la fase storica attuale è contraddistinta da un contesto in cui i Paesi si danno battaglia a chi abbassa di più le aliquote dell'imposta sulle società. Nella Repubblica asiatica, invece, per le società con un volume d’affari superiore a 500 milioni di won coreani (circa 463mila dollari statunitensi) l’aliquota è passata dal 40% al 42%. L'Ocse sottolinea che, nonostante tutto, l’impatto dell'aumento dell’Ires della Corea è risultato limitato, in considerazione del fatto che l’aliquota massima finisce per applicarsi solo alle maggiori 77 società del Paese.
Per l’Ocse un modo più efficace per aumentare le entrate erariali sarebbe aumentare le imposte indirette, in particolare l'Iva. Mentre le entrate da imposte societarie della Corea sono superiori alla media Ocse, infatti, il gettito prodotto dall’imposta sul valore aggiunto è risultato pari al 4% del Pil nel 2016, il quinto più basso dell’area Ocse. Se l'aliquota Iva media dell'Ocse era del 19% nel 2017, quella della Corea era pari al 10%, la stessa in vigore al momento della sua introduzione nel Paese nel 1977. In ogni caso, l'imposta sul valore aggiunto in Corea genera entrate relativamente modeste. In base alle statistiche disponibili, nota l’Ocse, nel Paese gli individui tendono a ridurre i consumi nel corso della loro vita, determinando così un notevole apporto di versamenti Iva quando sono giovani, pur guadagnando un reddito inferiore rispetto a quello delle fasce di popolazione più anziane.
 
 
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